Mario Gasbarrino a tutto campo. Ecco il suo progetto per Decò Italia

“La marca del distributore sarà il perno del supermercato del futuro e servirà a creargli un’identità forte. Per farlo deve riferirsi a prodotti che si collochino su un segmento premium di mercato perché sono maggiormente riconoscibili, come quelli di IV e V Gamma tra i freschissimi. Bisognerà lavorare sull’innovazione ma con la collaborazione di fornitori che viaggino sulla stessa lunghezza d’onda di questo progetto”.
Così Mario Gasbarrino, guru della distribuzione moderna italiana, ex ad di Unes e membro del cda di Everton SpA e Cortilia, che ritorna alla grande nella GDO italiana prendendo il timone di Decò Italia, la nuova centrale d’acquisto fondata da Multicedi e Gruppo Arena, aziende di supermercati leader in Campania ed in Sicilia che fanno parte del Gruppo Vegè.
La sua mission principale: sviluppare e gestire la private label per iniziare a creare, anche su di essa, un modello di supermercato del futuro.

– Dott. Gasbarrino, intanto congratulazioni per questa nuova avventura. Qual è la sua visione nello sviluppo della Marca privata delle insegne di Decò?
“La mia visione, sinceramente è abbastanza chiara e consolidata. Le persone nel corso del tempo non cambiano orientamento. Come nel calcio. C’è chi gioca ad uomo e chi gioca a zona”.

– Lei come gioca?
“Io sono per le politiche della trasparenza, delle basse pressioni promozionali, dell’assortimento protagonista in cui la marca privata rappresenta il tipo fondamentale dell’offerta. Chiaramente, se vuoi costruire dei valori sul tuo brand-insegna, devi lavorare sulla marca privata”.

– In che modo?
“Tutti i supermercati hanno, in genere, due PL, una per il mainstream e una top di gamma. Se si vuole fare una marca privata strategica non può certo riferirsi al mainstream. Un po’ come abbiamo fatto con Viaggiator Goloso in Unes”.

– Seguirà quel modello?
“Non replicheremo integralmente quello che abbiamo fatto in Unes. La storia non si ripete, il mondo cambia e l’Italia è stretta e lunga”.

– In che senso?
“Nel senso che, da regione a regione, ogni storia è diversa. Ci sono abitudini diverse, redditi diversi. Tuttavia, alcune linee di fondo sono comuni: l’online, la marca privata, l’attenzione alla sostenibilità, la visione etica, eccetera”.

– Lei aveva giurato che non sarebbe tornato nella GDO, come è arrivato al progetto di Decò?
“Come sono arrivato! È stato un processo lungo. Quando sono uscito da Unes avevo dichiarato che non avrei più rimesso piede in GDO. Volevo fare il nonno e, peraltro, adesso, aspetto anche il secondo nipote”.

– Felicitazioni!… ma…
“… Ma dentro di me mi dicevo che non lo avrei più fatto a meno che non si fosse trattato di un progetto che mi intrigava con persone che mi intrigavano”.

– Cosa la intriga del gruppo Decò?
“Il progetto in sé perché ha una visione diametralmente opposta a tutti gli altri e vuole puntare sulla MDD in modo diverso. Costruire un brand legato all’insegna per restituirle identità. Le persone si affezionano alla marca privata. E poi stare dentro il Gruppo Vegé è un grande vantaggio”.

– Userà la stessa private label per Arena e Multicedi?
“Sì, ma più che altro bisogna parlare di un sistema di marche private. C’è già la PL ‘Decò’ per il mainstream ma noi lavoreremo per l’ampliamento e il riposizionamento”.

– In che modo?
“Non sono ancora in grado di dire cosa farò. Penso, così su due piedi, alla possibilità di trovare almeno altre due marche per coprire i nuovi bisogni dei clienti che guardano ad un canale premium”.

– Pensa che la sua visione sulla PL possa rappresentare un driver per la ripresa del settore di IV Gamma che esce dal lockdown con le ossa rotte?
“Se vogliamo parlare in termini globali, l’asse del supermercato del futuro è l’omnicanalità, ossia sia ecommerce che punto vendita fisico, che sarà dominato dalla marca privata che trova nei freschissimi uno dei suoi punti forti oltre che immediatamente brandizzabili, da un certo punto di vista. Ovviamente sono fondamentali anche le persone che lavorano nel punto vendita. Penso che la crisi da Covid per questo settore, sia un effetto congiunturale che nel breve rientrerà. Ma la IV Gamma ha anche un elemento di debolezza che rappresenta un problema strutturale”.

– Quale?
“Il packaging che è sempre stato una fonte di grande inquinamento di plastica. Bisogna trovare soluzioni sostenibili che si possano conciliare con la delicatezza del prodotto primario. Bisogna lavorare sulle ricettazioni, sui prodotti…”.

– Sta dicendo che intende spingere il pedale della GDO su Ricerca e Sviluppo? 
“Spingeremo sul pedale della ricerca e sviluppo ma la nostra spinta nasce dal farci trovare partner; fornitori, agricoltori e partner che condividano questa visione e che ci possano dare una mano. Il lavoro di un distributore del futuro, contrariamente a quello che è stato finora, è quello di alleggerire l’attenzione sulla contrattualistica. Se si guarda ai rapporti con le grandi aziende, tutti i supermercati sono uguali, con gli stessi prodotti. Invece bisogna cercare fornitori che abbiano ognuno la propria specificità, passione, competenza, che sappiano metterci l’anima. È qui che nasce la collaborazione con Decò”.

– La sua vicinanza a Cortilia, può fare da fil rouge ad un progetto di partnership per l’e-commerce di Decò?
“No, Cortilia non c’entra niente con questo progetto”.

Mariangela Latella