Forte polo produttivo di ortaggi in serra nel Kurdistan

È una mina vagante il nuovo polo produttivo di ortaggi in serra che si è sviluppato in tempi record nella provincia Sualimani del Kurdistan crescendo alla velocità della luce per arrivare a produrre oggi 700 mila tonnellate di ortaggi in un anno. I volumi sono cresciuti in maniera così incontrollata che oggi gli agricoltori fanno fatica a trovare sbocchi sul mercato domestico anche a causa della presenza di grandi competitor dell’area come l’Iraq e la Turchia che fino a 10 anni fa erano leader incontrastati di mercato.

Dopo avere iniziato i primi test di produzione di ortaggi in serra nel 2008 (fino a quella data sul mercato c’erano prodotti di importazione), come conseguenza di una visita agli impianti produttivi di Murcia, in Spagna, il ministero dell’Agricoltura kurdistano ha sovvenzionato la produzione massiccia di serre al punto che nei soli primi sei mesi di quest’anno ne sono state costruite, ex novo, 3.300 che si aggiungono alle 1.600 sorte tra il 2008 e il 2011, con il primo progetto pilota, e a tutte le altre sviluppate massicciamente negli anni successivi.

“La produzione totale di verdure coltivate sotto copertura – ha detto Kamal Mohammed, responsabile progetti serre presso il Ministero dell’Agricoltura, secondo quanto riferisce una nota dell’ICE – nel 2018 è arrivata a 700mila tonnellate contro le 475mila del 2014”.

I prodotti in serra kurdistani, ossia sedano, cetriolo, pomodoro, pepe, melanzane, spinaci, broccoli, cavolfiore e okra, e altri tipi di ortaggi, devono lottare non poco per sopravvivere di fronte alla concorrenza delle importazioni estere al punto che il governo ha appena imposto una tassa di 350 dinari iracheni al chilo sugli ortaggi importati.

Mariangela Latella