Meno dura sulla IV Gamma la seconda ondata Covid. Parola di Montagna

La seconda ondata di Covid non fa trovare impreparata la IV Gamma che questa volta accusa meglio il colpo rispetto allo tsunami sulle vendite verificatosi con il primo lockdown a marzo e aprile. Secondo i dati Nielses appena pubblicati e riferiti al mese di ottobre, il settore del Fresh Cut dimostra una certa resilienza e chiude il decimo mese dell’anno con un calo delle vendite (a valore) dell’1,2%. Un numero che conferma, in un certo senso la ripresa del mercato, considerati la caduta vertiginosa di fatturato registrata in pieno lockdown, nei mesi primaverili.
Con Andrea Montagna, presidente di UIF IV Gamma, facciamo il punto della situazione sull’andamento del comparto durante questa seconda ondata di Covid.

Andrea Montagna

“Innanzitutto, occorre precisare che il DPCM emergenziale di marzo e aprile, era di più semplice lettura rispetto all’attuale. Al primo lockdown si sapeva cosa si poteva o non si poteva fare, mentre oggi la lettura risulta più difficile. Inoltre, non c’è la stessa stretta registrata nei mesi primaverili”.

– Può essere più preciso?
“Il fatto stesso che sia consentito alle persone residenti nelle zone rosse di uscire a far la spesa senza limitazioni di frequenza (mentre con il primo lockdown c’era l’espressa indicazione di uscire una volta a settimana), lascia intuire una differenza di approccio legata probabilmente al fatto che forse non c’è quella stessa gravità della pandemia registrata a marzo. L’altro aspetto poi è legato alla flessibilità che c’è nell’uscire dai propri confini comunali”.
– Tecnicamente, nelle regioni rosse non si potrebbe…
“Sì, ma c’è flessibilità. Nel senso che si possono addurre delle motivazioni, come ad esempio la mancanza di un ipermercato sul proprio territorio, che vengono accettate. A marzo e aprile era proprio vietato. In ogni caso è indubbio che questa seconda ondata di Covid abbia impatti meno duri sulla IV gamma rispetto alla prima anche se la lettura dei dati risulta più difficile”.
– Ci dica di più…
“Secondo i dati Nielsen, appena diffusi, che prendono in esame il mese di ottobre, il settore di IV Gamma nel suo complesso, ha subìto un calo delle vendite, a valore, dell’1,2%. Questo ci dice che la forbice con i valori pre-lockdown, si va restringendo. Non solo; se guardiamo le singole settimane di ottobre, notiamo un andamento negativo nelle prime tre settimane mentre nell’ultima si ha un trend positivo, +1,2%. Questo conferma i dati di ripresa registrati dopo l’estate”.
– Quali sono i segmenti di prodotto che soffrono di più?
“Le insalate in busta, che fanno l’80% delle vendite di IV Gamma, nel mese di ottobre hanno perso il 2,4% delle vendite a valore e questa discesa è trainata dalla private label che fa il -4,4% (a valore) e il -3,8% (a volume)”.
– In pratica, mi sta dicendo che quelli che perdono di più sono i prodotti meno innovativi…
“Sì. Ma non solo. La private label perde anche perché ha diminuito la pressione promozionale. Se nell’anno è stata mediamente del 22,8%, nel mese di ottobre è stata del 20,8%. Fanno meno promozione ma, ciò nonostante, diminuisce il prezzo euro/chilo. Questo vuol dire che la marca del distributore si è focalizzata sui prodotti più basici”.
– Quanto incide sulle vendite, l’effetto della politica che va per la maggiore adesso, ossia l’every day low price?
“Ci sarà sicuramente, da un lato, un effetto di ‘every day low price’ nel calo del fatturato. D’altro canto, bisogna tener presente che i prodotti su cui mi sto focalizzando nell’analisi dell’andamento della PL, sono quelli a più basso contenuto di servizio, i prodotti più economici. Nel mese di ottobre questo tipo di prodotti è l’unico che perde.”
– Perché?
“La sensazione è che, in questo periodo, il consumatore sia orientato ad acquistare prodotti con maggiore contenuto di servizio”.
– Quali sono i segmenti del settore IV Gamma, allora, che stanno andando meglio?
“Le insalate ai cereali che ad ottobre hanno fatto +5,1%. Mentre a settembre avevano fatto +5,8%. Ma sono referenze presenti in parte nell’ortofrutta in parte nel libero servizio, nel senso che escono fuori dal lineare di IV Gamma poiché possono essere prodotte da Zerbinati, Linea Verde o Bonduelle ma anche da industrie quali Beretta, Piatti Freschi Italia o Saclà. Anche le zuppe stanno andando bene con un mese di ottobre positivo al +6,3% mentre a settembre era -6,3%. In questo frangente, l’arrivo del freddo ha giovato”.
– Quali previsioni possono farsi per i prossimi mesi?
“Cosa aspettarsi? Penso che bisogna dividere l’analisi. Da un lato il canale retail e dall’altro il food service”.
– Partiamo dal canale retail.
“Quello che registro al 15 di novembre, è che l’ultima settimana non è stata particolarmente entusiasmante per la IV Gamma e si attesterà ad un -2,5%. Le perdite maggiori si sono avute nell’area 1 di Nielsen, dove c’è una maggiore presenza di ipermercati nei centri commerciali. Per contro, le aree 2,3 e 4 sono cresciute. Lo considero un successo considerate le performance del settore durante il primo lockdown. Quindi posso dire che il mercato, nel suo complesso ha tenuto e questa volta l’effetto Covid è stato contenuto”.
– E sul fronte del canale horeca?
“Il discorso è diverso. Stava iniziando a dare i primi segnali di ripresa a settembre e ottobre ma adesso con la nuova ondata di pandemia, si rimettono in discussione le carte. Novembre è un mese importante per la ristorazione e l’obbligo di chiudere alle 18 non sarà mai compensato adeguatamente dall’attività di home delivery o di take away. L’unica speranza per questo settore è che si torni il prima possibile alla normalità”.
Mariangela Latella