Riscaldamento delle serre, la Svizzera guida il cambio delle regole

Migros, principale retailer svizzero, ha annunciato che dal 2025 acquisterà le proprie forniture di ortaggi solo da produttori svizzeri che producono in serre ‘fossil-free’  ossia non alimentate con combustibili fossili. Così facendo l’insegna elvetica ha annunciato una tendenza che potrebbe essere seguita anche da altri retailer. È quanto è emerso nel corso di un convegno sugli effetti del cambiamento climatico tenutosi a metà gennaio in Francia.

I produttori di orticole in serra hanno, dunque, cinque anni per allinearsi ai nuovi standard Migros (e di chi seguirà il suo esempio) ma lo scacchiere della distribuzione di ortaggi in Svizzera potrebbe subire dei colpi di scena visti gli alti costi di investimento per la conversione delle serre. Nel caso, ad esempio, delle caldaie a cippato (ossia alimentate con legno frantumato e ridotto in piccolissime dimensioni chiamato, appunto cippato) i costi possono essere superiori fino a quattro volte rispetto ai tradizionali impianti a gas. L’altra variabile è legata invece al consumatore che potrebbe anche non essere disposto a pagare il maggior prezzo che ne risulterebbe.

A titolo esemplificativo, per una serra di quattro ettari servirebbero circa 2 milioni di euro per introdurre un sistema di riscaldamento a legna ed altri 1,6 milioni per aggiungerne uno basato su pompa di calore che serve a coprire i picchi di fabbisogno nella stagione fredda.

“Il problema non è tanto il fabbisogno ordinario di energia perché per questo il sistema di riscaldamento a legna potrebbe bastare – spiega Martin Steiger, esperto della società di consulenza energetica elvetica DM Energieberatung -. Delle criticità emergerebbero con i picchi di fabbisogno energetico che si registrano nei periodi più freddi durante i quali il costo dell’energia può lievitare fino a 20 centesimi di euro/kWh. Troppo costosa la soluzione del biogas che presuppone la costruzione di infrastrutture per il trasporto della materia prima che peraltro, in Svizzera, non è neanche considerata carbon neutral. Difficile e costoso anche l’impiego di biocarburanti che dovrebbero essere importati”.

Mentre in Olanda hanno preso piede le serre geotermiche, riscaldate cioè con l’energia del sottosuolo, questo in Svizzera non è possibile, per lo meno non nel breve periodo, anche perché il Paese elvetico non ha una mappatura del sottosuolo e scavare – per giunta in profondità – diventa un’operazione rischiosa.
Lo scorso novembre, durante una conferenza sulle orticole in serra tenutasi presso l’Istituto di Agricoltura del Cantone di Friburgo, Jeremy Rolle dell’Università di Arti e Scienze applicate di Friburgo, ha presentato il progetto Innoserre, partito nel 2017, che confronta i sistemi di riscaldamento non solo per la loro capacità di ridurre le emissioni ma anche per la possibilità di autoapprovvigionarsi di CO2 per la fertilizzazione delle proprie colture creando quindi una sorta di circolo chiuso.

“In questo senso – ha affermato Rolle – il sistema più equilibrato in termini di costi/benefici è quello che combina l’uso di caldaie a legna con sistemi a gas naturale che permette il risparmio del 40% delle tonnellate di CO2 immesse in atmosfera rispetto agli attuali sistemi di riscaldamento a gas naturale. In ogni caso si verificherebbe un significativo aumento dei costi e quindi del prezzo finale del prodotto, ad esempio, del pomodoro che non è detto che possano essere accettati dai consumatori”.

Intanto l’anno prossimo, a Ried vicino a Kerzers, nel cantone svizzero di Friburgo, si inaugureranno due mega caldaie di teleriscaldamento che avranno una potenza di 4.800 kW e che serviranno ad alimentare tutte le aziende orticole della zona. Il progetto di costruzione della rete di teleriscaldamento di Ried-KerzersFräschels, prevede anche la costruzione di strutture di stoccaggio dell’energia per complessivi 1.800 m3 e la possibilità di cedere alla Rete nazionale l’energia non utilizzata. L’obiettivo è quello di risparmiare circa  6.000 tonnellate di CO2 all’anno pari a quanta se ne emette per riscaldare a gas 1.300 appartamenti.

Mariangela Latella