Il dettaglio punta sulla private label? Riconosca però il valore aggiunto dell’innovazione

Innovare costa. Costa la ricerca, costa il management, servono tecnici con una mentalità adeguata. Va da sé che il prodotto innovativo deve garantire il necessario margine ma che la innovazione è finanziata dai margini provenienti dai prodotti precedenti, “rodati”. Tutte cose molto ovvie, ma che vanno ben comprese. Per chi non lo avesse già capito stiamo parlando anche della innovazione del settore del convenience food e dell’approccio a questo che hanno alcune insegne della distribuzione al dettaglio. In genere per i prodotti con private label si segue la tecnica del follower, ovvero si producono prodotti ben rodati dopo un lungo periodo di permanenza sugli scaffali. La innovazione è lasciata alle marche dei produttori. Attenzione però:  l’innovazione nel settore della quarta gamma è basilare, sia per il produttore sia – e soprattutto – per il distributore al dettaglio. E’ basilare per offrire  al consumatore sempre nuove comodità di uso e quindi stimoli di acquisto; basilare per dare alle esposizioni al dettaglio quel cambiamento continuo, quella “freschezza” che ci si attende da una mostra di  prodotti ortofrutticoli. Se però il dettagliante non capisce il ruolo fondamentale della innovazione, non riconoscendo ai produttori margini adeguati su tutti i prodotti, allora sono guai. Il processo innovativo si ferma e ci rimettono tutti. Riconoscere al produttore  margini risicatissimi  vuol dire non lasciare la possibilità di innovare. Un classico modello lose-lose, in cui tutti perdono.

Duccio Caccioni
coordinatore di Fresh Cut News