L’Insalata dell’Orto riflette su Prima Gamma e logistica 

La gamma di prodotti de L’Insalata dell’Orto, a marchio aziendale o per conto terzi, è vastissima: l’assortimento va dalle insalate adulte in diverse grammature (sfalciati e ortaggi) da consumare crude o da cuocere in più di cento ricette, alle referenze ready-to-eat (in buste maxi o monoporzione, vassoi filmati, vassoi in flow-pack, ciotole termosaldate, cassette in polipropilene o in polistirolo).

Storica azienda veneta del comparto con siti produttivi lungo tutto lo Stivale, 313 ettari dalla Lombardia alla Piana del Sele (di cui 198 bio), L’insalata dell’Orto può definirsi una realtà export-oriented, con il 75% del fatturato generato dalle vendite in 22 Paesi al mondo.

Il 95% delle esportazioni è rappresentato da baby leaf; nella maggior parte dei casi commercializzate come Prima Gamma evoluta. “In generale, quando il trasporto supera le 12 ore sconsigliamo la IV Gamma, per un discorso di conservabilità del prodotto”, ha spiegato la responsabile marketing Sara Menin a Fresh Cut News. “Prima Gamma evoluta significa che il prodotto deve perlopiù essere solo sciacquato prima del consumo; si tratta di uno sforzo minimo da parte del cliente finale a fronte di un grande vantaggio in termini di shelf life e qualità finale”, aggiunge Menin.

“Ma non solo”, continua la manager. “Nel Nord Europa stiamo notando una forte propensione ad un consumo maggiormente eco-sostenibile. In tal senso, in alcuni segmenti di mercato la Prima Gamma evoluta viene percepita come ‘industrialmente più pura’ e quindi da preferire ad un prodotto di IV Gamma. Penso sia un’ulteriore evoluzione nella curva di esperienza di alcune nicchie di consumatori più ‘bio & green’ e penso possa essere un fenomeno che troverà spazio anche in Italia”.

Indipendentemente dai trend di mercato, la commercializzazione di Prima Gamma evoluta è una scelta quasi obbligata, dovuta ad un sistema di logistica nazionale fortemente improntato al trasporto su gomma. Al momento gli unici invii aerei de L’Insalata dell’Orto sono quelli destinati agli Emirati Arabi e alle Seychelles: “Il trasporto aereo – ha spiegato Menin – ha costi troppo elevati; considerando la tipologia e il peso del prodotto che trattiamo il surplus di prezzo imputabile al trasporto raggiunge 1,5 euro a confezione. È ovvio che non può essere una soluzione applicabile a tutti i mercati; lo potrebbe essere se avessimo la stessa forza commerciale e l’organizzazione degli olandesi, che hanno un sistema tale per cui riescono a fare massa critica anche con altre categorie merceologiche dell’agroalimentare e noleggiare interi aerei cargo, abbattendo i costi totali e spalmando più equamente quelli unitari”.

Per ora le barriere all’entrata in mercati lontani dei prodotti di IV Gamma sono davvero altissime. Oltre ai tempi (fino a 3 giorni di strada per arrivare in Paesi quali Lituania, Lettonia ed Estonia) e agli enormi costi da affrontare per mezzi alternativi ai camion, oggi le ‘falle’ nella logistica aerea sono ancora grossolane e rischiano di mettere a repentaglio la qualità del prodotto all’arrivo. “Se consideriamo la tratta Venezia-Dubai, che abitualmente utilizziamo per il commercio verso il Medio Oriente, è evidente un’altra criticità relativa la catena del freddo. La merce prelevata dal nostro magazzino di Mira viene portata all’aeroporto e imbarcata nella stiva di voli di linea. Una volta giunta a destinazione viene sbarcata e caricata su camion. Proprio in questa fase il rischio di alterazione del prodotto è elevatissimo poiché è reale la possibilità che sosti in piazzali assolati per mezz’ora e più. Nonostante la nostra cura nell’imballaggio non possiamo garantire sulla qualità all’arrivo in scaffale dopo circa 8 ore di viaggio”, conclude Menin.

Problemi dunque – quelli della logistica – che pongono l’intero settore della IV Gamma davanti ad un impasse che – questa azienda ha il coraggio di dire – per ora sembra insormontabile. Ad oggi l’Italia mantiene salda la leadership nella produzione di insalatine baby leaf, ma per le insalate adulte si stanno attrezzando anche altri Paesi, entrando in concorrenza con i produttori del Bel Paese sui loro mercati locali. Fortunatamente, il segmento delle baby leaf è più ostico da approcciare: esperienza, tecnica e tecnologie produttive, oltre ad un clima eccezionalmente favorevole sono tutti vantaggi competitivi che difficilmente potranno essere superati. Il sistema Italia è tuttavia avvertito: migliorare la logistica è quanto mai prioritario per un settore in cui la partita si gioca moltissimo sui tempi di consegna dal campo al supermercato.

Chiara Brandi