Allungano la shelf-life i nuovi materiali delle serre firmate Lucchini

Con la fotoselezione dei film plastici di copertura delle serre si allunga la vita dei pomodori e degli ortaggi a foglia. Parola di Matteo Lucchini (nella foto), business development manager di Idromeccanica Lucchini Spa di Guidizzolo (Mantova), azienda leader nel settore della produzione di serre.
“Abbiamo applicato questo particolare film alle nostre serre – spiega Lucchini – testandone gli effetti sulle solanacee e sugli ortaggi a foglia e abbiamo visto che con la fotoselezione dei film plastici si ottengono ottimi risultati produttivi che poi vanno combinati anche con i dettagli strutturali delle serre per ottimizzarne l’effetto”.
I test su pomodoro e ortaggi a foglia sono stati condotti in condizioni di esposizione di luce normale. Per il pomodoro, i risultati ottenuti sono: una maggiore massa idrica, ad esempio, e una colorazione più rossa. “Sono risultati che abbiamo raggiunto – precisa Lucchini – nell’orizzonte temporale di tre campagne e quindi di tre stagioni a ciclo lungo estivo, con trapianti a gennaio e febbraio e cimatura a novembre. Con queste condizioni produttive, la resa è aumentata del 3-4%. Tra i vantaggi principali anche una maggiore shelf-life del prodotto fresco che, dopo una settimana di cella frigorifera, arriva sul banco con la stessa freschezza di un prodotto appena raccolto. Quindi con gli stessi grandi Brix e di sapidità”.
Per le verdure a foglia, la fotoselezione dei film plastici ha permesso di ottenere piante più compatte e sode che quindi, in fase di raccolta meccanizzata, generano meno scarto. In questo senso, si ha anche una resa maggiore del 3-4% in termini di minore scarto alla raccolta. “Il fotoselettore inoltre – aggiunge Lucchini -, garantisce al prodotto chiuso in busta, una shelf life maggiore. In questi casi anche una nottata in più è utile per i tempi di transito. Si pensi al periodo di lock-down quando la domanda della GDO era rallentata e le aziende avevano gradi quantità di prodotto da tenere in stock. Avere una notte in più per ricollocare la merce può essere vitale. Inoltre, chi ha stoccato pomodoro durante il lockdown, alla riapertura del mercato lo ha potuto vendere molto bene. Anche in questo caso una shelf life più lunga è stata fondamentale.”
Tra le ultime serre hi-tech, fino ad ora destinate al mercato internazionale, la rivisitazione di una struttura già sul mercato caratterizzata da tetti cosiddetti ‘cabrio’, in grado cioè di consentire la coltivazione a campo aperto come se non ci fosse la serra che si chiude quando la stagione è finita. La tecnologia di Lucchini si chiama Open Sky System e permette di fare letteralmente sparire la serra quando non serve. “In questo modo – dice Lucchini – si ottiene una serra più economica e longeva. In pratica, quando finisce la stagione, schiacci un interruttore e lo schermo che funge da film plastico, si impacchetta. È un sistema che offre grandi vantaggi nel Sud Italia che beneficia di un clima mite d’inverno e di estati calde. Si stanno facendo prove anche a Pachino e Vittoria. Mentre in Sudafrica e California stanno facendo test con queste serre per la coltivazione di piante da vivaio di uva da tavola”.
Pronta al lancio sul mercato, infine, una nuova struttura da frutteto, ricoperta con un film speciale che pur sembrando di plastica è, in sostanza, una rete molto fitta, firmata Arrigoni SpA, che permette di proteggere da pioggia e grandine oltre che garantire la traspirazione aerea delle piante. “Sono strutture che si adattano ai filari dei frutteti garantendo anche un ombreggiamento intorno 20%”.
Le serre Lucchini hanno un prezzo che può andare dai 10 mila euro l’ettaro per quelle più basiche fino a 4-5 milioni per gli impianti hi-tech.
Mariangela Latella