Sostenibilità, Turatti: Opportunità ma anche rischi per la IV Gamma

“Con la progressiva consapevolezza a livello globale dei pericoli del cambiamento climatico, le pratiche eco-compatibili e sostenibili sono emerse come importanti elementi di qualificazione in consumatori e produttori durante la selezione e l’acquisto. Tuttavia, a causa della sua popolarità, il termine “sostenibilità” è spesso usato in modo improprio, soprattutto quando impiegato in relazione all’industria alimentare. Ciò ha portato al paradosso per il quale aziende ed imprese hanno beneficiato del marketing di sé stesse quali sostenibili anche quando le loro pratiche non lo erano, fenomeno noto come greenwashing”. Inizia così un articolo pubblicato sul blog di Alessandro Turatti, director of Business Development di Gulftech International

“È evidente che un’analisi più approfondita della questione non può essere rinviata, alla luce di un approccio basato su soluzioni efficienti per nutrire una popolazione mondiale in continua crescita. Ad un livello più specifico, le parti interessate del settore ortofrutticolo hanno l’opportunità di fare un’enorme differenza nella ricerca di un pianeta più sano”.

“I prodotti di IV Gamma, essendo già mondati, lavati e porzionati – scrive Turatti –  sono un prodotto interamente utilizzabile, in quanto il contenuto della confezione è disponibile per il consumo senza sprechi. Inoltre, grazie ai molteplici formati e grammature, le porzioni sono disponibili per diversi consumatori, dai single alle famiglie”.

“Dal punto di vista della trasformazione, la riduzione degli sprechi è la prima area da considerare, e ciò si ottiene esaminando le operazioni di un impianto di trasformazione. La quantità di rifiuti generati dalla produzione dovrebbe essere misurata in un momento iniziale e successivamente in una fase finale, dopo l’attuazione di strategie di riduzione degli scarti di processo. L’obiettivo è il riutilizzo integrale degli scarti stessi in una prospettiva perfettamente circolare (principalmente per mangimi o biogas), senza gettarli via come nel caso della preparazione domestica”.

“Per quanto riguarda i macchinari e le linee di processo – prosegue Turatti – è della massima importanza che siano progettati e costruiti secondo un design igienico rigoroso e aggiornato. Questo è un fattore importante per ridurre al minimo gli sprechi, diminuendo al contempo il consumo di energia e acqua. Il design igienico (o sanitario) ha altri vantaggi economici ed ecologici: una pulizia più rapida e semplice si traduce in tempi più brevi di fermo macchina ed un minor utilizzo di detergenti ed acqua. Le zone di transizione delle linee di lavorazione, dove esiste una possibilità che il prodotto cada, devono essere ottimizzate per ridurre gli sprechi. Inoltre, un regolare controllo di manutenzione dei macchinari garantirà una maggiore resa dei prodotti lavorati. Infine, su questo argomento, un ruolo significativo è svolto dall’Internet of Things (noto anche come “Industria 4.0” in Europa), poiché questa rivoluzione digitale consente a produttori e operatori di utilizzare il monitoraggio automatico in tempo reale per ridurre gli sprechi e massimizzare la produzione”.

Parimenti, l’uso efficiente di energia elettrica e acqua è (oltre che attuale) di fondamentale importanza, aggiunge l’imprenditore italiano sbarcato negli USA: “Dobbiamo considerare che l’attuale consumo di energia nell’agroalimentare è insostenibile a lungo termine (un sorprendente 30% dell’energia disponibile a livello mondiale è correntemente consumato dall’intera industria). In quest’area, un approccio digitale può aiutare a ottimizzare e ridurre il consumo energetico. Inoltre, poiché la refrigerazione e il raffreddamento possono rappresentare tra il 30 e l’80% del consumo energetico, sono essenziali metodi specifici per migliorare l’efficienza in quest’area. Le strategie includono in estrema sintesi, l’uso di scambiatori di calore più efficienti, l’utilizzo dei sistemi refrigeranti più adatti (cioè con il più alto grado di efficienza) e l’implementazione di un robusto sistema di manutenzione che includa il rilevamento delle perdite e di set point termici ottimali”.

Con riferimento al consumo di acqua, Turatti fa presente che “è noto come i prodotti di IV Gamma siano commercializzati come pronti al consumo senza una fase di abbattimento (come la pastorizzazione o la sterilizzazione), e pertanto la fase di lavaggio è critica. Infatti, nella lavorazione dei prodotti di IV Gamma, questa è spesso l’unica fase in cui vengono rimossi materiali estranei e fluidi tissutali, riducendo al contempo le popolazioni microbiche. La riduzione dell’impronta idrica durante la lavorazione, senza intaccare la sicurezza alimentare, è quindi una sfida particolarmente importante per le industrie di questo settore e per i ricercatori in generale”.

“La riduzione dei rifiuti di imballaggio è un’altra area – scrive ancora – in cui i produttori di frutta e verdura di IV Gamma lavorano costantemente per sviluppare soluzioni innovative, sempre tenendo conto delle tendenze dei consumatori. Nel settore dei prodotti freschi, l’utilizzo di plastica riciclabile ove possibile (e di meno plastica in generale) è il nuovo standard. A lungo termine, l’uso della plastica convenzionale sarà completamente sostituito da materiali biodegradabili e alternativi. I produttori di frutta fresca di IV Gamma stanno convertendosi a confezioni con chiusura superiore invece di contenitori clamshell e la plastica convenzionale viene gradatamente sostituita da plastica riciclata o cartone rivestito. Anche l’educazione gioca un ruolo cruciale poiché il consumatore è parte dell’equazione in relazione al corretto smaltimento e il futuro riciclaggio degli imballaggi”.

“Per garantire un’elevata qualità del prodotto senza sprechi lungo la filiera – puntualizza Turatti – le aziende hanno sempre investito nel processo di pianificazione della produzione per ridurre al minimo l’errore tra domanda e offerta del prodotto nel canale distributivo di riferimento. Questo significa avere rapporti integrati sia con la grande distribuzione che con la filiera agricola, per evitare sprechi anche nel campo. In ogni caso, le eccedenze non vendibili (per motivi qualitativi e/o commerciali) non devono diventare rifiuti ma possono essere comunque riutilizzate al 100%, principalmente per l’alimentazione animale”.

Insomma, “esiste molto valore nella sostenibilità, così come sono presenti molti rischi associati ad ignorarla o sottostimarla. Dal risparmio sui costi al miglioramento della reputazione dei produttori, o dall’efficienza delle risorse allo storytelling verso i consumatori, ci sono molteplici vantaggi che possono essere raggiunti quando si affronta questa questione complessa e interconnessa attraverso un approccio multidisciplinare. Con le discipline che vanno dalla tecnologia alimentare e sicurezza alimentare all’automazione e all’ingegneria, sarà possibile superare gli ostacoli allo sviluppo futuro dell’industria dei prodotti di IV Gamma”.

 

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