IV Gamma e surgelati, da competitor ad alleati nella pandemia. Nostra inchiesta

Boom del segmento dell’ortofrutta surgelata che nel 2020 ha regiatrato un +25% del fatturato in Italia rivelandosi uno sbocco di mercato per i prodotti di IV Gamma invenduti durante l’emergenza pandemica.
Lo rivelano i dati dei principali osservatori di mercato come Nielsen e Coop, e lo testimoniano alcune aziende sia del settore frozen che della IV Gamma. Queste ultime, in emergenza, si sono viste costrette a dirottare la propria produzione, specie di frutta, verso l’industria del frozen. L’alternativa era il macero.
“Grazie a questa sinergia – spiega Luca Garletti, Ceo di McGarlet, azienda della Bergamasca specializzata nell’importazione, produzione e distribuzione di frutta esotica di prima e IV Gamma – abbiamo svuotato le celle. Tra i prodotti più richiesti l’ananas, il mango, la papaya e persino i succhi di lime e di melograno. Poi, ragionando anche in un’ottica di economia circolare, c’è anche tutto il mondo dei sottoprodotti dell’industria di IV Gamma che può andare a costituire basi per la preparazione di ricette industriali come ad esempio succhi o estratti, fino ad oggi presidiati dai concentrati”.
Secondo Nielsen dopo i gelati, l’ortofrutta surgelata è la categoria più apprezzata dai consumatori con tendenza in crescita durante la pandemia (eccettuato che per le patatine da friggere a causa della chiusura del canale horeca); ed il ready-to-eat frozen sarà il segmento in più forte crescita nei prossimi anni.
Guardando ai numeri, se la IV Gamma, in tutte le sue categorie di prodotto, ha chiuso il 2020 con una perdita di fatturato del 7%, il mondo del frozen è cresciuto, per contro, del 24%. Non bruscolini! Si tratta di un business che in tutta Europa, si stima, arriverà a sfiorare i 300 miliardi di fatturato con i Paesi nordici tra i principali acquirenti ed un consumo pro-capite, che arriva, in Danimarca ad esempio, anche ai 44 kg l’anno.
Potenzialità di crescita importanti, soprattutto in relazione al rapporto qualità-prezzo e alla più lunga shelf life, si registrano anche nei Paesi dell’Est europeo come Polonia e Ungheria che però ancora hanno consumi pro-capite intorno ai 10 kg l’anno.
“Il vantaggio del prodotto frozen – spiega Nicola Borgati, responsabile surgelati del Gruppo Mazzoni – risiede da un lato nel fattore prezzo, che è nettamente inferiore al fresco a parità di qualità del prodotto, nella scadenza più lunga e anche, per quanto riguarda il food service, nella minore necessità di manodopera perché con il prodotto surgelato non c’è bisogno di pelare o lavare la materia prima”.
Secondo il rapporto Coop “Italia 2021, il next normal degli italiani” il segmento frozen è crescito del 12,2% solo tra fine luglio e fine agosto 2020, in un solo mese; mentre guardando le proiezioni anno su anno, è destinato a crescere di circa altri 3 miliardi di euro di fatturato tra il 2020 e il 2021 anche perché rappresenta un’alternativa economica al caro prezzo della spesa online che è salito di un 25% nel portafoglio degli italiani rispetto al carrello fisico.
“Durante l’emergenza pandemica – precisa Nicola Borgati – la crescita dei surgelati nei canali della media e grande distribuzione è stata addirittura del 70%, minore nei supermercati, e persino in crescita nel food service del 20%. Adesso stiamo andando avanti con la nostra offerta, studiando, ad esempio, nuove linee di prodotto bio soprattutto per mirtilli e more selvatici che prima si trovavano solo nelle boutique della frutta”.
Una tendenza, quella del boom del surgelato, che sta riguardando tutta l’Europa. Si pensi alla Francia dove l’ananas e il mango surgelati viaggiano persino sul +100% (il doppio rispetto al pre-pandemia).
Fruttagel, azienda leader italiana, sta addirittura producendo, per i propri vegetali surgelati, un packaging interamente compostabile per le referenze a marchio Almaverde Bio e per quelle della private label.
La crescita della categoria dei surgelati è confermata anche da Orogel, leader di mercato, ma, “nel nostro caso – spiega Luca Pagliacci, responsabile marketing – ci approvvigioniamo solo dai nostri produttori che lavorano con noi in base a piani produttivi e quantitativi stabiliti ad inizio anno. Certo possono esserci anche altre aziende private del settore che si aprono a nuovi fornitori”.
Insomma, dopo la prima tensione data dal lockdown in cui il mercato era molto incerto sul da farsi, l’industria ha iniziato a muoversi. Come la società Versilfungo di Camaiore in provincia di Lucca che, in tempi di pandemia, ha realizzato un vero e proprio restyling aziendale passando dalla produzione di funghi e tartufi surgelati a quella di ricettati con ortofrutta surgelata come cuori di carciofi e frutti di bosco, tutte referenze destinate al canale della GDO.
Mariangela Latella