Ricercatori al lavoro per un packaging più sicuro e sostenibile nella IV Gamma

di Sandra Pati e Jahan Zaib Ashraf *

Il packaging gioca un ruolo essenziale per preservare la qualità, la sicurezza e la shelf-life degli alimenti, perché protegge l’alimento stesso durante tutte le fasi della catena di distribuzione. Inoltre, è in aumento la domanda dei consumatori per i prodotti minimamente processati e della IV Gamma, che sono percepiti come alimenti dal valore aggiunto, in termini di qualità, semplicità, convenienza nella preparazione e valore nutrizionale. 

Anche questo tema sarà trattato durante FRESH-CUT 2024, the International Conference on Fresh-cut Produce (www.unifg.it/freshcut.2024), di cui Fresh Cut News è media partner.

I materiali plastici sono quelli più utilizzati per il confezionamento dei prodotti di IV gamma poiché possiedono differenti proprietà funzionali al confezionamento dei prodotti alimentari, comprendendo buone proprietà meccaniche, la trasparenza e vantaggi per le aziende di logistica. Inoltre, la vasta scelta di materiali disponibili, che hanno differenti proprietà di barriera all’ossigeno e all’anidride carbonica, consente di ottimizzare le condizioni di confezionamento per ogni tipologia di prodotto.

È noto che la plastica contenga varie sostanze che possono migrare dal packaging all’alimento: sostanze intenzionalmente aggiunte (IAS) al packaging per rafforzarne le caratteristiche fisiche e meccaniche, quali gli additivi elencati nel Regolamento UE n. 10/2011, e sostanze non intenzionalmente aggiunte (NIAS). Queste ultime comprendono composti derivanti dalla scissione dei polimeri dei materiali, impurità dei materiali di partenza, prodotti indesiderati che possono formarsi dall’interazione dei vari componenti del packaging e/o dall’interazione con l’alimento. È generalmente accettato che sostanze grandi, dal peso molecolare oltre i 1000 dalton, non siano assorbite nel tratto gastrointestinale; perciò, la loro migrazione non desta particolare attenzione. 

Le sostanze volatili (VOC), invece, sono sostanze dal basso peso molecolare, che possono facilmente evaporare, e quindi, potrebbero diffondere dal packaging all’ambiente circostante ed eventualmente assorbire sull’alimento. A seconda della loro concentrazione queste sostanze potrebbero avere un impatto sulla qualità, in particolare sull’odore e sul gusto, e sulla sicurezza dell’alimento imballato. Il livello di migrazione, comunque, dipende da diversi fattori, tra cui il tempo di contatto, la temperatura di conservazione, eventuali abusi termici, la natura della sostanza e la natura dell’alimento. 

La direttiva 97/48/CE impone la determinazione della migrazione totale e della migrazione specifica di singole sostanze note, utilizzando i “simulanti dei prodotti alimentari”, per assicurare la sicurezza del packaging. È quindi atteso il rispetto dei limiti di migrazione totale e specifica nei packaging alimentari. Non è prevista invece alcuna valutazione delle NIAS, sostanze che, pur non essendo generalmente tossiche sono inevitabilmente cedute all’ambiente circostante.

Risulta comprensibile, quindi, quanto sia importante una valutazione complessiva del packaging prima del suo utilizzo, che includa, oltre ai benefici ottenuti dalla preservazione dell’alimento, anche la scelta di soluzioni di packaging con un rilascio minimo di NIAS. 

La mancanza di informazioni sul rilascio di NIAS da packaging utilizzati per i prodotti ortofrutticoli freschi e la mancanza di questo aspetto nella progettazione del packaging sono state le motivazioni alla base degli studi condotti dall’Unità di Ricerca in Tecnologie Post-Raccolta in collaborazione con la prof.ssa Sandra Pati del gruppo di Tecnologie Alimentari dell’Università di Foggia.

In questi studi, atteso il rispetto della normativa europea per i valori di migrazione totale e specifica, sono state scelte condizioni di estrazione delle sostanze volatili simili alle condizioni di utilizzo del packaging, in situazioni reali.

Sono state estratte ed identificate le sostanze volatili rilasciate da diversi materiali per packaging, monostrato e multistrato, quali polipropilene (PP), polietilentereftalato (PET), bistrato polipropilene/poliammide (PP/PA), bistrato polietilentereftalato/polietilene (PET/PE), bistrato polipropilene/polietilentereftalato (PP/PET), bistrato polipropilene/alcol-etilene-vinilico (PP/EVOH), multistrato polietilentereftalato/polietilene/alcol-etilene-vinilico (PET/PE/EVOH). Il numero e le sostanze emesse sono differenti a seconda del materiale e anche del produttore. La maggior parte dei composti chimici appartengono alla classe degli alcani alifatici ramificati. 

 È stato studiato il rilascio a differenti temperature e nel tempo, simulando condizioni di conservazione dei prodotti di IV gamma ed è stato osservato che il rilascio di alcune sostanze aumenta nel tempo, indicando che vi è una fase di diffusione all’interno del packaging, mentre altre hanno riportato un andamento costante, suggerendo un adsorbimento sul materiale. Il rilascio dei VOC studiati è aumentato con la temperatura di conservazione del packaging. 

È stato, infine, effettuato un ampio screening di queste sostanze nello spazio di testa del packaging di prodotti di IV Gamma presenti nella grande distribuzione, con cui è stata confermata la presenza di NIAS non tossiche.

Complessivamente, dagli studi emerge la necessità di ottenere maggiori informazioni sulla migrazione di sostanze non intenzionalmente aggiunte nel packaging alimentare (NIAS) e di utilizzare consapevolmente queste informazioni, insieme agli altri parametri già ampiamente riconosciuti, per scegliere le soluzioni di packaging, al momento disponibili, più idonee all’alimento. Resta, infatti, indubbia la necessità del packaging nel settore della IV Gamma insieme ad una diffusa consapevolezza del bisogno di andare verso packaging più sostenibili.

*Università di Foggia

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