Al Simposio di Orticoltura le nuove frontiere della ricerca applicata

Pellicole pacciamanti biodegradabili, spruzzatori di prodotti fitosanitari con sensori, ortaggi migliorati, soluzioni per ridurre lo stress salino, intercropping e serre hitech a scarico zero di acqua.
Sono alcuni degli argomenti affrontati dal terzo simposio internazionale dell’Orticoltura i cui studi sono stati pubblicati il mese scorso da Acta Horticulturae della Società internazionale di scienze dell’orticoltura.

Fil rouge della maggior parte degli studi è la sostenibilità ambientale delle produzioni. A cominciare dalla pacciamatura per la quale l’uso massivo di plastica sta diventando un problema per l’agricoltura. Alcuni ricercatori delle Università di Taubaté (Brasile) e Lisbona, hanno fatto dei test respirometrici con materiale pacciamante biodegradabile ( agrobiofilm) applicandolo su tre tipi diversi di suolo (ferroso, calcareo e arenoso) coltivati a Solanaceae e Cocurbitaceae. Dai risultati ottenuti, la produzione di CO2 sulla metodologia di aerazione continua è stata 2,5 volte superiore alla metodologia corrente.

Le bucce di riso, utilizzate in Brasile come pacciamante, sono state prese in esame da una ricerca, guidata dall’Università di Ankara, come alternativa ai substrati tradizionali per colture idroponiche, quali la torba, ad esempio, che è costosa e in disponibilità limitata. Lo studio ha dimostrato che questo materiale, che crea seri problemi di smaltimento in agricoltura, può ben essere utilizzato come substrato per le colture idroponiche non solo senza essere lavorato, ma anche per le coltivazioni a terra e in forma carbonizzata.

Arriva dalla Germania, e in particolare dall’Istituto Julius Kühn-Institut di Braunschweig, un diffusore spray di fitofarmaci dotato di sensore per evitare accumuli di prodotto in alcune zone della serra. Questo sistema innovativo consente un elevato potenziale di risparmio del prodotto fitosanitario (fino al 40% in meno) e un’applicazione precisa sull’area di destinazione. Obiettivo dello studio è quello di sviluppare spruzzatori commercializzabili con diversi tipi di ventola, nonché un kit di retrofitting per spruzzatori già in commercio.

Trattando il cavolo cinese con acido jasmonico, acido salicilico ed estratto di lievito, alcuni studiosi dell’Università di Trás-os-Montes e Alto Douro (Portogallo) sono riusciti a ‘migliorare’ l’ortaggio attraverso una variazione della sua vita biosintetica. Questo apre gli orizzonti agli ortaggi migliorati da un punto di vista di metaboliti secondari, i glucosinolati, i cui prodotti specifici per l’idrolisi sono fondamentali per il sapore, l’odore e le proprietà nutrizionali.

Per contrastare lo stress da salinità, che colpisce ormai il 20% delle terre irrigate nel mondo, un gruppo di ricerca giordano-turco, guidato dal National Agricultural Research Center di Amman, ha testato degli innesti di melanzane su radici tolleranti alla salinità. Dei quattro genotipi di melanzane usati come radice (‘K’ksal’ F1, ‘AGR703’, ‘Vista’ e il genotipo turco ‘Burdur’), l’ultimo, il Burdur, ha mostrato buone prestazioni come radice rispetto al genotipo commerciale, e ha anche dimostrato di essere una potenziale fonte genetica da utilizzare nei programmi di allevamento per nuove radici di melanzane tolleranti alla salinità.

Test sulla risposta allo stress di salinità, sono stati fatti anche sulle lattughine coltivate in coltura idroponica. Lo studio ha dimostrato come una maggiore salinità nella soluzione nutritiva ha ridotto la resa commerciabile e la biomassa secca con un effetto più dannoso durante la stagione calda. I test, fatti in primavera e autunno, hanno portato ad un calo di resa che oscilla rispettivamente tra 7-20%, nel primo caso, e 4-13% nel secondo. In questo senso, il sistema di coltura idroponica potrebbe essere considerato uno strumento efficiente e a basso costo per migliorare gli aspetti di qualità attraverso una corretta gestione della concentrazione di sale nella soluzione nutritiva con una riduzione accettabile della resa.

Un gruppo di ricerca lettone, ha dimostrato la possibilità, a parità di resa, di coltivare fragole in intercroping con i legumi. Lo studio è stato condotto per il periodo di un anno sulla cultivar di fragola ‘Polka’ ed ha dimostrato che l’intercropping con legumi può dare la stessa resa e qualità di fragole della coltura tradizionale.

È stato sviluppato dall’Humboldt-Universitat di Berlino e da Newtec Umwelttechnik GmbH un innovativo sistema di disinfezione dell’acqua elettrolitica nelle serre (SeWiG). Per l’azione sanificante si usa ipoclorito prodotto in una sorta di sezione industriale adiacente alla serra, come disinfettante per l’irrigazione o l’acqua di scarico applicata alla coltivazione di ortaggi e piante ornamentali. La particolarità del nuovo sistema di disinfezione dell’acqua elettrolitica è la superiorità funzionale rispetto ai metodi comuni come la filtrazione, l’irradiazione ultravioletta, il riscaldamento, l’ozonazione o il biossido di cloro. La sua elevata efficacia contro i virus vegetali e il rischio ridotto per gli utenti, le piante e l’ambiente. Allo stesso tempo è necessaria meno energia, rispetto ad altri sistemi di disinfezione. Oltre a una ridotta formazione di biofilm di alghe, si prevede una ridotta applicazione dei fertilizzanti.

Prime prove di serre a scarico zero di acqua su cetrioli e peperoni dolci. Sono state effettuate dall’Università di Wageningen ed i risultati hanno mostrato che la produttività nella coltivazione a scarico zero non differiva rispetto a quelle standard. Lo studio ha portato alla definizione di una strategia di irrigazione con l’obiettivo di drenare le lastre di substrato e di svuotare il più possibile i serbatoi di scarico, riducendo la quantità di nutrienti rimanenti nelle lastre, senza compromettere la produttività. L’efficienza nell’uso dell’acqua della strategia di zero scarico di liquidi potrebbe essere ottimizzata orientando verso una maggiore crescita delle colture generative.

Mariangela Latella