La Festa del Ringraziamento USA 2018, sarà ricordata per la sua totale assenza di lattuga dalle insalatiere. La causa è la terza epidemia di Escherichia Coli degli ultimi 12 mesi. Una situazione allarmante che ha fatto scattare, nel corso dell’anno, ben 22 indagini federali sulla sicurezza alimentare, il numero più alto degli ultimi 12 anni.
Il focolaio di quest’ultima, si sarebbe acceso a seguito della contaminazione di impianti di lattuga romana della costa californiana centrale e settentrionale con escrementi di un allevamento di bestiame adiacente ma ancora non si sa molto perché la terza task force di super-esperti ed industriali per far fronte all’emergenza è ancora in fase di costituzione.
Intanto l’epidemia, particolarmente virulenta perché causata da un ceppo di E.Coli resistente agli antibiotici, si sta diffondendo anche oltre i confini degli States dove ha già infettato 52 persone. I funzionari canadesi hanno già denunciato 27 nuovi casi di contagio al 6 dicembre scorso. Numeri che si vanno ad aggiungere alle 210 persone colpite nell’ultima epidemia della scorsa primavera che ha portato a cinque decessi.
Gli analisti USA non nascondono la preoccupazione per la politica di sicurezza alimentare avviata da Trump che di fatto indebolisce – sotto la pressione politica delle grandi major agro-alimentari – le norme varate da Obama con il Food Safety Modernization Act del 2011. Il piano sicurezza doveva entrare in vigore a gennaio del 2018 ma è stato slittato al 2024 dall’amministrazione Trump che avrebbe anche indebolito le regole vigenti sui controlli in virtù degli obiettivi di semplificazione contenuti nell’ordinanza presidenziale che vuole due regolamenti revocati per ogni nuova regola. Ordinanza che, peraltro, è stata impugnata in tribunale dal Consiglio di difesa delle risorse naturali perché “pone una falsa scelta tra la sicurezza alimentare e altre priorità”.
L’inversione di marcia effettuata da Trump sulle politiche di sicurezza alimentare, si evince anche dal mancato ri-finanziamento del Food Safety Modernization Act per il biennio 2018 e 2019 che si aggiunge alla ‘semplificazione’ delle norme sul controllo delle acque irrigue, ad esempio, o delle ispezioni federali.
Secondo un primo bilancio, sarebbero implicati nell’epidemia in corso, almeno 10 distributori, 11 aziende agricole e 12 coltivatori della supply-chain di lattuga romana mentre i focolai si sarebbero sviluppati nelle contee di Monterey, San Benito, San Luis Obispo, Santa Barbara, Santa Cruz e Ventura.
Fino ad ora le misure messe in campo per arginare il problema riguardano, in una prima fase, l’emanazione di avvisi pubblici da parte del FDA, il Dipartimento Federale Agricoltura, di non acquistare e consumare lattuga romana a prescindere dalla provenienza.
D’altro canto, precisa Jennifer McEntire, di United Fresh Association e leader della task force organizzata per l’epidemia di E.Coli della scorsa primavera “si lavora anche per coinvolgere le aziende su un processo di etichettatura volontaria, affinché indichino sulla confezione il luogo e la data di raccolta della lattuga romana”.
Ma la tracciabilità non risolverebbe la causa del problema che sarebbe, secondo le prime analisi, la contaminazione delle acque irrigue con escrementi di bestiame da allevamento. Al momento non ci sarebbe nessuna conferma e nessuna smentita ufficiale anche perché i dati allo studio, fino ad ora, hanno riguardato solo l’analisi dei soli campioni di lattuga pervenuti nei laboratori del Centro di Controllo Fitosanitario e non ancora quelli delle acque e del suolo, anche essi, comunque, già acquisiti.
Mariangela Latella