Ortaggi e baby leaf in acque salmastre. Esperimenti in Nord Europa

La Fondazione olandese Salt Farm Foundation ha dimostrato che è possibile utilizzare l’acqua del mare per coltivare – in saline artificiali – patate, cavoli, pomodori, carote, barbabietole e fragole, che hanno rivelato di avere un’elevata tolleranza al sale.
È il frutto di un progetto denominato SaltFar attraverso il quale la Salt Farm Foundation ha istituito 16 campi in sette Paesi del Mare del Nord per testare la tolleranza al sale di varie colture. L’obiettivo era quello di arrivare a trovare una soluzione al crescente problema della siccità e a quello della del suolo, un fenomeno mondiale causato dal cambiamento climatico che rende le terre aride e non più adatte alle coltivazioni del passato. Il progetto si basa sulla creazione di saline artificiali, una sorta di paludi salmastre, che vengono inondate di acqua marina, in questo caso dell’Oceano Atlantico, attraverso delle pompe, nei momenti definiti da questa innovativa tecnica di coltivazione, da cui si ottiene, oltre agli ortaggi, anche l’estrazione di sale.
Oggi, anche le regioni più famose per il loro clima umido, come il Regno Unito, ad esempio, stanno affrontando problemi di siccità e salinizzazione del suolo a causa delle precipitazioni sempre più scarse e dell’aumento del consumo di acqua. Nel mese di maggio di quest’anno, in Gran Bretagna è piovuto il 50% in meno rispetto a quanto normalmente avviene in quel periodo. Secondo il Centro britannico di Ecologia e idrologia, la scorsa primavera è stata la quarta primavera più arida di sempre per quanto riguarda molte regioni dell’Inghilterra e del Galles.
Dati alla mano, è inevitabile iniziare a considerare sistemi di coltivazione alternativa se si pensa che l’acqua dolce esistente sulla terra, rappresenta il 2% del totale delle acque e che la maggior parte di essa rimane inaccessibile perché congelata nei ghiacciai. Questo, a fronte di un incremento esponenziale della popolazione che arriverà a 10 miliardi nel prossimo trentennio con un incremento atteso della produzione alimentare del 70% rispetto a quella attuale.
Anche per questo la start-up Seawater Solution, con sede a Glasgow, in Scozia, ha messo a disposizione di alcuni agricoltori del territorio il proprio know how su questa tecnica di coltivazione, per iniziare sviluppare colture massive in ambiente salmastro. Tra queste la Dowhill Farm, situata nell’Ayrshire, che però si concentra su ortaggi di mare come il finocchio di mare o il sea aster, una sorta di baby leaf del mare. Ed i risultati di mercato sono strabilianti dal momento che, dopo essere stati presentati in alcuni programmi popolari della TV inglese che parlano di cucina, le vendite di questi prodotti da Tesco hanno registrato un’impennata dell’80% arrivando a quotazioni di 22-32 dollari al chilo con una resa di 20 tonnellate per ettaro, che vanno ad aggiungersi ai circa 2.600 dollari di crediti di carbonio per ettaro, che l’azienda matura.
Questo perché, è stato dimostrato che le saline di coltivazione, non solo proteggono la costa dalle inondazioni e dall’erosione ma assorbono carbonio 30 volte di più delle foreste pluviali.
Mariangela Latella