Con il cambio climatico allarme insetti alieni nelle serre

Il cambio climatico mette sotto scacco il settore orticolo di IV Gamma, non solo per il problema della risorsa idrica carente ma anche per il profliferare di parassiti (che attaccano ortaggi a foglia e pomodoro) e per l’impossibilità, fino ad oggi, di prevedere accuratamente i picchi meterologici di caldo o di freddo che creano ambienti favorevoli per certi patogeni.

In pratica stanno proliferando parassiti come la tuta del pomodoro, il ragnetto rosso o fitopatologie quali la peronospora ma allo stesso tempo non è possibile fare previsioni sui picchi di temperatura o di pioggia perchè il vecchio sistema di calcolo non funziona più. Il global warming sta alterando le regole del gioco impendendo agli agricoltori di agire in via preventiva e spingendoli a cercare soluzioni che permettano loro di potere intervenire il più rapidamente possibile, come i DSS, basati su un sistema Gps.

Secondo una ricerca dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del CNR di Bologna, pubblicata lo scorso novembre sull’International Journal of Climatology, molti mesi dell’anno non è più possibile prevedere i tempi di ritorno dei picchi di temperatura utilizzando la teoria statistica consolidata ed occorrerà elaborare un nuovo sistema di calcolo previsionale degli eventi estremi.

“Abbiamo analizzato i dati di 54 stazioni italiane nel periodo 1961-2016 – ci spiega Antonello Pasini, uno degli autori della ricerca – estraendo le informazioni della variabilità di temperatura nel ventennio 1961-1980 e simulando, con una tecnica statistica innovativa, il numero di record mensili di caldo e freddo che si sarebbero avuti dal 1981 in poi se non fossero cambiate le condizioni di temperatura e variabilità. Dal confronto tra questi andamenti e i dati reali abbiamo trovato che, specie in estate, ci sono stati record di caldo molto superiori a quelli attesi con la situazione attuale. Non solo. Le ondate di calore sono state più frequenti e più lunghe a fronte di un calo della frequenza dei record di freddo, rispetto agli anni ’90″.

Questa variabilità, per il settore delle orticole, determina non pochi problemi anche perchè, con i tradizionali strumenti di valutazione delle condizioni del campo, servono giorni e talvolta settimane perchè il produttore riesca ad intervenire con azioni riparatorie. E spesso questo avviene troppo tardi, quando ormai il danno è fatto.

“Con il cambio climatico stiamo assistendo al proliferare di parassiti che prima non esistevano – spiega Marco Valerio Del Grosso, vicepresidente dell’Ordine degli Agronomi di Salerno (nella foto) – e che ora trovano condizioni ideali per svilupparsi con l’aumento delle temperature. Mi riferisco soprattutto alla tuta del pomodoro che fino a cinque anni fa non c’era ed ora è un problema serio per le produzioni meridionali di pomodoro. Penso anche al ragnetto rosso che sta creando problemi anche alle produzioni di pomodoro del nord Italia o, ancora, alla peronospora, causata dall’eccessiva umidità sempre più frequente in certi periodi dell’anno. Una fitopatologia che è particolarmente per la rucola, dal momento che non è stata ancora sviluppata una varietà resistente a questo patogeno”.

In orticoltura si stanno sviluppando i cosiddetti Decision Support System (DSS), già applicabili alle colture in campo aperto e, attualmente, in fase di test nelle serre.

“Sono dei software – precisa Del Grosso – collegati a strumentazioni poste tra le colture, come ad esempio i sensori, droni oppure gps, che fanno rilevamenti climatici, delle condizioni della terra, delle piante e dell’atmosfera, prevedendo l’arrivo di insetti e patologie e allertando l’agricoltore attraverso App sul telefonino o sul Pc, in tempo reale. L’ultima frontiera di questo sviluppo tecnologico, in fase di perfezionamento, è la creazione di sensori in grado di captare le spore che si diffondono sul territorio”.

Dalla Fondazione Edmund Mach arriva una ricerca altamente innovativa su un sistema di controllo delle specie aliene, basata su una scienza nuova: la Biotremologia. È stata definita come una scienza a sé stante soltanto nel 2016 e si concentra sulla comunicazione vibrazionale degli animali.

“Alcune specie – spiega Valerio Mazzoni, entomologo della Fondazione che è uno dei primi cinque centri al mondo specializzati in questo tipo di ricerca – anziché usare i suoni o gli odori per comunicare tra loro, usano le vibrazioni che si trasmettono attraverso substrati come, ad esempio, le foglie o lo stesso terreno. Così fanno gli insetti, ad esempio, le rane o anche gli elefanti. Dal 2007 abbiamo avviato un progetto di ricerca per contrastare l’azione delle cicaline sui vigneti che può essere applicato a diversi tipi di parassiti sensibili alle vibrazioni come gli aleurodidi e i miridi. Attraverso la creazione di emettitori si inviano segnali di disturbo che di fatto ne impediscono l’accoppiamento e quindi la riproduzione. Con la biotremologia si possono creare nuove generazioni di trappole che abbiamo chiamato vibranti che possono rafforzare il potere deterrente di quelle basate sull’uso dei feronomoni per la confusione sessuale”.

Mariangela Latella