Gli scenari della Fase 2. La parola al presidente di UFI IV Gamma

Inizia la Fase 2 della gestione della pandemia di Coronavirus e la IV Gamma vi si affaccia come uno dei settori ortofrutticoli più colpiti. Il lockdown ha causato, in due mesi, perdite di volumi tra il 25 e il 30% e, per quanto riguarda il fatturato, flessioni dell’8% di media (-5% a marzo e -13% ad aprile, dati Nielsen) pari a circa 10 milioni di euro di mancati incassi. In pratica, se il bimestre marzo-aprile valeva un giro d’affari di circa 140 milioni di euro nel 2019, quest’anno è stato di 130 milioni di euro.

“Partiamo con le gambe rotte – spiega Andrea Montagna, presidente di Unione Italiana Food IV Gamma, in un’intervista esclusiva a Fresh Cut News – ma nella ripresa stiamo già mettendo a punto delle strategie sia di mercato che politiche. D’altro canto non tutto quello che è successo in questi due mesi va valutato negativamente”.

– Ad esempio?
“Il rapporto di grande collaborazione che si è rafforzato con il settore della grande distribuzione, pur fra mille difficoltà”.

– Potrebbe tracciare un bilancio di questi due mesi di lockdown?
“Sono stati difficili. Abbiamo avuto un calo di volumi tra il 25 e il 30%. Il calo è stato così forte che ha avuto un impatto sull’agricoltura al punto che diversi agricoltori hanno dovuto distruggere la merce in campo. Non avendo redditività, quello che è stato seminato, spesso è stato letteralmente distrutto. Anche negli impianti di trasformazione abbiamo registrato aumenti della merce sprecata. Ma poi, mano a mano ci siamo adeguati ai volumi che diminuivano. Tutte le aziende hanno dovuto rivedere i propri piani di produzione non solo in conseguenza della chiusura del canale horeca ma anche della diversa frequenza di acquisto da parte dei clienti della grande distribuzione. C’è chi ha ridotto i turni di lavoro, facendo ricorso, ad esempio, alle ferie o ad altri strumenti ma abbiamo lavorato sempre e nessuno ha fatto ricorso alla cassa integrazione”.

– Perché, se il settore retail ha tenuto, la IV Gamma ha sofferto così tanto? In fondo è il vostro principale canale di distribuzione con una quota dell’85%, contro il 15% del canale horeca.
“Perché i grandi centri commerciali, che sono quelli che hanno una maggiore offerta di fresh cut, sono andati in sofferenza e la gente ha preferito fare la spesa nei piccoli negozi sotto casa dove l’offerta di IV Gamma è molto ridotta”.

– Si può quantificare la perdita di fatturato del settore?
“Abbiamo perso, nel solo mese di aprile, il 12,6% fatturando, in finale, 10 milioni in meno dello stesso periodo dell’anno scorso. Facendo una media tra le perdite di marzo e aprile, siamo al -8% del volume di affari. Un cambio di trend incredibile se si considera che questo settore, prima del Covid, stava crescendo. Lo stesso scenario si è registrato presso tutti i produttori di IV Gamma europei, che si sono visti superare da quelli di surgelati e conserve”.

– Cosa vi aspettate dalla Fase 2?
“Ci aspettiamo una ripresa dei consumi legati al fatto che il consumatore non è più obbligato a restare nel proprio Comune per cui ci sarà un ritorno alla normalità, alle spese tre volte alla settimana e alle visite frequenti ai centri commerciali.”

– Come considera l’esplosione dell’home delivery e dell’e-commerce? Crede che sia una tendenza che rimarrà anche dopo l’emergenza?
“Su questo fronte ci siamo mossi come Unione Italiana Food verso la politica proprio per chiedere una riapertura da subito dell’home-delivery e del take-away perché riaprire il canale della ristorazione significava dare respiro anche alle nostre aziende. Ma l’aspetto su cui punteremo di più nella Fase 2 è la maggiore attenzione che, d’ora innanzi, il consumatore avrà verso tematiche diventate fondamentali”.

– Quali?
“L’igiene e la sicurezza alimentare dei prodotti. Ci aspettiamo che comunicando e valorizzando questi aspetti propri della IV Gamma, il consumatore sarà molto più invogliato ad acquistare una busta di fresh cut che è frutto di protocolli rigidissimi, certificazioni eccetera. In questo senso, proseguiremo con il lavoro di comunicazione già avviato prima dell’emergenza Covid. L’altro aspetto sarà quello di puntare sull’innovazione”.

– In che modo?
“Proponendo prodotti nuovi che sappiano stuzzicare la propensione alla novità del consumatore che, non dimentichiamolo, ritorna sugli scaffali dopo due mesi di lockdown”.

– Per la Fase 2 cosa chiedete alla politica?
“Che non faccia assolutamente partire la plastic tax dal primo luglio perché sarebbe veramente un suicidio. In questo periodo i prezzi di IV Gamma, nonostante le difficoltà, non sono mai cambiati proprio per evitare speculazioni. Ovvio che se dovesse passare una legge del genere, sarà inevitabile che l’incremento dei costi venga girato al consumatore”.

– L’alt al canale horeca e tutte le difficoltà che il settore ha dovuto affrontare anche per essere sostanzialmente legato soprattutto ad un unico (grande) canale distributivo, vi sta facendo valutare la possibilità di diversificare i canali di distribuzione e prenderne in considerazione di nuovi quali l’e-commerce o l’home delivery o ancora i mercati all’ingrosso?
“Sicuramente questo periodo di crisi porta con sé anche cambiamenti negli stili di vita del consumatore e il ruolo che ha saputo ritagliarsi l’e-commerce, quale che sia la piattaforma, rimarrà. Magari non con gli stessi trend di crescita degli ultimi due mesi, ma una parte dei clienti che lo hanno scoperto continueranno ad usarlo. È indubbiamente un trend interessante ma un po’ meno per i volumi di vendite”.

– Quali prospettive per l’estate che arriva?
“Che con la riapertura di uffici e fabbriche, esplodano i consumi di insalate in ciotola e cereali”.

Mariangela Latella