La California guida la svolta americana sulla sicurezza delle lattughe

Dopo i numerosi scaldali di epidemia di E. Coli scoppiati negli ultimi anni e causati dalle lattughe romane prodotte, a campo aperto, in California (scandali a tutt’oggi mai definitivamente chiariti), il California Leafy Greens Marketing Agreement (LGMA) guidato da Tim York (nella foto), guru USA in materia di sicurezza alimentare, chiede dei test pre-raccolta sulle lattughe californiane e le lobby si ribellano.
Contemporaneamente la CEA Food Safety Coalition, ossia la Coalizione per la sicurezza alimentare nelle colture protette, nata nel 2019, lancia il primo programma in assoluto di certificazione per le verdure a foglia coltivate in serra che stanno letteralmente esplodendo negli USA.
La proposta di un controllo pre-raccolta è stata lanciata dallo stesso York, attraverso un articolo scritto di suo pugno, sulle colonne del giornale statunitense ‘The Packer’ (n.d.r., edizione del 26 aprile), per assicurarsi che venisse recapitata direttamente ai produttori.
La proposta del controllo pre-raccolta sulle insalate, soprattutto per quelle coltivate in prossimità di allevamenti, è considerata, negli Stati Uniti, una vera e propria crociata contro le lobby agroalimentari che negli USA sono molto potenti, che invece non vedono per niente di buon occhio questi controlli capillari.
“Nel caso fosse accolta – si legge nel testo di York – sarebbe la prima volta in assoluto che un intero gruppo di materie prime venga sottoposto a test pre-raccolta a tappeto e quindi non a campione. Si tratta di un progetto difficile, me ne rendo conto, ma necessario per dare una risposta efficace al recente rapporto della Food and Drug Administration USA (FDA), sui focolai di E. Coli associati alla lattuga californiana ed esplosi anche nel 2020, oltre che nei due anni precedenti”.
Secondo le teorie più accreditate dagli esperti, i focolai sarebbero scoppiati principalmente per la troppa vicinanza delle colture orticole ad allevamenti di bestiame. In questo caso le polveri e le acque reflue di questi ultimi, avrebbero contaminato i raccolti attraverso l’acqua di irrigazione, poiché basta la presenza di particelle microscopiche per impattare su tutte le operazioni di irrigazione e quindi anche di produzione.
“I risultati dello studio FDA e lo stesso linguaggio usato – ha precisato York – vanno interpretati come un avvertimento ai produttori, di fare di più per fermare le epidemie. Noi possiamo fare di più e nessun altro ente è in grado di apportare in tempi brevi, un cambiamento così radicale e diffuso”.
Il board di amministrazione di LGMA California ha coinvolto Trever Suslow, luminare in food safety dell’UC Davis, l’Università della California, per lavorare su una metodologia di analisi pre-raccolta e di una valutazione del rischio proveniente dal terreno adiacente.
York, nel suo scritto, esorta in prima battuta i consumatori a richiedere questo tipo di controlli, di modo da far leva sui coltivatori che, lo ricordiamo, in quest’area, producono il 70% delle lattughe e delle verdure a foglia della California, con oltre 30 miliardi di insalate porzionate l’anno.
È possibile che la proposta di York, o meglio, la crociata di York, possa essere estesa anche ad altri Stati se si considera che, ad esempio, subito dopo la costituzione del LGMA in California, è nato anche l’omologo ente in Arizona grazie ad una rete di coltivatori e spedizionieri che lavora su un programma simile di audit con lo Stato.
Intanto, la CEA Food Safety Coalition, ossia la Coalizione per la sicurezza alimentare nelle colture protette, lancia il primo programma in assoluto di certificazione per le verdure a foglia coltivate in serra.
Ora i membri della coalizione industriale possono scegliere di essere valutati per il modulo CEA Leafy Greens e, in caso di esito positivo, potranno utilizzare il sigillo CEA per alimenti sulla confezione dei prodotti certificati. Il modulo CEA Leafy Greens consente ai coltivatori CEA di distinguere i prodotti coltivati indoor garantendo al contempo il raggiungimento dei più alti standard di qualità e conformità.
“Il settore CEA è in rapida espansione – afferma Rebecca Anderson, key account manager tecnico di GlobalGAP Nord America – e si prevede che supporterà oltre il 10% della produzione di produzioni orticole negli Stati Uniti entro il 2025. Il CEA FSC Leafy Green Module stabilirà un nuovo standard di settore per i prodotti coltivati CEA, stimolando al contempo la consapevolezza dei consumatori sulle innovazioni in atto oggi nell’agricoltura indoor”.
Questa certificazione va a colmare – secondo Marni Karlin, direttore esecutivo della Coalizione – una lacuna dal momento che “gli attuali disciplinari per la coltivazione delle orticole sono stati scritti per quelle a campo aperto e le serre sono una novità che si sta imponendo solo negli ultimi anni”.
Il programma di certificazione è disponibile per tutti i membri CEA FSC e viene verificato annualmente. I coltivatori CEA possono essere valutati in quattro aree chiave: 1. analisi dei rischi (uso di acqua, sostanze nutritive, substrati di coltivazione, semi, input, controllo del sito e altri fattori rilevanti); 2. acqua (in questo caso l’uso dell’acqua di ricircolo richiede un’analisi continua dei pericoli e un monitoraggio ambientale a zone sulla base di valutazioni del rischio specifico dell’azienda); 3. controllo del sito produttivo (infrastrutture e progettazione del sistema, superfici a contatto con gli alimenti compresi i contenitori per piante, illuminazione, robotica, sensori, attrezzature e utensili, ecc.); 4. uso e test dei pesticidi durante il ciclo di vita delle piante.
Mariangela Latella