Colture in pieno campo decimate dal clima: meno prodotto, meno qualità 

In ginocchio le colture di IV Gamma coltivate a campo aperto come spinaci e radicchi, scarole, gentiline e cicorie. Il clima impazzito degli ultimi mesi ha letteralmente decimato la produzione. A maggio, le forti piogge hanno reso problematici i trapianti, poi il caldo eccessivo di giugno ha creato problemi con le allegagioni e infine le grandinate oversize della settimana scorsa hanno tutti insieme determinato una mancanza di prodotto fino al 70% per quelle specie e una lievitazione dei prezzi fino al 30% oltre ai continui reclami da parte della GDO per la parte di prodotto consegnato non rispondente agli standard richiesti.

Gli operatori denunciano perdite di redditività, in questa campagna estiva, fino alla metà del fatturato con buchi di fornitura che per gli spinaci arrivano anche a 25 giorni e ritardi per le altre forniture come valeriana e rucola di almeno una settimana.

“La stagione è partita male – spiega Marco Valerio Del Grosso, vicepresidente dell’ordine degli agronomi di Salerno che effettua consulenze in impianti di tutto il Paese -. Le piogge di maggio hanno infatti reso problematici i trapianti per l’eccesso di fango nei campi. Questo ha creato problemi anche ai vivaisti che hanno subìto, a catena, ritardi nelle consegne e perdita di materiale vegetale”.

Tra le regioni più colpite Abruzzo, Campania, Calabria, Sardegna, Molise e anche un po’ il Lazio. In pratica tutto il Centro-Sud. Mentre le produzioni del Nord, quasi tutte in serra, sono riuscite a limitare l’impatto climatico.

“Con gli spinaci – spiega Rosario Rago alla guida dell’omonimo Gruppo della piana del Sele – abbiamo perso quasi tutta la produzione perché coltiviamo a campo aperto in Abruzzo. Con spinacino e valeriana le perdite sono arrivate al 50%. Siamo costretti per queste specie a tagliare ordini anche del 50%. Mentre per quanto riguarda rucola, lattughino e bietolino, che si fanno sotto serra, stiamo tamponando arrivando ai quantitativi contrattati ma con difficoltà. Diciamo che per le baby leaf è un momento difficile e pensiamo che possa protrarsi fino a settembre. Dobbiamo prendere atto che il clima sta cambiando e l’agricoltura deve adeguarsi a questi cambiamenti per capire come riuscire a produrre durante queste crisi. Bisogna puntare su ricerca e innovazione che purtroppo in Italia mancano”.

La situazione sugli scaffali è abbastanza critica. La mancanza di prodotto ha fatto lievitare i prezzi, anche in considerazione dell’impennata dei consumi arrivata insieme al caldo (+15%) e le quotazioni sono arrivate a toccare, soprattutto per gli spinaci, un incremento del 30% mentre si registra, nei magazzini, un gran quantitativo di merce reclamata perché non conforme agli standard di qualità.
“La richiesta è così alta – precisa Del Grosso – che in giugno si sono seminati spinacino e valeriana sotto serra, rinunciando a lasciare a riposo i terreni per circa il 20% degli areali disponibili”.

Il prodotto manca anche nei Paesi europei competitor per cui sono difficili anche gli approvvigionamenti dall’estero. Qualcosa arriva dalla Spagna, ma il problema climatico è stato registrato dai principali produttori europei a cominciare da Olanda, Germania e Francia.

Mariangela Latella