Regolamento UE sugli imballaggi, settore in allarme

Il prossimo 30 novembre sarà presentata dalla Commissione europea la bozza del nuovo regolamento in tema di imballaggi e rifiuti di imballaggio, emendamento dell’attuale direttiva europea del 1994.

Come per i fitofarmaci il nuovo regolamento europeo, una volta approvato, dovrà essere adottato da tutti gli Stati membri, essendo vincolante.  La prospettiva ha fatto insorgere in modo corale – fatto non usuale – tutto il mondo produttivo, dell’agricoltura, del commercio e della distribuzione italiani che hanno chiesto al presidente Meloni in una lettera (inviata anche ai ministri Tajani, Fitto Urso, Pichetto Fratin, Lollobrigida) di opporsi a una proposta  “impraticabile e nel peggiore dei casi paralizzante per interi settori della nostra economia, con rischi enormi per l’occupazione e gli investimenti in un momento in cui il tessuto produttivo si trova a far fronte a una congiuntura estremamente delicata e in cui la crescita economica e la pace sociale restano priorità assolute”.

Nella lettera, firmata dai presidenti di Confindustria, ACI-Alleanza cooperative, Casartigiani, CLAAI, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Federdistribuzione, si dice che “l’impianto complessivo della bozza, redatta sotto l’impulso del vicepresidente Timmermans e già in circolazione fra gli addetti ai lavori, è fondamentalmente sbagliato e pericoloso, poiché si prevedono divieti di immissione sul mercato di particolari categorie di imballaggi (es. nell’HORECA), discriminazioni tra materiali, restrizioni, imposizioni di alcune soluzioni (riutilizzo) a scapito di altre (riciclo) in spregio alla neutralità tecnologica, il tutto senza alcun fondamento scientifico né valutazioni di impatto economico, sociale o ambientale, e in violazione della stessa gerarchia dei rifiuti definita dalla Direttiva 2008/98/CE”.

“Così come concepita, la proposta rischia di danneggiare tutti i produttori di imballaggi (qualunque sia il materiale: carta, plastica, chimica, vetro, legno, alluminio, bioplastica), i loro fornitori di materia prima e l’intera industria italiana del riciclo, ma anche gli utilizzatori industriali di imballaggi (in primis imprese e cooperative agricole e della trasformazione alimentare, ma anche la cosmetica, la farmaceutica e la cura della casa), i costruttori di macchinari per il confezionamento e l’imballaggio, la logistica e-commerce, la piccola, la media e la grande distribuzione organizzata, gli operatori della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo, e molti altri comparti fra essi strettamente interconnessi”.  “Il rischio, estremamente concreto, è che vengano travolte intere filiere strategiche del made in Italy, con conseguenze incalcolabili sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulle catene di distribuzione nazionali, a loro volta fortemente integrate su scala europea”.

E ancora: “A subire i danni peggiori sarebbero le nostre imprese e le cooperative agricole e della filiera alimentare, ossia il cuore pulsante dell’economia nazionale e settore trainante del nostro export, poiché gli imballaggi alimentari in generale – inclusi quelli monouso, fra i più direttamente colpiti da questo approccio – sono strategici per la protezione e conservazione degli alimenti, l’informazione al consumatore, la tracciabilità e l’igiene dei prodotti, e svolgono una funzione essenziale nella lotta alla fame nel mondo, riducendo gli sprechi alimentari e favorendo l’accesso al cibo”. Secondo le ultime stime, “una simile proposta impatterebbe negativamente su 450.000 imprese agricole, oltre 300.000 produttori e utilizzatori industriali e oltre 400.000 imprese commerciali e dei pubblici esercizi, che complessivamente generano un fatturato di oltre 1.880 miliardi di euro e occupano più di 7 milioni di lavoratori”.

“Occorre fra l’altro ricordare che il modello italiano di gestione dei rifiuti di imballaggio rappresenta un’eccellenza assoluta nel panorama europeo: grazie all’impegno congiunto del CONAI e dei consorzi indipendenti, e alla collaborazione fra attori pubblici e privati in un’ottica di prevenzione, recupero e riciclo, il nostro Paese è già riuscito a superare un tasso di riciclo per gli imballaggi superiore al 70%, raggiungendo con largo anticipo gli obiettivi di riciclo previsti dall’Europa per il 2030”.

L’approccio proposto dalla Commissione “rischia di scardinare questo modello, imponendo un’inversione di marcia radicale rispetto agli sforzi fatti negli ultimi trenta anni dalle imprese italiane, che hanno investito miliardi su produzioni e imballaggi sicuri e sostenibili, sulla trasparenza delle informazioni al consumatore e sul riciclo, raggiungendo, in linea con le strategie europee, vette di assoluta eccellenza in termini di innovazioni tecnologiche e di sostenibilità ambientale”.

da corriereortofrutticolo.it

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