Dal primo giugno al 31 dicembre 2019 scatta il piano europeo di controllo sui materiali in plastica, carta, cartone e metalli destinati al contatto con gli alimenti. In Italia riguarderà l’esame di almeno cento campioni di posate usa e getta, vaschette, contenitori di liquidi come bricchi, bottiglie, bicchieri, tazzine da caffè e persino tovaglioli.
Lo stabilisce la Raccomandazione UE 2019/794, varata dalla Commissione Europea il 15 maggio e volta a stabilire i tetti massimi di prevalenza delle sostanze che tendono a migrare dai materiali destinati al contatto con gli alimenti e gli alimenti stessi.
Ogni Stato membro dovrà predisporre, in tempi praticamente lampo, un piano di controllo che dovrà rigorosamente svolgersi nel secondo semestre di quest’anno e poi comunicarne gli esiti a Bruxelles, entro il 29 febbraio 2020.
La Raccomandazione nasce da alcuni recenti casi di allerta emersi dal sistema di controllo UE, riguardanti un set di posatine per bambini provenienti dalla Cina. Il sistema di allerta ha infatti evidenziato, in questi prodotti, un migrazione di nichel (metallo pesante tossico) oltre 500 volte superiore ai limiti consentiti (55,7 mg/kg, a fronte di un limite di 0,1). Altre stoviglie, sempre in arrivo dalla Cina, invece, hanno superato di quasi 2000 volte le soglie ammesse (19.500 µg/Kg, a fronte di un limite di 10 µg/Kg) di ammine aromatiche, una famiglia di composti, alcuni dei quali cancerogeni, altri sospettati di esserlo.
Il testo normativo appena varato, stabilisce un numero minimo di controlli a campione che ogni Paese membro dovà effettuare. L’Italia, insieme a Belgio, Germania, Spagna, Francia e Regno Unito, è tra quelli più sotto esame con 100 controlli nel secondo semestre 2019; seguono la Cechia, Cipro, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Romania dove è richiesto un numero minimo di 75 controlli; 50 per Danimarca, Irlanda, Grecia, Croazia, Lituania, Austria, Portogallo, Svezia e 25 per Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Slovenia, Slovacchia, Finlandia.
I contaminanti da vigilare sono sia quelli identificati come rischi emergenti dalla comunità scientifica (come, ad esempio, il bisfenolo, che è un interferente endocrino usato per produrre plastiche, rivestimenti di lattine e lattine), sia quelli segnalati con maggiore ricorrenza nelle notifiche del sistema di allerta rapido.
Vale a dire: gli ftalati (o esteri ftalici, gruppo di sostanze ampiamente utilizzate come plastificanti e coadiuvanti tecnologici) già vietati nella produzione dei giocattoli e negli articoli di puericoltura; le ammine aromatiche primarie che sono state rilevate nei tovaglioli di carta colorata; la formaldeide, che lo IARC considera come cancerogeno certo, e la melammina entrambe già oggetto di un apposito Regolamento UE dopo il riscontro di numerose non conformità su utensili da cucina importati dalla Cina e da Hong Kong (con 23 casi segnalati, e trend in calo, nei primi mesi del 2019); il fenolo, un composto aromatico derivato dal benzene, usato per produrre plastiche, vernici e rivestimenti dei materiali a contatto; i composti fluorurati (PFAS, PFOA), ossia quelle sostanze idrofobiche e lipofobiche di largo impiego, soprattutto nelle pellicole resistenti all’olio come ad esempio carta da forno, imballi per fastfood o sacchetti per popcorn che lo IARC, nel caso degli PFOA, classifica come sicuramente cancerogeni.
“Un’analisi recente dei dati, basati sui controlli effettuati al punto d’importazione nell’Unione Europea – si legge nel testo della Raccomandazione – e comunicati a norma dell’articolo 9 del Regolamento UE n. 284/2011, indica una diminuzione dei casi di non conformità di questi prodotti. I dati RASFF mostrano, tuttavia, che alcuni di questi prodotti sono ancora non conformi in base ai risultati dell’analisi dei campioni prelevati sul mercato”.
Mariangela Latella