Crisosto: dalla genomica può venire la frutta adatta al fresh-cut

La IV Gamma di frutta può fare passi da gigante con la genomica ed arrivare ad un livello di accettazione da parte dei consumatori dell’80 o addirittura del 90%. Lo afferma Carlos Crisosto, fisiologo delle piante di fama mondiale e ricercatore del Dipartimento di Scienze delle piante all’UC Davis della California, nonché direttore del Fruit&Nut Research & Information Center, nel corso di un’intervista in esclusiva che ci ha concesso al termine del suo intervento al Convegno “Sicurezza alimentare nella IV Gamma. Il contributo delle tecnologie” organizzato a Cibus Tec da Fresh Cut News.

“Nel mercato statunitense del fresh cut di frutta – ci ha spiegato Crisosto – l’apprezzamento dei consumatori è piuttosto basso con picchi del 10%, contro il 32,8% delle verdure. Questo accade perché spesso la frutta, per potere essere maggiormente resistente alle lavorazioni di IV Gamma quali, ad esempio, il taglio o il lavaggio, viene raccolta quando non ha ancora raggiunto il giusto grado di maturazione. Questo va a scapito del sapore e quindi dell’affezione del consumatore verso questi prodotti. Lavorando a livello genomico sul miglioramento del sapore e sui processi di deperimento del frutto dopo la raccolta, potremmo arrivare a raccogliere frutti al giusto grado di maturazione ma anche resistenti alle lavorazioni per portare sugli scaffali prodotti sani e più saporiti. Inevitabilmente questo farà crescere il grado di accettazione della frutta fresh cut anche fino al 90% dei consumatori. A questo proposito, è in corso un progetto di ricerca internazionale, denominato RosBreed, a cui partecipano centri di ricerca di tutto il mondo. Oltre agli USA, ad esempio, anche Australia, Sudamerica e Italia. Attualmente sono in corso test su pesche, prugne e fichi, che per la loro delicatezza e insofferenza al trasporto fino ad ora vengono raccolti quasi acerbi e poco rendono nelle confezioni”.

Lo strumento sviluppato dal gruppo di ricerca in cui opera Crisosto, si basa sui cosiddetti marcatori genetici. Ossia, attraverso il sequenziamento dei geni della frutta, vengono individuati quelli che ad esempio influiscono sul sapore oppure sull’imbrunimento o sulla fermentazione post raccolta, identificandoli attraverso dei marcatori genetici.

“Dopo averli identificati – precisa Crisosto – possiamo escluderli dagli incroci per il miglioramento varietale e ottenere prodotti migliori, più saporiti e con una shelf-life non solo più estesa ma anche qualitativamente migliore. In questo modo potrebbero aprirsi orizzonti nuovi per frutti che fino ad oggi non erano considerati adatti al mercato della IV Gamma”.

Mariangela Latella