I danni da Covid-19 alla IV Gamma USA al centro di United Fresh Live

Sono stati poco più di 200 gli espositori pionieri della prima fiera digitale di ortofrutta al mondo, United Fresh Live, organizzata da United Fresh, l’associazione dei produttori ortofrutticoli statunitensi, che si sarebbe dovuta tenere fisicamente a San Diego dal 16 al 19 giugno e che, invece, si è trasformata in una piattaforma di mercato digitale di lungo periodo che rimarrà online, a disposizione di player e visitatori, fino al prossimo primo settembre.

Un trade show virtuale – che si sviluppa in piena emergenza Covid-19 con oltre 300 mila contagiati negli Stati Uniti d’America, il Paese più colpito al mondo – da cui emerge che la catena di fornitura ortofrutticola, soprattutto di IV Gamma, è in forte difficoltà per l’alto numero di addetti alle linee di processo degli impianti di trasformazione, che hanno contratto il virus.

“Tutti i produttori di IV Gamma hanno problemi enormi con il numero di addetti all’interno degli stabilimenti di processo”, ci ha spiegato in esclusiva Alessandro Turatti che guida il ramo statunitense della Turatti Srl, da poco acquisita, per il 63% dal fondo di investimento Taste of Italy. “Con il Covid-19 molte aziende sono in difficoltà; ci sono stabilimenti interi paralizzati e centinaia di operatori ammalati”.

L’emergenza pandemica è, inevitabilmente, il tema caldo di questa edizione, alla quale stanno partecipando come espositori le più grandi multinazionali nord-americane dell’ortofrutta come Del Monte, Dole, Chiquita, ma anche retailer (non i più importati), le startup della Food TEC Zone, una decina di operatori del mercato globale (di cui due provenienti dai Paesi dell’Asia Centrale come Georgia e Azerbaijan) e in genere tutti i rappresentanti della filiera incluso packaging e trasformazione.

La parola d’ordine che si impone negli USA in fase di emergenza, è: ‘Stay home and eat local’ (rimani a casa e mangia locale). È quanto è emerso anche nel corso di uno dei webinar del programma ‘Education’ della fiera digitale dal titolo ‘Sfide e opportunità per la sicurezza alimentare degli ortaggi a foglia’ (177 visualizzazioni sul video caricato su Youtube) organizzato da CEA, Food Safety Coalition, uno degli espositori.

Il problema della sicurezza alimentare, in tempi di Covid, è molto sentito e sarà al centro di un Global Summit virtuale organizzato dall’International Association for Food Protection e patrocinato da Marler Clark LLP PS, in programma il 29 luglio. Questo Gobal Summit arriva, peraltro, all’indomani della pubblicazione da parte della Food and Drug Administration degli Stati Uniti del progetto ‘New Era of Smarter Food Safety’ che rappresenta un nuovo approccio alla sicurezza alimentare, che sfrutta la tecnologia e altri strumenti, per creare un sistema alimentare più sicuro, più digitale e tracciabile soprattutto nei ristoranti e negli store al dettaglio.

Tra questi strumenti, si colloca in pole position, la blockchain proposta dalla startup francese Connecting Food che ha presentato il suo progetto nel padiglione virtuale di Futur TEC Zone. Tra le altre novità in mostra in quest’area che guarda al futuro, uno strumento per monitorare il grado di maturazione della frutta sia in campo che sugli scaffali e, anche, nelle confezioni proposto da Clarifruit. Mentre da Salinas arriva un sistema integrato Heavy Connect, per avere sotto controllo tutte le variabili di produzione attraverso dei sensori bluetooth che collegano campo, macchine e azienda agricola .

Il grande rallentamento sull’export verso gli US, è emerso nel corso dei webinar ‘The global trade challenges in the Covid-19 Era’ mentre l’andamento dei consumi è stato analizzato nell’incontro digitale dal titolo ‘Our international sourcing is changing’, che ha messo a confronto i retailer sulle strategie in funzione del cambiamento della domanda determinato dall’effetto Covid-19. Tra i prodotti più penalizzati, quelli esotici, mentre vincono quelli portatori di valori salutari, preferibilmente ‘fatti in casa’ e di sicurezza alimentare, oggi priorità assoluta nella catena alimentare USA. A tal proposito, la Food and Drug Administration sta conducendo un programma pilota che sfrutterà l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico per rafforzare il ruolo ispettivo dell’agenzia sugli alimenti importati nei porti di accesso, per contribuire a garantire che soddisfino gli standard di sicurezza alimentare federali.

