Boscolo: Poca efficenza e guerra sul centesimo, il fresh cut italiano deve evolversi

Se la IV Gamma naviga in acque agitate la colpa è sì della tempesta determinata dai venti spinti da costi alle stelle e margini all’osso, ma anche, e soprattutto, delle inefficienze e storture di un settore frastagliato, dove è difficile programmare e le dinamiche di filiera sono sovente schizofreniche.

Forte della sua esperienza negli Stati Uniti Federico Boscolo (nella foto), CEO di Cultiva, analizza il fresh cut Made in Italy, che negli anni è cresciuto, esprime eccellenze ma convive da tempo con punti deboli. Non riconducibili solo alla posizione predominante di una GDO che detta regole e prezzi ma che non deve essere capro espiatorio, tiene a puntualizzare il giovane manager.

“Nel comparto si contano tanti produttori e tantissimi stabilimenti, molti dei quali non lavorano al massimo del potenziale”, esordisce Boscolo. “Il boom dei costi, in primis quelli energetici, in sostanza, ha ingigantito i contorni di un problema strutturale presente da tempo”.

C’è ancora strada da fare sulla via dell’efficienza: “Negli USA, una decina di anni fa, è partito un processo di consolidamento e di ottimizzazione dell’offerta che ha bilanciato il rapporto con la domanda. Ci sono state chiusure, certo ma soprattutto si sono innescate collaborazioni e partnership virtuose. Con un conseguente miglioramento delle pratiche e degli automatismi operativi che in Italia sono invece complessi, poco virtuosi. Parliamoci chiaro: la colpa non è sempre della GDO ma anche nostra che ci facciamo la guerra per pochi centesimi, della gara per soddisfare ordini dell’ultimo secondo a qualsiasi condizione”.

Insomma, incalza Boscolo, “si produce sempre di più e quasi a caso, non si lavora bene, c’è troppa frammentazione a monte come a valle della filiera. I prezzi, negli Stati Uniti come in Italia, sono importanti, ma le aziende statunitensi hanno dimensioni tali che se li possono permettere. In Italia non è così. Eppure non servirebbero incrementi ‘esagerati’ dei listini Ma, al momento, vengono riconosciuti pochi centesimi e spesso neppure quelli”.

E dopo un’estate definita “infernale”, tra “oneri schizzati verso l’alto e mancanza di materia prima“, l’autunno che bussa alle porte “è ricco di incognite, con meno prodotti messi in campo per parare il colpo delle bollette e il rischio di un peggioramento della qualità: qualche produttore o quartagammista potrebbe tenere la temperatura dei frigoriferi qualche grado sopra il necessario per risparmiare”.

Il mercato della IV Gamma in Italia in ogni caso può crescere. E di molto: “la penetrazione è bassa, la percentuale del 70% di chi acquista una volta al mese non inganni, è poco significativa, bisogna guardare gli heavy consumer che sono attorno al 20%. Ma per raggiungere nuovi traguardi serve alzare l’asticella sui temi di cui abbiamo detto prima e sulla sostenibilità, indicatore prezioso per definire la qualità aziendale”.

La base sociale dell’OP Cultiva intanto sta lievitando con l’ingresso di due nuove realtà. Il fatturato complessivo legato al fresh cut si aggira intorno ai 40 milioni di euro, equamente suddivisi tra Europa e USA. “In questa fase siamo concentrati sul progetto CN5 by Cultiva, percorso verso una carbon neutrality che ha l’obiettivo di raggiungere in cinque anni le zero emissioni”, aggiunge il manager.

“Siamo partiti con la quantificazione dell’impatto di ogni singolo processo aziendale sul cambiamento climatico affidando a una società specializzata l’incarico di realizzare un modello progettato ad hoc in grado di misurare esattamente quanta CO2 emette in atmosfera ogni singolo prodotto Cultiva durante tutto il suo ciclo di vita, in modo da andare a individuare dove poter agire per ridurre o, idealmente, azzerare il suo impatto”.

La prossima settimana arriveranno i dati sull'”impronta”, propedeutica a ottenere la certificazione ISO 14067 “prenotata” per novembre di quest’anno. Seguiranno investimenti e nuove iniziative “green”.

Federico Boscolo nel quartier generale americano di Cultiva

Sostenibilità, per Cultiva, significa anche impegno economico:Aumenteremo mediamente del 10% i prezzi riconosciuti ai nostri agricoltori e non è facile di questi tempi, anche perché al momento, come detto prima, non si riescono a ottenere ritocchi dai nostri clienti, fino ad arrivare a casi estremi dove vengono addirittura richiesti adeguamenti al ribasso, anche in ambito bio, che è ancora una nicchia alla quale si dovrebbe riconoscere una marginalità superiore per garantirne la sopravvivenza. E qui subentra la scelleratezza di alcuni produttori che, pur di accaparrarsi pochi volumi, alimentano una corsa al ribasso che non può che portare il settore verso la tempesta perfetta creando un’errata percezione delle marginalità sia a livello consumatore che trade”.

Boscolo si dice fiducioso che a breve vengano adottate misure in grado di contenere gli aumenti energetici: ”Cultiva anche su questo fronte non sta a guardare, dal 2010 beneficia di un impianto fotovoltaico che sta potenziando con pannelli di ultima generazione”.

Negli USA, intanto, l’azienda lavora per ampliare l’impianto produttivo in Florida: arriverà a mille serre contro le 870 attuali, con un sensibile incremento di quota dell’organic, destinato a raggiungere il 20% delle produzioni.

Mirko Aldinucci
mirko.aldinucci@freshcutnews.it

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