La gestione dell’acqua crea problemi nella Piana del Sele

L’acqua è il perno intorno al quale si giocano i rapporti nella Piana del Sele. Rapporti anche di potere che in questo momento, alla vigilia del rinnovo delle cariche nel Consorzio di Bonifica in Destra del Fiume Sele (previsto per il prossimo novembre), emergono dalla nebbia del sottobosco politico e si rendono manifesti anche in considerazione delle pressanti esigenze irrigue estive.
L’anno scorso Fresh Cut News aveva denunciato che, in questo polo economico, così importante per la produzione di IV Gamma, l’acqua costa almeno il 30% in più rispetto a quello che costa ai competitor europei e sono ancora troppi gli impianti irrigui vetusti (circa un terzo).

Quest’anno, il Consorzio di bonifica – che chiude il bilancio 2019 con un utile netto di 134 mila euro – annuncia la riduzione del 10% delle bollette per gli oltre 11 mila contribuenti e l’esecuzione di progetti di ammodernamento degli impianti con fondi pubblici per 100 milioni di euro.

Il presidente Vito Busillo (presidente, fra l’altro, anche del Consorzio della Rucola della Piana del Sele IGP e di Coldiretti Salerno), così commenta: “È un segnale di buona amministrazione ottenuto grazie a un risparmio complessivo dei costi di gestione, a una maggiore efficienza delle attività del Consorzio, a una drastica riduzione dei costi di servizi esterni di manutenzione e alla piena funzionalità di tutti gli impianti. L’impegno investito nel reperire fondi pubblici permette all’ente di affrontare e risolvere in modo concreto problemi importanti del nostro territorio, con opere strategiche di fronte ai sempre più evidenti cambiamenti climatici, che ci consentono di stoccare la risorsa, di migliorare l’irrigazione, di evitare che precipitazioni abbondanti si traducano, come troppo spesso accade, in drammatiche alluvioni. Il Consorzio è pronto a raccogliere sempre meglio le istanze che provengono dal territorio e di migliorare la progettualità per ottimizzare l’irrigazione nella Piana, area strategica per l’agricoltura campana e nazionale”.

I 100 milioni sono serviti, in particolare, alla realizzazione di vasche per l’accumulo dell’acqua, su cui sono costruiti impianti fotovoltaici,  con una capacità di 270 milioni di metricubi. “Ora l’obiettivo – afferma Busillo – è quello di sfruttare i fondi anche per aumentare la capacità di queste vasche del 70%”.

Questo il commento di Rosario Rago, primo operatore della Piana del Sele: “Ci auguriamo che questi investimenti sulla raccolta delle acque portino i risultati attesi. Ad oggi, i produttori sono costretti a fare le vasche privatamente, il che toglie valore a terreni che, invece, potrebbero essere coltivati. Anche se non risultano esserci ancora problemi di mancanza di acqua, la vetustà di alcuni canali irrigui, non permette al Consorzio di servire omogeneamente tutto il suo bacino di competenza con il risultato, ad esempio, che alcune aziende del nostro gruppo, nella zona di Aversa, registrano ammanchi di acqua anche del 50% che dobbiamo integrare privatamente quando ne abbiamo la possibilità”.

Sulla riduzione annunciata delle bollette Rago puntualizza: “Preferiremmo pagarle per l’intero ammontare ed avere un servizio efficiente a cominciare dalla pulizia dei canali di scolo”.

Sulla strada della riconferma dei vertici del Consorzio si sono appena abbattute due sentenze del TAR, altrettante condanne di pagamento in grado di erodere l’utile del bilancio 2019. La prima sentenza riguarda un vecchio esproprio da parte del Consorzio nei confronti di un camping, che il tribunale amministrativo ha ritenuto illecito configurandolo come occupazione abusiva della foce del Sele, con la conseguente condanna dell’ente di Bonifica all’acquisizione del bene in maniera legittima o al pagamento dei danni da effettuarsi entro i prossimi sei mesi. In ogni caso si tratta di un esborso importante che è stato misurato dal giudice nel 5% del valore venale del suolo per ogni anno di esproprio illegittimo. La seconda, per la quale il Consorzio ha già annunciato l’impugnazione al Consiglio di Stato (noto per i tempi biblici di pronuncia), riguarda la sua mancata autorizzazione per la costruzione di nuove serre su un’area che per l’ente di bonifica era considerata satura, ossia con un’eccessiva  impermeabilizzazione del terreno, mentre per i consulenti tecnici del giudice no.

“Il punto – chiarisce il presidente Busillo – è che non esiste una norma univoca che stabilisca con quale modello di calcolo debba valutarsi l’impermeabilizzazione del terreno sicché questo induce ad un’incertezza normativa, ma il Consorzio ha operato sulla base di un piano regolatore che definisce le aree sature”.
Anche in questo caso la condanna in primo grado del Consorzio (che prevede la copertura dei costi dell’iter per realizzare le nuove serre oltre al pagamento delle spese legali), se sarà confermata in appello, comporterà un appesantimento della contabilità dell’ente. Alla basa di quest’ultima vertenza c’è un regolamento del Consorzio che risale a un paio di anni fa e che stabilisce che l’autorizzazione consortile alla costruzione di nuove serre è anche condizionata dall’assenso dei potenziali vicini di serra interessati dal deflusso delle acque per via della pendenza del territorio. “Questo regolamento – chiosa Rago – sta di fatto mettendo gli agricoltori gli uni contro gli altri. Questo problema non ci sarebbe se il deflusso dell’acqua fosse garantito da un buon funzionamento dei canali di scolo”.

Mariangela Latella