Bene il New Green Deal ma i costi della IV Gamma cresceranno

Due giorni fa la Direzione generale Agri della Commissione Europea ha lanciato due strategie per l’agricoltura dell’Unione che cambieranno il modo di concepire il settore primario continentale per allinearlo al New Green Deal lanciato dalla presidente della Commissione UE Ursula Von Der Leyen.
“I sistemi agroalimentari – ha detto il commissario Stella Kyriakides, responsabile della sicurezza alimentare dell’Unione, nella conferenza stampa di presentazione delle strategie Farm to Fork e Biodiversity – sono driver strategici per il cambiamento climatico dal momento che l’agricoltura europea è responsabile dell’emissione del 10,3% di gas serra. Con queste due nuove strategie puntiamo ad allinearci al New Green Deal”.
Sostenibilità e food security, parole chiave di almeno 27 azioni concrete in grado di trasformare i sistemi agroalimentari verso una crescita sostenibile a 360° soprattutto in direzione della difesa dell’ambiente.
Da qui al 2030 bisognerà dunque ridurre l’uso dei pesticidi del 50% e dei fertilizzanti del 20% attraverso una revisione della legislazione europea e la promozione di forme di difesa delle piante alternative ai pesticidi.
Per il bio l’obiettivo è arrivare al 25% delle superfici coltivate mentre l’uso di antibiotici in acquacoltura dovrà essere ridotto del 50%.
Il primo grande cambiamento è previsto tra due anni con etichette obbligatorie per tutti armonizzate con gli aspetti nutritivi. Ma come impatterà questa massiva riforma sulle colture di IV Gamma che, peraltro, escono con le ossa rotte dai due mesi di lockdown da Covid-19?
Ne parliamo con Rosario Rago, presidente dell’omonimo gruppo di IV Gamma (nella foto a fianco), il più importante della piana del Sele ovvero del primo polo produttivo europeo di IV Gamma.
– Le strategie Farm to Fork e Biodiversity come impatteranno sul settore della IV Gamma?
“Temo determineranno un importante aumento dei costi”.
– Perché?
“Già da una decina d’anni abbiamo preso la certificazione Field to Fork richiesta dalla catena britannica Mark&Spencer a cui vendiamo IV Gamma per la loro private label. A loro dedichiamo la coltivazione di 15 mila metriquadri certificati. In quest’ambito, abbiamo inserito in azienda dei falchetti per proteggere l’ambiente in cui produciamo, abbiamo usato un sistema di monitoraggio del consumo idrico che attraverso delle centraline ci fa risparmiare acqua fino al 30%. Inoltre, interveniamo sulla pianta con pochissimi agro-farmaci. Trattiamo solo quando serve e in questo modo riusciamo ad usare pochissimo prodotto. Ma anche così arriviamo al limite della soglia imposta e con grandi e maggiori costi dato che si deve sempre usare un fitofarmaco specifico per ogni principio attivo. Ma questo non è l’unico aspetto”.
– Quale altro?
“C’è anche il problema che chi vende fitofarmaci li registra per l’intera area europea e ne indica la decadenza, ossia il tempo in cui il medicinale si degrada nel suolo. Ma sono indicazioni troppo generiche perché in Europa ogni territorio ha il suo microclima e le sue condizioni di suolo e quindi il dato di decadenza indicato non è attendibile”.
– Quale azione potrebbe essere utile per rendere queste due strategie concretamente applicabili?
“La Comunità Europea dovrà mettere a disposizione le risorse necessarie per la ricerca e l’innovazione ed assicurarsi che queste poi arrivino direttamente alle imprese che la fanno. Poi bisogna investire anche sulle sementi”.
– In che senso?
“Se riuscissimo ad avere una rucola, ad esempio, resistente alla peronospora, avremmo ottenuto un grande risultato. Vede, nel biologico riusciamo a fare lo spinacino senza particolari difficoltà perché è una pianta su cui le sementiere hanno lavorato sviluppando delle resistenze. Ma per gli altri prodotti, dove queste resistenze non ci sono, siamo costretti ad usare fitofarmaci. Molto passa dalla ricerca applicata. L’uso di farmaci con un solo principio attivo, come si richiede oggi, temo farà aumentare i costi anche del 30-40%”.
– Cosa propone?
“Che si costituisca un tavolo di lavoro europeo dove oltre ai produttori si siedano anche le sementiere e le aziende di agrofarmaci anche per spingere verso un maggior numero di registrazioni di prodotti che per il settore della IV Gamma, per definizione una nicchia, è una questione nodale. Proprio perché è una nicchia sono poche le richieste di registrazione di farmaci sui prodotti specifici, sicché abbiamo anche pochi strumenti. Se per esempio voglio usare un farmaco per la rucola non posso farlo se non è stato ammesso per questo uso specifico.”
 Poi c’è la questione dell’acqua…
“Certo. Bisognerà concentrarsi su un utilizzo migliore delle acque e anche qui andrebbe fatto un investimento importante. Non sui Consorzi di bonifica che al Sud Italia proprio non funzionano, ma direttamente sulle imprese per progetti, ad esempio, dedicati al riciclo”.
Mariangela Latella