Nuova vita al pomodoro da serbo e che sia una vita di IV Gamma. Uno studio del CNR e dell’Università di Catania, curato dalla ricercatrice Cristina Patané e di imminente pubblicazione, attesa dopo Natale, sulla rivista scientifica LWT – Food Science and Technology, ha testato il comportamento di questa varietà quasi dimenticata del pomodoro tipico del Suditalia, per verificare la possibilità che possa trovare una nuova strada commerciale con la creazione di valore aggiunto attraverso le lavorazioni di IV Gamma.
I risultati hanno dimostrato che questo pomodoro risponde al taglio meglio di qualsiasi altra varietà garanatendo una shelf-life dopo il taglio fino a 12 giorni al termine dei quali l’attività antiossidante si è comunque rivelata particolarmente alta, ossia tra il 70 e l’80% contro il massimo 60% dei pomodori studiati fino ad ora (leggi: insalataro).
“I risultati di laboratorio – ci spiega la curatrice Patanè – si sono dimostrati più efficaci in relazione al tipo di coltivazione applicata, serra o campo aperto, che al tipo di packaging utilizzato che, nel caso dei film su base di bio-plastiche ha garantito una più lunga conservazione delle proprietà nutrizionali, polifenoli, licopene o Vitamina C, grazie alla minore traspirazione del prodotto in queste confezioni e quindi al minore ingresso di CO2”.
Oltre a questi vantaggi tecnici, la riscoperta del pomodoro da serbo, tipico delle regioni meridionali (è in corso un progetto di ripresa da parte di una piccola azienda agricola delle Isole Eolie) e fino ad ora prevalentemente coltivato a campo aperto, garantisce la costruzione di una filiera assolutamente eco-compatibile anche per il ridotto fabbisogno idrico richiesto da questa coltura. Per fare un esempio, se per il pomodoro da industria si impiegano circa 6 mila mc di acqua/ettaro all’anno, per il pomodoro da serbo, si irriga con 400-500 mc per ettaro solo al momento di trapianto e poi basta.
“L’altro aspetto importante della ricerca – continua Patané – è il contributo alla biodiversità e alla conservazione di semi di una pianta dalle caratteristiche uniche, che stava per essere dimenticata, che ben potrebbe essere usata anche in programmi di miglioramento varietale. Non dimentichiamo che proprio grazie alla sua buccia più resistente e molto più ricca di antiossidanti rispetto alla media dei pomodori, veniva raccolto e appeso in grappoli sui muri delle case riuscendo così a conservarsi per molti mesi, purché in luoghi ben arieggiati, mantenendo praticamente inalterati la consistenza ed il sapore della polpa sotto lo strato di buccia. Nei test in serra siamo riusciti ad estendere la stagionalità di questo prodotto, tipicamente estivo, da febbraio a novembre”. (m.l.)