Carciofo sardo di IV Gamma, il 2020 andrà meglio

Sta giungendo a conclusione la campagna del carciofo sardo di IV Gamma che quest’anno a causa dell’andamento climatico sfavorevole, ha registrato gravi perdite di prodotto che si sono attestate intorno al 60%. La principale conseguenza è stata quella di perdere quote di mercato presso i principali canali GDO a favore delle produzioni siciliane e pugliesi.

Per recuperare terreno e mettersi al riparo dai rischi di perdite di prodotto da sfrito, l’azienda Agro Mediterranea Group di Assemini in provincia di Cagliari, ha già messo a punto una strategia per la prossima campagna ed ha stilato un piano di investimenti per introdurre tecnologie in fase di lavorazione che permetteranno di ridurre lo sfrito di almeno un quarto.

Ce ne parla il proprietario, Filippo Frongia, in esclusiva per Fresh Cut News. “Quest’anno la campagna non è andata molto bene –  spiega -. Abbiamo avuto un calo di volumi del 60% e l’aumento dei prezzi, che è stato intorno al 25% rispetto alla media di circa 20 centesimo a capolino, non è servito a compensare le perdite. A causa della mancanza di prodotto, inoltre, abbiamo perso quote di mercato nel canale GDO dove, presso tutte le insegne, siamo leader per il carciofo di IV Gamma. Se ne sono avvantaggiati i produttori siciliani e pugliesi ma anche i competitor internazionali da Egitto, Spagna e Francia. Per rimediare l’anno prossimo spingeremo su una tattica aggressiva per proporci a prezzi competitivi a fronte della qualità del carciofo sardo che è quello preferito dalla GDO soprattutto in Liguria, Piemonte e Lombardia.”.

La produzione del carciofo rappresenta l’80% del fatturato di Agro Mediterranea Group che lavora su 750 ettari propri (per una media di 13 milioni di capolini l’anno) di cui il 55% dedicati alla varietà di spinoso sardo (coltivato nel nord dell’isola e nel Sulcis) e il 45% alle varietà senza spine come il romanesco o il torem (soprattutto nell’Oristanese, nel Campidano e a Cagliari).

“Abbiamo appena pianificato un investimento da circa 400 mila euro – precisa Frongia – per introdurre un impianto di refrigerazione nella fase di immediata post-raccolta ossia negli ambienti dell’azienda dove riceviamo il prodotto. Qui, soprattutto nei mesi più caldi della campagna, ottobre e aprile che coincidono con l’inizio e la fine della stagione, c’è un elevato rischio di ossidazione del prodotto che le basse temperature possono abbattere, riducendo lo sfrito anche del 30%. Un altro punto importante per far fronte alle stagioni di bassa resa produttiva, potrebbe essere l’aggregazione produttiva. Stiamo ragionando su un progetto aggregativo e volendo, la base sociale, ci sarebbe anche, ma è difficile fare convergere le tantissime piccole aziende agricole indipendenti sarde sotto un unico ombrello commerciale. Ci stiamo lavorando. Diciamo che per adesso è un sogno”.

Mariangela Latella