L’elevato numero di contagi, rappresenta una delle principali difficoltà nel corretto funzionamento della catena di fornitura ortofrutticola ed in particolare di IV Gamma. Il problema è maggiormente sentito negli stabilimenti di trasformazione, anche se, negli Stati produttori del Sud come la California e la Florida, che sono il cuore della produzione di IV Gamma, mancano braccianti per lo stesso motivo, trattandosi di messicani una parte dei quali si è ammalata.

“È possibile che molti braccianti possano essersi già ammalati e guariti senza chiedere un trattamento – afferma Daniel Sumner, professore di economia agricola e delle risorse, Università della California, Davis -. Certamente, nei campi esistono le condizioni perché si generino dei focolai. Molte delle persone di cui parliamo sono tra le più povere del Nord America. La vulnerabilità è davvero una funzione della povertà. La preoccupazione più grande è come vivono queste persone. Quando sei povero, è più difficile mantenere le distanze, sia perché il tuo lavoro richiede di stare con le persone sia perché si vive molto a stretto contatto in piccoli appartamenti. È difficile parlare di sicurezza in questi contesti. La pandemia ha certamente evidenziato i difetti del sistema e gli anelli deboli della catena. Come la mancanza di flessibilità che ha impedito ai prodotti del canale horeca di essere traslati anche solo in parte su quello retail, creando un ramo secco di business che avrà bisogno di tempo per riprendersi. In questo senso abbiamo visto campi con verdure che non venivano raccolte e scaffali vuoti nei negozi. Questa pandemia ha reso evidente che l’elevata specializzazione dei canali ha determinato, in fase di stress, un fallimento con conseguente spreco di alimenti. Una soluzione potrebbe essere quella di avere distributori che gestiscano alimenti sia per i retailer che per il food service”.

Il problema della sicurezza alimentare è una priorità anche per le epidemie di E.coli che hanno coinvolto la catena di fornitura di IV Gamma lo scorso anno, partite dagli stabilimenti di Salinas in California, che è uno dei principali poli produttivi. Il risultato di questi outbreak è stato che oggi la lattuga Romana è ufficialmente fuori mercato e non si trova negli scaffali USA anche perché ha creato si è creato un tabù salutistico nei suoi confronti. Viene associata ad un prodotto rischioso. “È stata sostituita dalla Iceberg. Chi faceva Romana ora fa Iceberg”, ci spiega Giancarlo Boscolo, presidente di Cultiva che produce baby leaf e radicchi in base all’accordo con Taylor Farm, presente in fiera come espositore. “Oltre a questo, il problema causato dal Covid negli USA è simile a quello che abbiamo avuto in Italia. Non mi risulta, però, che ci siano stati problemi di approvvigionamento di IV Gamma ma, sinceramente, non ho dati precisi al riguardo”, precisa Boscolo.

Intanto è aumentato del 60% il numero delle persone che si rivolge ai banchi alimentari (circa 200 in tutto il Paese) per fare la spesa, a causa dell’erosione del potere di acquisto delle famiglie per la perdita di molti  posti di lavoro. In questi mesi il tasso di disoccupazione ha superato l’11%. Un dato mai visto prima e l’organizzazione Feeding America stima che andranno al di sotto della soglia della povertà, entro la fine del 2020, 54 milioni americani a fronte di un aumento dei prezzi nella food chain, che l’USDA ha stimato nel +3%.

Andando a guardare il target di IV Gamma, dichiarano di avere subìto un’erosione del loro potere di acquisto il 43% dei Millenials e, in percentuali più piccole, anche la cosiddetta Gen X e i Baby Boomer hanno sofferto.

Mariangela Latella