I rischi delle nanotecnologie e il fresh-cut. Passi avanti

E’ in programma il prossimo 25 settembre a Stresa, il nono meeting del ‘Nano-Network’ europeo ossia il network scientifico di EFSA sulla valutazione del rischio delle nanotecnologie nel settore alimentare e dei mangimi.

Per il convenience food, come la IV e la V Gamma, il mondo delle piccole particelle ha una particolare importanza in primo luogo per le potenziali applicazioni delle nanotecnologie al packaging, soprattutto per l’eventuale migrazione delle nano-particelle dal materiale di contenimento agli alimenti oppure – fuori dal mondo delle tecnologie nano – per contaminazioni involontarie di piccole particelle attraverso l’uso dell’acqua di lavaggio o, in generale, durante i processi industriali.

Attualmente la normativa europea – che si è sostanzialmente limitata a definire i nano-materiali e a stilare uno stringato elenco di quelli ammessi – è in fase di aggiornamento e gli incontri informativi  organizzati da EFSA con gli scienziati europei appartenenti al network, servono proprio a condividere, anche  attraverso la comunicazione delle informazioni ottenute dai gruppi di ricerca europei, elementi utili per la sicurezza alimentare anche alla luce del fatto che l’uso di nanotecnologie nel settore alimentare promette di crescere rapidamente.

Si stima che la produzione di nanoparticelle aumenterà di quasi il 3mila% tra il 2008 e il 2020 passando da 2300 tonnellate prodotte ogni anno a 58mila entro il 2020. Per i soli nanotubi di carbonio, di potenziale uso futuro nel packaging, sono state presentate più di 5mila richieste di brevetto e più di 50mila tipologie di nanotubi risultano già prodotte.

Per questo nel 2010 l’EFSA ha istituito il cosiddetto ‘Nano-Network’, deputato allo scambio di informazioni tra EFSA e Paesi Membri, e ha prodotto, dopo una prima Opinione scientifica del 2009, un documento di guida nel 2011 per la valutazione del rischio delle nanotecnologie negli alimenti e nei mangimi, profondamente revisionato e approfondito nel 2018. In questa guida per la valutazione di sicurezza, il rischio preso in considerazione è in prima battuta quello degli utenti finali dei prodotti (i consumatori), ma  anche quello delle categorie lavorative coinvolte nei processi produttivi della filiera agroalimentare (ad esempio chi manipola un nanopesticida o un mangime con ingredienti nano durante la produzione primaria). La guida dettaglia i dati, insieme ai metodi analitici e ai test tossicologici necessari per produrli, che le aziende devono presentare ogniqualvolta intendono introdurre sul mercato un ‘novel food‘ o un altro prodotto che ha comunque a che fare con le nanotecnologie e i nanomateriali, o anche che può contenere materiali tradizionali (es. additivi) fatti di particelle piccole, che possono presentare proprietà tipiche della nanoscala.

Alcune delle proprietà su cui la letteratura internazionale sugli effetti sulla salute concentra l’attenzione (con tutti i limiti dello stato dell’arte in continua evoluzione su un mondo infinitamente piccolo visibile solo tramite la microscopia elettronica) includono, ad esempio, il numero delle particelle e la loro distribuzione dimensionale; la loro concentrazione in relazione al tessuto bersaglio; i trattamenti superficiali come il coating; il grado di aggregazione; la carica superficiale e potenziale di attrazione elettrostatica; lamorfologia e i metodi di sintesi che  influenzano il grado di aggregazione e le altre proprietà caratteristiche.

L’Italia – chiarisce Francesco Cubadda (nella foto), ricercatore Iss e coordinatore del gruppo lavoro che si occupa sia dello sviluppo di metodi analitici sui nanomateriali sia dei loro effetti sulla salute – è uno dei Paesi più attivi nel Network EFSA. Dal 2013 l’Istituto Superiore di Sanità organizza un convegno nazionale sulle nanotecnologie e nanomateriali nel settore alimentare e la loro valutazione di sicurezza, giunto lo scorso anno alla terza edizione, che vede la presenza attiva del Ministero della salute, dell’EFSA e del Centro comune di ricerca della Commissione europea. Il convegno è contemporaneamente sede di confronto scientifico fra esperti del settore e di informazione per le parti interessate, inclusa l’impresa. L’ISS è poi attivo sia nella messa a punto di metodi per l’analisi di nanomateriali negli alimenti sia nello studio dell’interazione fra nanomateriali e sistemi biologici: questa attività, insieme a quella di altre istituzioni italiane, viene comunicata al Network nei suoi meeting annuali. Infine l’Italia contribuisce al ristretto gruppo di esperti che hanno supportato l’EFSA nella produzione della guida per la valutazione del rischio delle applicazioni di nanoscienze e nanotecnologie nel settore alimentare, pubblicata lo scorso anno. (m.l.)