Food security, in Norvegia regole meno rigorose e costose

Il Folkehelseinstituttet, ossia l’Istituto nazionale della sanità pubblica norvegese, ha rivisto le linee guida per la food security contro la diffusione di E.Coli causata da Tossina Shiga (STEC). Il processo di aggiornamento si è attivato nel 2016, quando le autorità del Paese, facendo il punto della situazione avevano notato che, nel decennio precedente (1996-2016), erano state notificate 1.230 infezioni da STEC, di cui circa la metà nell’ultimo triennio. Il 31% dei casi, aveva comportato dei ricoveri, mentre l’84% dei pazienti interessati aveva sviluppato anche una sindrome emolytica uremica (HUS).

Tutti i casi sono stati trattati con la tradizionale procedura che era tra le più rigide in Europa (oltre che molto costosa per le casse dello Stato) perché prevedeva il rientro dell’infezione solo dopo 5 esami di feci negativi effettuati su tutti i contagiati, indistintamente.

Le nuove norme prevedono che la notifica dell’infezione da STEC, di cui è confermata l’obbligatorietà, debba distinguere se si tratta di infezione ‘ad alta virulenza’ o ‘a bassa virulenza’. Con le nuove norme, solo le persone altamente contagiose vengono poste alle procedure sanitarie di food security fino alla clearance microbiologica che deve essere confermata da tre campioni di feci invece di cinque. Quelle considerate poco contagiose escono invece automaticamente fuori dalla procedura di food security dopo due giorni (48 ore) dall’ultima scarica di diarrea senza bisogno di ricorrere a ulteriori test microbiologici.

Secondo l’Istituto della sanità norvegese applicando le nuove linee guida ai 212 casi di STEC del 2016 i trattamenti a spese pubbliche si sarebbero ridotti del 63% comportando forti risparmi per le casse dello Stato. Al contrario, seguendo le precedenti linee guida, solo 41 dei 212 casi con infezione da STEC non avevano richiesto interventi. (m.l.)