Prezzo equo, parola d’ordine del Gruppo Tatò Paride, 160 punti vendita tra Puglia e Basilicata

Il comparto ortofrutta del Gruppo Tatò Paride, master franchisee di Coop Alleanza 3.0 in Puglia e Basilicata con 60 punti vendita di proprietà, di cui alcuni a marchio Alter Discount, e 100 affiliati suddivisi tra le due insegne con cui opera il gruppo, ha chiuso il 2020 con una crescita sul 2019 del fatturato totale ortofrutta del 26% tra diretti e affiliati mentre sui PDV diretti, a parità di punti vendita, del 10%.
Il Covid se da un lato ha favorito la crescita dei prodotti non di servizio per effetto dell’home cooking, dall’altro ha penalizzato alcune categorie di servizio come la IV Gamma che ha perso il 4% e la V Gamma che ha rallentato la sua crescita a doppia cifra.
L’obiettivo 2021 è per il Gruppo quello di recuperare questi valori rilanciando attraverso quattro linee guida strategiche: il bio, la qualità certificata, la sostenibilità (attraverso soprattutto le linee solcate dai processi di filiera Coop,  principale garanzia per i consumatori), e i grandi formati convenienza (considerando la perdita di potere di acquisto delle famiglie e la riduzione della frequenza dell’approvvigionamento domestico).
Lo rivela Salvatore Garofalo (nella foto), responsabile degli acquisti ortofrutta del Gruppo in un’intervista esclusiva a FreshCutNews.
“Ancora una condizione di normalità non si vede all’orizzonte ma – precisa Garofalo – avvertiamo forte la necessità di non deludere i nostri clienti. Per questo, pur navigando a vista, stiamo mettendo in pratica tutte le soluzioni che cogliamo dagli indicatori socio-economici. Innanzitutto con prezzi equi, tuttavia senza penalizzare eccessivamente i nostri fornitori a cui va in egual modo, alla stregua dei clienti, il nostro grazie. Tutti sono stati messi a dura prova. I fornitori in termini di maggiori costi che di fatto non sono stati assorbiti da rincari sui listini, nonostante il comparto, anche prima del Covid, non versasse in una condizione idilliaca a livello di redditività”.
– Come evolverà, nel 2021, il vostro rapporto tra private label e marchio del fornitore?
“Fino ad oggi siamo stati in un rapporto di 50 e 50. Vogliamo estendere la quota della MDD al 60% spingendo sulle quattro leve referenziali citate. È il prodotto a marchio del distributore (Coop Origine e Viviverde Bio) che raggruppando molteplici contenuti valoriali (sicurezza, qualità, eticità, sostenibilità) maggiormente ci rappresenta e meglio si sposa con le esigenze e la sensibilità dei nostri clienti. Siamo convinti che questa sia la strada per essere riconosciuti per affidabilità e in questo, cerchiamo di rispondere al bisogno emergente di rassicurazione da parte del consumatore”.
– Quali strategie state valutando per un settore che se da un lato perde molto dall’altro deve anche misurarsi con famiglie che, oltre ad avere cambiato le loro abitudini di acquisto, vedono ridotto il loro potere di acquisto?
“Questo è un dato oggettivo da tenere in forte considerazione ma non per questo riteniamo di abbassare gli standard qualitativi, al contrario puntiamo a migliorarli proponendo formati convenienza che forniscono senza dubbio un vantaggio economico base/kg, perché tutti sappiamo che i costi di confezionamento aumentano con la riduzione dei formati. Il prezzo è una sommatoria di costi, ma mi piacerebbe si parlasse più costantemente di prezzi equi perché il prezzo basso non è sempre una garanzia di qualità e di sicurezza e non sempre produce un vantaggio al consumatore. Auspico si possa arrivare ad una informazione più precisa a favore del cliente finale affinché si possano conoscere i reali costi di produzione e come si arriva alla formulazione di un prezzo al dettaglio equo, che consideri scelte più consapevoli, sane e che nello stesso tempo non facciano implodere il sistema della produttivo e della trasformazione agricola”.
– Per quanto riguarda la IV Gamma di frutta, che è stata una delle categorie più penalizzate dalla crisi pandemica, Coop Alleanza 3.0 sta rilanciando, proponendo referenze a marchio del distributore. Le troveremo anche sugli scaffai di Puglia e Basilicata?
“Il nostro accordo con Coop Alleanza 3.0 prevede che possiamo continuare a lavorare con i nostri fornitori locali. In questo senso, per la IV Gamma di frutta lavoriamo solo con la marca del fornitore e abbiamo un accordo con Orsero che ha una piattaforma a Molfetta”.
– Come sta andando la IV Gamma di frutta?
“Il mercato cresce molto lentamente nella nostra regione. Ci aspettavamo, prima della pandemia, una crescita più convinta che non è arrivata. Ma penso che la corsa riprenderà non appena torneremo alla normalità, auspicando si possa oltremodo alzare il livello con frutta bio in IV Gamma”.
– Quale andamento registrate per le zuppe?
“È un segmento che continua a crescere ma cresce meno rispetto al pre-Covid. Se nel 2019 faceva il +30%, nel 2020 ha chiuso perdendo 5 punti percentuali. L’andamento degli ultimi anni ha incoraggiato Coop ad inserire, a fianco alle zuppe ViviVerde  Bio da 620 grammi, anche mono-porzioni ma non bio. Ai prodotti della nostra filiera affianchiamo anche la marca DimmidiSì, molto riconosciuta e apprezzata dal consumatore. Eravamo pronti e strutturati ad offrire il meglio anche in questo segmento ma la pandemia ha condizionato gli andamenti”.
– Come pensate di recuperare?
“Anche in questo caso, navighiamo a vista ma siamo un’azienda veloce, saremo pronti a rimodulare di asset ai primi segnali”.
– Come evolve il vostro rapporto con i fornitori di IV Gamma, posto che nel 2020, oltre al danno Covid c’è stata anche la beffa ‘clima’ che ha contribuito ad abbattere di molto i volumi sul mercato, soprattutto per alcune varietà come rucola, valerianella e spinacino?
“Il nostro rapporto con Coop ci consente di fare riferimento ad una vasta platea di aziende produttive,oltretutto spaziamo anche fuori dal circuito Coop; lavoriamo con aziende locali, così, nell’insieme, raramente corriamo il rischio di rimanere senza prodotto. In generale vorrei aggiungere che in questo momento storico, in cui noi tutti abbiamo visto scalfire le nostre certezze, siamo richiamati come attori della filiera ad una maggiore sensibilità anche sui temi dell’equità e del localismo, oltre che, da un punto di vista qualitativo e merceologico, verso la distribuzione di ricchezza, visto che i nostri clienti sono pugliesi e operiamo in un contesto di aziende non sempre strutturate. Eravamo convinti di questo anche prima del Covid,  oggi lo siamo ancor più”.
Mariangela Latella