Sempre più forte il traino dell’Horeca. E il settore conferma

Da qui al 2030 gli italiani spederanno 109 miliardi di euro per i pasti fuori casa a fronte degli attuali 83 arrivando a consumare nel canale della ristorazione il 40% del food&beverage che acquistano. Lo rivela uno studio di Trade Lab presentato nel corso del convegno “Away from home, quale futuro 2030” che ha mostrato come la crisi economica attuale non abbia assolutamente intaccato la tendenza dei pasti fuori casa, peraltro in continua crescita: +6% dal 2010 al 2017 a fronte di un calo dei consumi domestici del 5%.

Con questo potenziale di crescita di circa 26 miliardi di euro in dieci anni, il canale Horeca consolida e rilancia il suo ruolo strategico di driver di crescita della IV Gamma sempre più attenta alla ristorazione, specie quella collettiva.

Ma la parola chiave è ‘food delivery’. “Dobbiamo uscire da un’ottica GDO-centrica o dei consumi domestici – afferma Salvo Garipoli, responsabile dell’area Politiche di marca e trade marketing presso SG Marketing, società di consulenza nel food & beverage – perché oggi il canale Horeca legato alla IV Gamma si sviluppa anche con la possibilità di consegnare il meal-kit e, in genere, gli alimenti da consumare fuori casa, anche sul luogo di lavoro, ad esempio. La logistica rivestirà un fattore importante. Il Politecnico di Milano ha registrato un giro d’affari di 350 milioni di euro mentre il trend di crescita è a due zeri”.

Si rimescolano le carte anche nella ristorazione collettiva, nelle mense scolastiche, ad esempio, o nei self service aziendali, negli ospedali, che acquistano un ruolo crescente nel dialogo con l’industria del fresh-cut.

“Assistiamo ad una evoluzione dell’organizzazione dei centri di cottura pubblici – spiega Ilenio Bastoni, direttore generale di Apofruit che destina al canare Horeca il 15-20% della propria produzione di IV Gamma esclusivamente Bio -. In sostanza, c’è una costante riduzione di personale per cui mancano gli addetti alla cucina incaricati di mondare e pelare la verdura di prima gamma. Per questo si ricorre sempre di più a prodotti fresh-cut che oggi garantiscono elevati standard di sicurezza alimentare e di proprietà organolettiche e nutrizionali. La conseguenza è che in queste strutture le forniture stanno cambiando e quei prodotti che prima arrivavano come prima gamma, oggi arrivano come IV Gamma”.

Nel bilancio Apofruit, negli ultimi tre anni la IV Gamma Bio è cresciuta tra il 20 ed il 30% l’anno ed oggi il fresh-cut incide sul totale del fatturato Bio per il 20% arrivando a generare un giro d’affari aziendale di circa 7 milioni di euro.

Secondo uno studio di SG Marketing, il 33,1% dei consumatori fuori casa cerca comunque di mangiare sano ed equilibrato ed il 10,1% mantiene fermamente anche nel consumo on the go le sue abitudini sane ed equilibrate. Il 29% del campione (su 700 intervistati) non riesce a mantenere abitudini alimentari sane anche se vorrebbe. Sono dati che fanno da controcanto alle abitudini di consumo domestico dove più della metà del campione (55,6%) ha dichiarato di mangiare sempre in maniera sana ed equilibrata ed un altro 26% di cercare di farlo allentando la stretta sui regimi alimentari soltanto nel week end, quando ci si concede qualche sfizio.

“Il canale Horeca riveste un ruolo strategico – precisa Garipoli -. Non solo perché permette di analizzare le abitudini di consumo fuori casa ma anche perché bisogna fare i conti con quel 30% degli acquisti alimentari effettuati per il consumo fuori casa”.

Oggi l’indice ICEO, ossia l’indice dei consumi fuori casa, è attestato a 42,7 e negli ultimi tre anni è cresciuto del 3%. Secondo un’analisi FIPE, inoltre, anche in questo canale aumenta l’interesse dei prodotti ad alto contenuto salutistico e di benessere, da cui si evince il legame a doppia mandata con il consumo ortofrutticolo.

“Il canale Horeca vuol dire tante cose”, afferma Sara Menin, responsabile marketing e sviluppo dei nuovi progetti di L’Insalata dell’Orto che destina il 90% della produzione di fiori edibili, circa 200mila fiori al giorno, al canale Horeca. “Bisogna distinguere la ristorazione collettiva dai ristoranti e dagli hotel. Il primo canale è quello che offre maggiori margini di crescita anche se ancora molto bisogna fare sul fronte del dialogo con i ristoratori che hanno un concetto di IV Gamma sbagliato. Non si può pensare di pagare la IV Gamma alla stessa stregua di un prodotto di prima. È proprio una questione di costi che non possono essere soddisfatti dalla logica del pasto completo a 5 euro. Sicuramente dei margini di crescita in questo settore, ci sono ma va fatto un ragionamento diverso rispetto a quello che sono abituati a fare i buyer della ristorazione collettiva, iniziando a parlare di garanzia di prodotto 12 mesi l’anno, ad esempio, di certificazioni di qualità o, ancora, di prodotti già pronti al consumo”.

Mariangela Latella