Banda larga, droni, digitalizzazione: la Piana del Sele tenta il rilancio

L’agricoltura 4.0 approda nella Piana del Sele ma i costi, in particolare per la banda larga, se li stanno accollando tutti le aziende (e ovviamente solo quelle che possono permetterselo). Dunque sviluppare quello che è uno dei pilastri della strategia europea del ‘New Green Deal’, è un’impresa ardita: non  per niente le aziende agricole che sono coperte dalla banda larga non arriva al 5% (ed è un numero ottimistico) in tutt’Italia.
Nella Piana del Sele il Gruppo Rago ha speso di propria tasca circa 20 mila euro per portare la banda larga, che si fermava alla Statale 18 di Battipaglia, fino alle serre della Piana e quindi per 2,5 km ulteriori. E non è il 5G. Anche altre aziende del territorio si sono date da fare in questa direzione.
“Se lo Stato non arriva – afferma Rosario Rago (nella foto), presidente dell’omonimo Gruppo – chi vuole agire, deve provvedere da sé. Noi l’abbiamo fatto già un paio di anni fa, in contemporanea con l’analisi LCA (Life Cycle Assessment), ossia la nostra valutazione di impatto ambientale. A seguito di quei due interventi oggi stiamo traendo le prime conclusioni e prendendo le prime decisioni di agricoltura 4.0. Siamo partiti con un progetto sull’uso di droni in serra e sulla sensoristica che ci permetterà di ottimizzare l’uso degli input, primo fra tutti l’acqua. Per fare questo, e quindi per passare ad una fase di digitalizzazione, era preliminare e fondamentale introdurre la banda larga e noi ce la siamo dovuta pagare. In questo senso, ipotizzo che i piccoli produttori, che soffrono magari per problemi di liquidità post pandemia, sono destinati a rimanere indietro per non potersi finanziare l’upgrade aziendale”.
In tempi in cui tutto in settore primario e, in particolare quello della IV Gamma, è chiamato a sfide importanti, prima fra tutte quella della sostenibilità, l’agricoltura 4.0 è uno strumento dal quale non si può prescindere.
“Nell’ultima riunione web del nostro Gruppo – precisa Rago – abbiamo programmato l’introduzione dei droni per il cui sviluppo ci siamo appoggiati ad un incubatore di start-up di Deloitte. Quello che introdurremo servirà per fare rilevazioni biometriche ed altre operazioni. Ma sappiamo già che la funzionalità di queste macchine, altrove, a partire dagli USA, è molto più avanti. Oltre che sulla digitalizzazione, stiamo lavorando sul fronte del packaging biodegradabile in collaborazione con un gruppo canadese che abbiamo conosciuto grazie ad un articolo di Fresh Cut News. Stiamo studiando soluzioni. Sono comunque sfide rese ancora più difficili dalle attuali condizioni di mercato, dove con le promozioni massive a 0,99 e l’aumento incredibile dei costi delle materie prime come la plastica, l’energia e il petrolio, i margini delle aziende si sono ridotti drasticamente”.
Nonostante la crisi pandemica abbia colpito, l’anno scorso, il settore della IV Gamma, alcune insegne della GDO, quelle caratterizzate da una maggiore presenza di metrature piccole e quindi di negozi di prossimità, hanno registrato trend positivi del fatturato dei freschissimi, in controtendenza con l’andamento medio nazionale.
“Guardando questo dato – chiosa Rago – la strada dei negozi di prossimità, potrebbe essere un percorso da studiare anche se, uscendo dal perimetro della GDO, la gestione della catena del freddo potrebbe essere uno dei punti più nevralgici e anche qui, come per il digital divide, c’è una netta differenza tra Nord e Sud, un gap strutturale di quest’ultimo che andrebbe colmato, magari con i fondi PNRR, se si vuol mettere tutte le aziende agricole del Paese nelle condizioni di ‘giocare ad armi pari’. Ma tenga presente che, se la IV Gamma inizia a distribuire nei piccoli store, il rischio è quello di tornare indietro perché se al Nord le metrature refrigerate sono già importanti nei punti vendita di prossimità, al Sud non ancora. Sarà difficile estendere, in questo caso, un assortimento di IV Gamma”.
Mariangela Latella