Ambruosi&Viscardi, create le premesse per un’espansione nazionale

Prodotto italiano, filiera chiusa, produzione sostenibile su un’estensione di 1.078 ettari. Così si presenta Ambruosi&Viscardi, l’azienda marchigiana con base a Porto Sant’Elpidio, primo player di IV Gamma del Centro Italia, che attualmente distribuisce le proprie referenze fresh cut prevalentemente nei canali della GDO del Centro e Sud Italia mentre nel Nord lavora soprattutto con la prima gamma. Ma ora l’obiettivo è entrare con le referenze ready to eat in tutta la GDO nazionale.

Per farlo Ambruosi&Viscardi ha messo in cantiere un piano di espansione della produzione di baby-leaf che prevede l’ampliamento delle serre e del range di prodotti coltivati. Dagli attuali 4 ettari di serre, impiantati circa due anni fa, dove si coltivano soprattutto rucola e lattughini, di intende arrivare, nel giro di tre anni, a 10 ettari per la coltivazione di tutto il panorama delle baby leaf e ottenere l’autosufficienza produttiva.

“Siamo l’unica azienda di IV Gamma italiana a filiera chiusa – sottolinea con fierezza Nicola Ambruosi, terza generazione dell’azienda di famiglia, che guida insieme ai fratelli Savatore e Aniello – perché partiamo dal seme con i nostri vivai, produciamo, trasformiamo e trasportiamo il prodotto direttamente nei magazzini del cliente grazie al nostro parco camion di circa 30 veicoli tutti a metano, quindi a basso impatto ambientale. Nei nostri impianti, produciamo il 95% del nostro prodotto e il restante 5%, che riguarda proprio il panel delle baby leaf, lo acquistiamo da conferitori esterni per integrare la nostra offerta”.

L’azienda opera su 1.078 ettari tra campo aperto e serre, e ogni anno lavora qualcosa come 35 milioni di chili di prodotto tra scarola e insalata riccia. Solo l’insalata riccia e la scarola di prima gamma generano un fatturato di 11,5 milioni di euro. Il 70% delle produzioni sono coltivate negli impianti di Sant’Elpidio dove opera il quartier generale, mentre il resto degli impianti sono distribuiti tra Abruzzo, Puglia e Basilicata dove si fanno, per continuità produttiva, le produzioni invernali.

“Da dieci anni stiamo investendo nella green economy. Con un piano da 10 milioni di euro, iniziato nel 2010, abbiamo realizzato due impianti di rinnovabili. Uno a biogas che sfrutta gli scarti vegetali della lavorazione (circa il 50% della produzione) per produrre 2 milioni di kW che vengono venduti alla Rete, mentre il ‘digestato’ che rimane dalla produzione di energia, viene usato come concime nei campi. Poi abbiamo installato pannelli fotovoltaici della potenza di 1,5 MW che producono 2,5 milioni di kW all’anno e soddisfano il 70% del fabbisogno energetico dell’azienda. Crediamo molto nella sostenibilità ambientale. Abbiamo sostituito tutti i neon dell’azienda con lampadine LED che ci permettono di risparmiare 25mila euro l’anno e installato una nostra stazione di servizio a metano, riconvertendo un po’ alla vota la flotta dei camion, così da poter avere il minore impatto possibile anche nella fase di trasporto”.

Il progetto di filiera chiusa è stato completato circa un anno fa e comunicato ai clienti attraverso le stesse confezioni dove, attraverso un QR code, si riesce a fare una visita virtuale nell’azienda per conoscere tutte le fasi della lavorazione del prodotto che prevedono 25 giorni di vivaio, 70 di coltivazione e trasformazione e 24 ore di consegna.

“Da un anno – precisa Nicola Ambruosi – abbiamo anche iniziato a produrre IV Gamma per la private label e  in aprile di quest’anno abbiamo debuttato nella piattaforma Conad di Vasto”.

Mariangela Latella

Nella foto di apertura, i fratelli Nicola, Salvatore e Aniello Ambruosi