Rimini, a giudizio i dipendenti che sabotavano le buste di insalate

Sono stati rinviati a giudizio martedì mattina, dal gup di Rimini Adriana Cosenza, con le accuse a vario titolo di furto aggravato, adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari e turbata libertà dell’industria o del commercio, le 24 lavoratrici e il lavoratore di una grossa azienda del Riminese di insalate bio di IV e V Gamma, piatti pronti e succhi di frutta distribuiti nei supermercati di tutta Italia.

Stando a quanto ricostruito dai carabinieri, i 25 dipendenti (tutti di origine cinese) avrebbero appositamente infilato nelle buste di insalata lunghe ciocche di capelli, insetti morti, cicche di sigarette, pezzi di plastica e di cartone e schegge di legno per recare un danno all’azienda, costituitasi parte civile attraverso l’avvocato Nicoletta Gagliani.

Gli indagato avrebbero dunque cercato di sabotare l’azienda per cui lavoravano per questioni legate a motivi salariali. I ‘dipendenti infedeli’ avrebbero infatti gettato corpi estranei nei macchinari per il lavaggio e il taglio delle verdure o prelevando manualmente gli scarti eliminati dalle selezionatrici ottiche per poi infilarli tra i prodotti scelti per la distribuzione. Diversi anche gli episodi di furto addebitati ai lavoratori.

I fatti contestati, che vanno dal marzo del 2015 ai primi di dicembre del 2016, erano troppi per essere catalogati come semplici “sviste”. L’installazione (autorizzata dal pm) di apposite microcamere all’interno della ditta permise di svelare la malafede delle lavoratrici. Numerose furono le proteste e le segnalazioni da parte dei consumatori finali di tutta Italia per gli “oggetti” trovati nelle confezioni di verdura già lavata e pronta per il consumo.

I 25 dipendenti (difesi dagli avvocati Davide Grassi, Gilberto Gianni, Massimiliano Cornacchia, Gianluca Sardella e Raffaele Napolitano) furono licenziati per giusta causa e denunciati. Ora dovranno comparire in aula il prossimo 13 maggio per l’inizio del processo.

(Fonte: News Rimini)