L’uso della plastica secondo Montagna. Se ne parli seriamente

“La mancanza di alternative all’uso della plastica che garantiscano lo stesso livello di sicurezza alimentare per la IV Gamma, rendono la plastic tax un pretesto per coprire i buchi della finanza pubblica“. Così Andrea Montagna, presidente di UIF, Unione Italiana Food, che riunisce sette delle principali aziende produttrici di IV Gamma italiana, nonché amministratore delegato di Bonduelle Italia, rilancia il dibattito intorno ad uno dei tributi più discussi tra quelli previsti dalla legge finanziaria e intanto ci anticipa il progetto di espansione dell’Unione Italiana Food su scala europea.

– Presidente Montagna, il ministro Gualtieri (MEF) ha aperto sulla possibilità di introdurre delle misure correttive alla plastic tax, così come era formulata, mettendo a disposizione delle aziende 4.0 circa 7 miliardi di euro per il Green New deal. Come commenta questa decisione dell’ultim’ora?
“Pensando alla plastic tax innanzitutto uno dovrebbe chiedersi qual è l’alternativa disponibile sul mercato e, in seconda battuta, se la plastica sia l’unico problema a livello globale di un’economia più sostenibile”.

– E qual è la risposta?
“Che il punto sul problema della plastica è come la si gestisce a fine ciclo. Tutte le aziende di IV Gamma partecipano al CONAI e pagano contributi in base a quanto sia riciclabile la plastica che usano. La maggior parte delle plastiche usate nella IV Gamma sono riciclabili al 100% e riconosciute dal CONAI in una classe buona. Aggiungiamo un dato di fatto: oggi, a questo tipo di plastiche sul mercato non esiste un’alternativa”.

– Si spieghi…
“La plastica, allo stato dell’arte, è l’unico materiale a garantire il livello di food safety che vogliamo dare al consumatore come primo obiettivo. Non esistendo altre opzioni sul mercato, la soluzione offerta dalla politica sembrerebbe quella di dire: ‘Se non vuoi inquinare il mondo, non comprare più insalate in busta, compra insalate sfuse’. Però allora, al di là degli aspetti di convenience legati al suo utilizzo e al fatto che siamo davanti ad un trend di consumo in crescita, bisognerebbe chiedersi: è soltanto la plastica il problema? Pensiamo, ad esempio, al consumo idrico. Oggi, per lavare 100 grammi di insalate in busta in uno stabilimento, si impiegano mediamente circa 2 litri di acqua. Per lavare la stessa quantità di insalata in casa, un consumatore riempie un lavandino che sono 20 litri di acqua, quindi usa un volume d’acqua acqua di 10 volte maggiore. In questo senso, comperare insalate in busta significa consumare molta meno acqua di quella che si consumerebbe in casa. E poi c’è l’aspetto ‘food waste‘”.

– Cioè?
“Se lei compra un cespo di insalata al mercato, quando poi la usa tendenzialmente toglie le foglie brutte e le butta nel cestino mentre la maggior parte delle industrie di IV Gamma le reinseriscono in un circuito di economia circolare, destinandole, ad esempio, alla preparazione dei mangimi animali. Anche il riuso dello scarto è un concetto di economia sostenibile”.

– Insomma la sfida della sostenibilità.
“Sì, perché una sfida del genere deve essere affrontata guardando il settore a 360° mentre oggi il governo sembra puntare tutto su misure un po’, mi si passi il termine, populistiche. Si fa una battaglia contro la plastica tout court senza che però ci siano delle alternative. Cosa possiamo fare noi se non rigirare questa tassa al consumatore finale? Il governo tramite il ministro Patuanelli ha dichiarato che è giusto che il consumatore paghi di più se consuma plastica perché deve rendersi conto del suo impatto. In questo senso, spinge verso il cambiamento delle tipologie di consumo partendo dall’alto e secondo noi non è corretto anche perché, ribadisco, allo stato dell’arte, non esistono alternative”.

– Certo. Ma si stanno cercando alternative?
“Le industrie di IV Gamma sono al lavoro per cercare soluzioni. E’ interesse delle nostre aziende proporre alternative ma appena ci saranno. Si sta lavorando sull’R-PET e quindi sulla plastica riciclata, ma se l’alternativa è il PLA, bisogna domandarsi se sia veramente così positivo”.

– Avete dunque proposte da fare sulla discussone avviata dal ministro Gualtieri?
“Penso che più che di misure correttive, qui si tratti di coprire buchi di bilancio. Non si stanno cercando fondi per finanziare la ricerca sugli imballaggi, si stanno cercando soldi per coprire buchi di bilancio e noi a quello non sappiamo rispondere, siamo una piccola associazione di industriali”.

– Sarebbe possibile stimare l’impatto della plastic tax sul mercato della IV Gamma?
“È molto difficile anche perché per fare una stima occorrerebbe avere un’idea dal governo di che cosa sta parlando, perché ogni giorno cambia tutto. Prima si parlava di 50 centesimi al chilo per alcune plastiche, poi si è detto che alcune plastiche sarebbero state esentate, non si sa neanche quando dovrebbe entrare in vigore questa tassa, forse dal primo luglio. Sicché abbiamo deciso di non commentare finché non vediamo il testo di legge in Gazzetta Ufficiale”.

– Cambiamo argomento, come vede l’ipotesi di una UIF europea?
“E’ una bellissima idea ed effettivamente ci stiamo pensando in associazione. Stiamo cercando contatti con altre associazioni europee come quelle spagnole o francesi. Inoltre stiamo anche cercando di capire se qualcosa può nascere in Germania, dato che ora non c’è nulla di simile. Peraltro la Germania è un mercato che, pur essendo stabile sui volumi, sta registrando una certa de-valorizzazione del prodotto perché è dominato dai discount e dalle logiche low-price”.

– Sta aprendo al discorso del costo minimo anche per la IV Gamma?
“Da liberista convinto, sono contrario a leggi sul costo minimo perché questo viene autodeterminato dal mercato. È normale che in un contesto dove la private label pesa per il 60%, la bilancia volge a favore della distribuzione. Ma è importante che il consumatore capisca tutta la filiera che c’è a monte della produzione delle insalate in busta; che è una filiera altamente tecnologica; che garantisce prodotti di alta qualità e che non ha senso parlare di insalate in busta a 0,99 centesimi. Questo tipo di comunicazione al consumatore va fatta insieme al mondo della distribuzione per fare crescere il valore. Un consumatore consapevole accetta di pagare un’insalata in busta 1,19 euro e quei 20 centesimi di forbice in più, fanno la differenza non solo per i trasformatori ma anche per la produzione e permettono al settore di crescere in maniera sana”.

Mariangela Latella