Arriva il nuovo standard ISO per il food vegetariano e vegano

L’organizzazione internazionale per gli standard (ISO), con sede in Svizzera, sta lavorando ad una nuova certificazione per gli alimenti vegetariani e vegani che armonizzerà tutti gli standard normativi internazionali. Si chiamerà ISO 23662.

Si tratta di una risposta di disciplina, su base volontaria, che risponde ad una esigenza sentita da 30 milioni di cittadini europei i quali, secondo il rapporto Eurispes 2019, lamentano la difficoltà di individuare e acquistare alimenti adeguati alla loro dieta, esigendo di poter leggere con maggior chiarezza nelle etichette la tipologia di prodotto che acquistano.

Anche per questo, a novembre 2018 è partita la prima raccolta firme all’interno dell’Unione, che scadrà dopo un anno, ossia tra due mesi, con l’obiettivo di avviare all’interno della Commissione europea, la discussione dell’etichettatura per alimenti espressamente indicati come ‘non vegetariani’, ‘vegetariani’ e ‘vegani’.

Le tendenze alimentari Veg sono in continua crescita ma da un punto di normativo non hanno ancora una definizione e un significato univocamente riconosciuti. È stato questo gap a spingere l’iniziativa di ISO che sta lavorando già da nove mesi per individuare degli standard internazionali comuni. Il progetto di regolamentazione è partito, infatti, a gennaio di quest’anno e riguarderà esclusivamente la materia prima (il prodotto venduto) e non anche gli imballaggi.

Una certificazione del genere rappresenta un’opportunità per le aziende che vogliono inserirsi in questo trend di consumo in grande crescita che si basa su una maggiore attenzione agli aspetti etici dell’agricoltura, a quelli salutistici e al rispetto dell’ambiente e che interessa (tra vegani e vegetariani), il 7,3% della popolazione italiana, con una maggiore incidenza in Sicilia e Sardegna dove si registrano picchi superiori al 10%.

In Italia manca una normativa specifica che definisca i requisiti di questo specifico settore alimentare anche se nel 2018 l’onorevole Brambilla (Forza Italia) aveva presentato due proposte di legge. Nell’attuale incertezza normativa sono nati molti marchi per prodotti vegetariani o per certificazioni per prodotti vegetariani creando molta confusione fra i consumatori e che peraltro hanno due significati profondamente diversi.

Il marchio ‘prodotto vegetariano’ è un’autocertificazione che le aziende ottengono riconoscendo una royalty al titolare del marchio il quale concede i diritti di utilizzo e può effettuare dei controlli periodici sull’azienda. È un processo che risponde unicamente alla normativa UNI EN ISO 14021 cioè lo standard internazionale relativo alla certificazione ambientale di prodotto e indica che l’azienda produttrice è responsabile di quanto dichiarato sui propri prodotti.

La certificazione ‘prodotto vegetariano’ prevede invece il rispetto di un disciplinare molto più rigido e viene rilasciata a fronte di controlli approfonditi e ripetuti da parte di un ente certificatore esterno riconosciuto che ha la responsabilità di garantire il rispetto dei requisiti del disciplinare.

In Italia la certificazione più diffusa nell’ambito vegetariano è Qualità Vegetariana (V label, anche conosciuta come ‘Germoglio’) promossa dall’AVI, l’Associazione vegetariana italiana, che ha sviluppato un disciplinare di produzione sia per prodotti vegetariani che vegani. In questo caso la certificazione viene rilasciata dopo il superamento di un’ispezione (audit) da parte di un ente terzo riconosciuto. Queste certificazioni sono diffuse in tutt’Europa grazie alle ollaborazioni fra l’Avi e le altre associazioni Ue di vegetariani riunite nell’Evu ossia la European Vegetarian Union.

Altri marchi in ambito Veg sono il VeganOk, The Vegan society, e la certificazione di ICEA Prodotto Vegetariano.

Mariangela Latella