Le sfide della Piana del Sele: più superfici, personale qualificato, logistica

Nella Piana del Sele le coltivazioni di IV Gamma registrano un trend di crescita sul mercato di circa il 7%. I prezzi dei terreni arrivano fino a 200 mila euro per ettaro. Rispetto al boom produttivo, però, i produttori denunciano una grave carenza di manodopera specializzata che arriva anche al 70% rispetto al fabbisogno delle aziende.
Sono questi i principali punti emersi nel corso del convegno “La Piana del Sele, polo europeo degli ortaggi a foglia per la IV Gamma” che si è tenuto martedì 4 giugno a Battipaglia, organizzato dall’Ordine degli agronomi di Salerno e da quello dei periti agrotecnici e degli agrotecnici laureati, con il patrocinio di Syngenta e Massò Agro Department.
“Attualmente sono destinati alla IV Gamma – spiega Marco Valerio Del Grosso (nella foto), vicepresidente dell’Ordine dei Periti agrari laureati di Salerno – circa 5.400 ettari di serre ma l’obiettivo è di arrivare a 10mila ettari per cavalcare il successo di questa categoria di prodotto. Si sta cercando di sfruttare tutto il potenziale delle superfici coltivabili. In parte recuperando vecchie serre un tempo usate per la coltivazione delle fragole. Ma c’è anche chi acquista nuovi terreni anche se, dopo il boom, ce ne sono rimasti pochi e hanno un costo netto molto elevato. La legge regionale vigente, impone la costruzione di una vasca di raccolta per ogni impianto di serre e la dimensione dipende dall’estensione. La norma punta ad abbattere il rischio di dissesto idrogeologico e a fare confluire le acque piovane onde evitare sprechi e impermeabilizzazione del suolo. Con le vasche, che riducono la superficie coltivabile, il costo netto dei terreni oscilla tra i 12 e i 18 euro a metro quadro e in certe zone, si può anche arrivare a 20 euro”.
Per dare il via al processo di espansione degli areali in serra si attende ancora lo sblocco dell’ultimo PSR varato dall’ex ministro Martina, per il quale – pur essendo stati già assegnati i fondi e disposte le graduatorie – le procedure sono ancora bloccate da circa un anno.
Intanto, da questo primo incontro degli operatori di IV Gamma della Piana del Sele, il più importante polo produttivo europeo del settore, viene lanciato l’allarme della mancanza di personale specializzato.
“Facciamo fatica a trovare risorse umane qualificate”. Lo ha segnalato Guglielmo Noschese, dell’omonima azienda agricola di famiglia, di circa 40 ettari tutti bio, parte della OP Almaseges, quarta generazione di imprenditori agricoli.
“Per lavorare in questo settore – ha detto – servono persone che siano in grado di maneggiare attrezzature complesse e tecnologiche, come ad esempio i trattori con guide satellitari e sensoristica annessa, esperti di cold chain management oltre che, poiché siamo esportatori, con la conoscenza di almeno una lingua straniera. Su cento colloqui che facciamo, solo 10 profili professionali corrispondono alle nostre esigenze. Serve che il mondo della formazione e quello universitario preparino nuovi operatori specializzati per questo settore”.
L’altro gap emerso sul tavolo di lavoro, è quello logistico, dato che, ha precisato Noschese “l’Italia, da questo punto di vista è profondamente carente di innovazione mentre i nostri competitor, come la Spagna che diventa sempre più aggressiva, sono riusciti ad accorciare i tempi di trasporto combinando quello su gomma e su rotaia. In questo senso, l’aeroporto a Ponte Cagnano di cui si discute, potrebbe essere un hub strategico per aiutarci a coprire i mercati emergenti come gli Emirati e quelli ancora più lontani”.
Sul fronte dei costi della manodopera, la IV Gamma, per via della meccanizzazione (arrivata al 90%), ha un’incidenza minore rispetto ad altre colture e si attesta a circa il 20%. Basti pensare che per raccogliere un ettaro di IV Gamma bastano due operatori mentre per la fragola ne servono 7-8. Per il fagiolino l’incidenza sui costi può arrivare fino all’80%”.
Mariangela Latella