Coop Alleanza verso ritocchi graduali dei contratti di fornitura. Ingaggiata Cultiva per la IV Gamma bio

Coop si prepara ad adeguare i prezzi ai fornitori in relazione all’aumento spropositato del costi delle materie prime registrato nel corso del 2021 e anche negli ultimi mesi. Un aumento che ha fatto, indirettamente,  anche lievitare i casi di vendite sottocosto.

Con il nuovo decreto contro le pratiche commerciali sleali, che attua la Direttiva UE equipollente, questo non sarà più possibile e le insegne devono prepararsi a rivedere gli accordi con i propri fornitori.
Ne parliamo con Giampaolo Ferri (nella foto), responsabile della IV e V Gamma, frutta secca e legumi secchi di Coop Alleanza 3.0, in un intervista esclusiva; la prima dopo il varo del decreto sulle pratiche sleali rilasciata da un big retailer italiano.

Giampaolo Ferri

– Il decreto prevede l’adeguamento alle nuove norme dei contratti in corso nel termine di sei mesi. Come vi state organizzando?
“Forse sarebbe doveroso fare una premessa. Noi consideriamo i nostri fornitori come dei collaboratori e non come aziende da spremere. In quest’ottica abbiamo spesso varato con loro progetti che hanno fatto bene sia alla nostra azienda che al fornitore. Si pensi ai progetti dei marchi private label Fior Fiore Coop e Vivi Verde per i prodotti Bio”.
– Fior Fiore Coop, ad oggi, però non è un marchio della private label di IV Gamma.
“Vero, ma Vivi Verde sì. Per questo nuovo segmento che è la nostra private label di IV Gamma bio, abbiamo siglato un accordo con Cultiva, che è entrato da poco tra i nostri fornitori. Prima la sua commercializzazione avveniva tramite Alegra. Adesso è sceso in campo da solo e sarà il nostro produttore di riferimento per le insalate bio a marchio del distributore”.
– Ma in generale cosa succederà ai contratti in essere con i grandi produttori di IV Gamma che riforniscono la private label dell’insegna, la quale rappresenta la maggior parte dell’assortimento a scaffale?
“Alla luce di quanto sta succedendo in queste settimane, soprattutto in relazione all’aumento dei costi delle materie prime, stiamo cercando, insieme ai nostri produttori, di spalmare gli aumenti, dove possibile, nel tempo. Pensiamo alla revisione di accordi che prevedano degli scatti di prezzi periodici. Pensiamo anche di farci carico, come distributore, di parte di questi aumenti per non appesantire il carrello del nostro consumatore. Anche perché, un rincaro tutto in una volta, sarebbe difficile da spiegare e fare accettare al nostro acquirente, che, come tutto il Paese, esce impoverito da due anni di pandemia”.
– Gli ultimi listini sono stati chiusi ad ottobre. Prevedevano variazioni di prezzo al fornitore di IV Gamma?
“No. Tendenzialmente, in condizioni normali, i listini della private label vengono rivisti ogni due o tre anni, mentre i prodotti a marchio del fornitore, viaggiano con le loro politiche di prezzo”.
– Il problema è che almeno il 70% del mercato delle insalate in busta è fatto dalla private label. 
“Vero e posso immaginare che le aziende che lavorano solo con la PL possano avere, in questa precisa fase del mercato, difficoltà enormi. Noi, come Coop, stiamo cercando di analizzare gli effettivi aumenti subìti dai nostri fornitori e cercare di spalmarli accordando aumenti dei prezzi ogni tre-quattro mesi. Non dimentichiamoci però che, per quanto riguarda le vendite sottocosto, qui ci scontriamo con un aspetto culturale endemico e distorsivo del mercato ortofrutticolo. Ovvero quello che caratterizza i produttori che pur di vendere la merce raccolta e trovare sbocchi di mercato in tempi brevi, da sempre la propongono ai propri clienti, a prezzi bassi”.
– In una situazione di impennata del costo delle materie prime e del varo del decreto contro le pratiche commerciali sleali, l’adeguamento obbligatorio dei contratti in essere, tra GDO e fornitori, entro il termine di sei mesi, potrebbe essere una cartina di tornasole delle denunce portate avanti dai produttori, ormai da mesi, di contratti capestro da parte delle insegne? 
“Non si può generalizzare. In mezzo a questa situazione delicata e complessa, tenga presente, che c’è anche tanta speculazione”.
– Cosa pensa del vertical farming come fornitore? 
“Sono prodotti ancora difficili da collocare perché hanno prezzi troppo importanti per il mercato. Tuttavia stiamo facendo, come Coop Italia, alcuni test”.
– Dove?
“Ad esempio, in Coop Nord Est si stanno proponendo colture idroponiche”.
– I produttori di vertical farming potrebbero diventare fornitori di private label?
“Superati gli ostacoli dei costi di produzione, quando si faranno e se si faranno gli scale up, che attualmente rendono questi prodotti ancora proibitivi nei prezzi, allora si vedrà. Stiamo esaminando  vantaggi e svantaggi”.
– Quali sono?
“I vantaggi del vertical farming è che si riesce ad ottenere, da questo modo di produrre, prodotti meno stressati e quindi più croccanti. D’altro canto è anche vero che si ha una shelf life doppia rispetto alla IV Gamma tradizionale. Tra gli svantaggi, per contro, c’è proprio la limitatezza dell’assortimento. Penso che la questione non si affronterà, sul fronte del rinnovo delle forniture, non prima di un paio d’anni”.
– Quale sarà il discrimine che vi permetterà di optare per una produzione tradizionale o per una di vertical farming?
“Sicuramente la leva prezzo avrà la sua importanza. Dobbiamo gestire la situazione in condizioni di equilibrio tra la giusta remunerazione dei nostri fornitori ed il rispetto delle aspettative e delle possibilità finanziarie dei nostri clienti, le famiglie che escono da due anni di Covid e che sono sempre più attente alla spesa. Tra gli altri fattori che faranno la differenza, ci sarà senza dubbio una preferenza per prodotti sostenibili e che garantiscano la food safety”.
Mariangela Latella