C’è vita al MIPAAF. Ora aspettiamo i fatti

Mercoledì 9 ottobre sulla mia mail è apparsa una raffica di comunicati-dichiarazioni del ministro Teresa Bellanova senza soluzione di continuità dalle 8,30 del mattino. Ho contato sette comunicati tra le 8,25 e le 9,17. Gli argomenti, più disparati, andavano dall’annuncio di una Consulta permanente “per la crisi climatica e le priorità agricole per costruire insieme il piano strategico nazionale” a “no a nuove tasse per gli agricoltori” con l’annuncio di una serie di Tavoli per singola filiera tra cui l’ortofrutta, scomparsa dai radar dopo la fine del governo gialloverde e l’uscita di scena dell’ex ministro Centinaio e della sottosegretaria Pesce. Per proseguire alle 8,39 con “giovani e donne più accesso alla terra” e alle 8,39 con “garantire trasparenza origine in etichetta”. E avanti alle 8,42 con “caporalato è mafia, serve piano nazionale di prevenzione e contrasto” e per finire alle 9,17 con l’annuncio “serve piano straordinario per export agroalimentare made in italy”. Salvo poi ripartire con altri due comunicati alle 11,50 e 11,51 su burocrazia e crisi climatica. E questo solo in mezza giornata.

Che dire, abbiamo una ministra scatenata. Bene. Il suo attivismo pare abbia dato la sveglia a mezzo ministero che usciva sonnolento dalla gestione agri-turistica dell’ex Centinaio, sorridente, simpatico ma evanescente. Se poi si considera che la Bellanova non è solo il ministro dell’Agricoltura ma la capo-delegazione di Italia Viva di Renzi al governo (e come tale interviene anche sugli argomenti di valenza nazionale) possiamo concludere che almeno adesso c’è vita al ministero di via XX settembre, poi chi vivrà vedrà, aspettiamo i risultati.

L’ex ministro Maurizio Martina – che nessuno rimpiange – una volta disse che i ministri non devono fare annunci ma far parlare i fatti. Impegno poi puntualmente disatteso. Tutti i politici fanno annunci, è nella loro natura. Il problema è quando non arrivano mai i fatti che capisci chi bleffa e chi no.

L’accoppiata pugliese al vertice del Ministero (la Bellanova e il sottosegretario Giuseppe L’Abbate) al momento fa sperare. Quanto accaduto questa estate col ministero che manco dava ricezione agli appelli del mondo produttivo per la crisi della frutta estiva, poi dei trattamenti post-raccolta delle patate salvo poi convocare in extremis un tavolo per l’emergenza cimice quando la situazione era diventata insostenibile, non si deve più ripetere: come ho scritto più volte, di un ministero così non sappiamo che farcene, è solo un peso (e un costo per il contribuente).

Nelle linee programmatiche presentate pochi giorni fa dalla ministra Bellanova alle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato finalmente si parla di competitività delle imprese, di rilancio dell’export, di made in Italy da promouovere concretamente sui nuovi mercati anche “con piattaforme logistico distributive all’estero”, di sviluppo del Sud, di tutela delle Indicazioni geografiche sui mercati extra-Ue, di innovazione, di biologico, di lotta agli sprechi, di difesa del suolo agricolo, di direttiva sulle pratiche sleali da approvare al più presto, di un piano di interventi per le infrastrutture logistiche in particolare al Sud, “una sfida non più rinviabile. Senza logistica non possiamo pensare di competere”.

Nelle linee programmatiche del ministro ovviamente c’è tutto e il contrario di tutto. Ma si coglie una sincera voglia di fare che valuteremo in relazione alle prime scadenze, tra cui in primo piano i fondi per ristorare i danni da cimice e la risposta da dare ai dazi Usa a danno dei nostri prodotti. L’ortofrutta è un comparto export-oriented che sta soffrendo una crisi di competitività sui mercati esteri, con consumi interni calanti, con dossier fitosanitari che si dovrebbero chiudere e invece restano aperti, di controlli più stringenti alle frontiere sull’import sempre invocati ma mai attuati, di reciprocità negli scambi commerciali, di concorrenza in dumping proveniente dagli stessi partner europei. Bisogna convocare velocemente e tornare al Tavolo nazionale a parlare di tutto, dal catasto (partirà?) al costo del lavoro ai mercati da aprire al che fare contro la cimice…Il Tavolo faticosamente convocato prima da Martina e poi da Centinaio era solo ‘ammuina’. Adesso con l’accoppiata Bellanova-L’Abbate bisogna fare sul serio.

Lorenzo Frassoldati
l.frassoldati@alice.it