Cibus, “ripartenza al di sopra delle aspettative”. In arrivo una versione internazionale?

Ripartenza lenta ma al di sopra delle aspettative per Cibus che dopo la pandemia, ha aperto i battenti a Fiere di Parma come prima Fiera in presenza post-Covid e che ha rappresentato un’occasione per il confronto diretto del settore agroalimentare su come riorganizzare la ripartenza.

Intanto, gli organizzatori iniziano già a parlare di una versione internazionalizzata della fiera che potrebbe chiamarsi anche Cibus International.

“La fiera è andata meglio di quanto pensavamo – ci spiega Riccardo Caravita (nella foto), brand manager di Cibus -. Quest’anno stimiamo di essere arrivati intorno i quarantamila visitatori. Un numero al di sopra delle nostre aspettative lo ammetto ma che comunque è inferiore della metà rispetto a quello a cui eravamo abituati. In tempi pre-Covid, Cibus viaggiava sugli ottantamila visitatori. Ma stiamo parlando di una fiera che è un prodotto molto coraggioso. Siamo la prima del comparto Food and beverage che si è svolta in presenza in Europa. È la fiera della ripartenza ma anche la fiera di un settore, quello alimentare, che durante la pandemia non si è mai fermato e anzi ha continuato ad innovare e a rispondere alla continua richiesta da parte di supermercati italiani ed esteri di prodotti di qualità e autenticamente italiani. Era quindi importante avere un momento di confronto in cui tutto il settore industriale, distributivo e politico potesse parlare su come ripartire”.

Un confronto che c’è stato ad esempio con l’attività convegnistica della fiera alla quale hanno partecipato tre ministri, ma svoltosi anche nel contatto diretto dei professionisti, all’interno dei padiglioni.

Circa 2mila gli espositori di questa edizione 2021 di cui il 5% stranieri mentre 3mila i buyer partecipanti di cui 1.500 dall’estero.

“Non era banale riuscire a centrare un obiettivo che era per definizione ambizioso – precisa Caravita -, un progetto di sistema in cui hanno dimostrato di credere le aziende e tutto il sistema Paese. Il motto di questa edizione è stato:l’importante è ripartire insieme per tornare alla normalità”.

Per quanto riguarda le categorie merceologiche delle aziende che hanno esposto quest’anno a Cibus, c’è stata una maggiore presenza di aziende produttrici di prodotti secchi e con shelf life più lunga, rappresentanti di quelle categorie merceologiche che durante il lock down sono state quelle più vendute e che per questo sono entrate nella guerra dei prezzi delle commodities.

“Questo quadro – ci chiarisce Caravita – rispecchia, del resto, le tendenze che sono emerse durante il lockdown. Abbiamo avuto, tra gli espositori una buona rappresentanza dei produttori di olio, pasta, conserve ma allo stesso tempo anche di prodotti biologici, vegetariani e vegani. Un’altra tendenza che emerge da questo Cibus è quindi, anche quella salutista con una discreta presenza di prodotti legati al mondo della salute e del benessere, dai prodotti proteici, ai ‘free from’. Soprattutto sui prodotti Bio abbiamo riscontrato una grande ritorno della tradizione della cucina italiana”.

Per quanto riguarda l’accordo con Macfrut per il tour dei buyer in un unico periodo fieristico regionale (oltre a Cibus, l’occasione è, appunto, anche quella di Macfrut a Rimini e poi di Sana a Bologna), Caravita così commenta: “L’accordo nasce dal desiderio di fare sistema per uscire da questa crisi che ormai speriamo finisca a breve e che deve diventare un’opportunità. Vuoi per l’ottimismo con cui guardiamo alla campagna vaccinale, vuoi per i fondi UE che stanno per arrivare con il PNRR e che dovranno essere investiti bene, soprattutto sul settore dell’esportazione che è stato il vero driver della pandemia. Quest’anno dovremmo arrivare a 50 miliardi di euro di prodotto esportato che era l’obiettivo che il Governo si era dato ad Expo 2015”.

Tra i progetti futuri della fiera, c’è quello di creare una versione estera del trade show di Parma che potrebbe chiamarsi anche ‘Cibus International’. Un’idea che inizia a prendere forma anche grazie alla stretta collaborazione tra Cibus e ICE nel cui consiglio di amministrazione siede Ivano Vacondio che è presidente di Federalimentare, organizzazione che detiene il 50% delle quote della Fiera.

“Creare un Cibus International è una sfida che vorremmo intraprendere per il futuro – specifica Caravita –. In pratica, così come portiamo le aziende a Parma, l’idea è quella di riuscire a portarle anche all’estero, in altre fiere in collaborazione con ICE che, in un quadro di sistema Paese, deve essere la bandiera istituzionale che rappresenta il made in Italy all’estero.

Mariangela Latella