Melone re della IV Gamma di frutta. Parola di Francesca Nadalini

“Il melone è e resterà protagonista indiscusso del segmento della frutta di IV Gamma. Il motivo è semplice: ha volume, o come si suol dire ‘riempie la confezione’, è di forte impatto cromatico e a livello organolettico è piacevole al palato grazie ai suo elevato grado brix”.

Non ha dubbi Francesca Nadalini, responsabile commerciale dell’omonima azienda agricola di Sermide, in provincia di Mantova, da sempre partner dei principali player di frutta ready-to-eat e proprio per questo esperta conoscitrice delle esigenze della filiera. “I nostri clienti dell’industria – rivela la manager – fanno richieste ben precise in termini di integrità del frutto, livello di maturazione, grado brix e durezza della polpa, in quanto sono fattori determinanti della shelf life. Proprio per questo motivo le varietà retate sono quelle che soddisfano maggiormente le richieste di questo mercato. Ma non solo; lo scarto del processo di lavorazione talvolta arriva al 35% del peso del prodotto; per ottimizzare il tempi e ridurre gli sprechi spesso i produttori di IV Gamma ci richiedono pezzature più grandi, tra i 2 e i 3 chili per frutto”.

Allargando lo sguardo all’intero scenario, Nadalini afferma: “In questi ultimi 3-4 anni la filiera produttiva dei meloni ready-to-eat sta registrando un significativo cambiamento. Fino a qualche tempo fa il comparto era nelle mani di un numero ristrettissimo di operatori, che acquistavano il prodotto alla produzione per poi immetterlo sul mercato lavorato e pronto al consumo, in assortimento insieme ad una vasta proposta di gamma. Oggi a queste realtà se ne sono affiancate altre, più piccole, che processano direttamente i meloni in laboratori adiacenti ai campi per con terzi o in piccoli spazi specializzati per un’offerta ristretta, perlopiù composta da singole versioni monoprodotto, destinate al commercio a marchio proprio o a Private Label”.

Spostando la conversazione verso la delicata questione delle contaminazioni microbiologiche, in particolare da Listeria, Francesca Nadalini precisa: “Si tratta di un problema legato principalmente alle acque utilizzate per l’irrigazione in campagna o alla fase di sanificazione durante la lavorazione. Da parte nostra monitoriamo le acque irrigue con campionature periodiche dei canali e del pozzo. In generale, mi sento di sostenere tranquillamente  che l’Italia è un Paese all’avanguardia in termini di sicurezza, in cui i fattori di rischio sono tendenzialmente ben gestiti e tenuti sotto controllo”.

Infine, alla domanda sulle prospettive future del comparto, Francesca sottolinea la necessità di investire nella ricerca e lavorare su nuove specie varietali, organoletticamente eccellenti e dalla lunga shelf life; poi esprime un desiderio: “Mi piacerebbe vedere sugli scaffali dei supermercati veri e propri snack al melone, ovvero una proposta monoporzione di fette tagliate e confezionate adatte al consumo ready-to-go. In Svizzera e in qualche catena di fast food è già stato fatto qualche test in questo senso ma credo che se fosse offerto in modo studiato da qualche big del settore si potrebbe veramente dare nuovo impulso al consumo di melone attirando nuovi consumatori”.

Chiara Brandi