La frontiera dei microgreen ready-to-harvest

Dall’Università di Bari arrivano i microgreen a basso contenuto di potassio (-50%), adatti per le persone che soffrono di insufficienza renale. La ricerca spinge in avanti in concetto del ready-to-eat e della IV Gamma per arrivare a teorizzare un ready-to-harvest dedicato al consumatore ed una nuova categoria di prodotto: quella della VI Gamma.

Pubblicato a giugno di quest’anno, il progetto di ricerca è stato condotto per 12 mesi nella serra idroponica sperimentale allestita nel campus dell’Università di Bari. I micro-ortaggi allo studio erano genotipi di cicoria e una lattuga baby leaf che sono stati coltivati nelle vasche, dentro un substrato inerte di cellulosa, brevettato in USA, che è stato irrorato con una sostanza ‘impoverita’, progressivamente, di potassio.

“Abbiamo fatto test riducendo progressivamente i livelli di potassio del 25, 50, 75 e 100% – spiega Massimiliano Renna, uno dei ricercatori – al punto che, in quest’ultimo caso la pianta è cresciuta con il solo quantitativo del nutriente contenuto nel seme. Naturalmente si tratta di piante a ciclo molto breve, quindici giorni, che risultano particolarmente delicate e non adatte, quindi, alle operazioni di taglio, sanificazione, asciugatura e confezionamento proprie della IV Gamma. Per questo la commercializzazione di questo tipo di prodotto, al momento, potrebbe essere fatta senza privarlo del suo substrato dove è stato coltivato, ossia con vaschette dove i micro-green posso essere raccolti dopo l’acquisto, quindi ready-to-harvest”.

In realtà referenze di questo tipo, anche se non impoverite di potassio né di alcuna altra sostanza, sono già presenti sul mercato e si trovano nelle fiere specializzate e sugli scaffali dei mercati più avanzati, come ad esempio, quelli nordeuropei dove operano colossi del mercato e dell’innovazione quali Rijk Zwaan, Koppercress o Primaflor. Ma sugli scaffali italiani ancora non sono arrivate.

“Il motivo principale – conclude Renna – è che la normativa ancora non ha codificato una definizione ed una tecnica colturale che chiarisca cosa sono i microgreen e soprattutto che definisca degli standard produttivi sicuri. L’ideale per questo tipo di coltura è che sia coltivata direttamente dall’utilizzatore che potrebbe essere il distributore, il cliente finale o anche, ad esempio, una struttura sanitaria. In questo modo si spinge in avanti il concetto di Km 0 per arrivare a quello di metro 0. La riduzione dei contenuti di potassio, inoltre, potrebbe essere testata su altri tipi di micro-ortaggi come ad esempio il frumento, le lenticchie o anche le baby-carote”.

Mariangela Latella