Gli USA verso una sicurezza alimentare condivisa pubblico-privato

Con un innovativo metodo di tracciabilità, denominato ‘Produce Traceback Template’, negli Stati Uniti inizia l’éra della ‘Smarter Food Safety’ (alla lettera: la Sicurezza Alimentare più Intelligente). Sono stati appena pubblicati gli esiti di tre progetti pilota condotti sulla catena di fornitura degli ortaggi a foglia, in particolare si è lavorato sulla lattuga romana, con l’obiettivo di implementare ed efficientare la tracciabilità lungo tutta la filiera.
Lo studio, pubblicato in questi giorni, è stato promosso da sei grandi organizzazioni USA del settore agroalimentare ossia FMI-The Food Industry Association; GS1 USA; International Foodservice Distributors Association (IFDA); Institute of Food Technologists (IFT); Produce Marketing Association (PMA) e United Fresh Produce Association (United Fresh).
Oltre alle sei associazioni, hanno partecipato ai tre test alcuni player del settore coinvolti a tutti i livelli della catena di fornitura, dalla produzione alla distribuzione e i retailer partecipanti erano sia indipendenti che player interni della supply chain. Lo studio risponde alla necessità di perfezionare le norme di sicurezza alimentare del Paese tanto più alla luce delle ultime epidemie di E.Coli del 2018 e 2019, causate da lotti di lattuga Romana prodotti a Salinas ma non ancora precisamente individuati. A distanza di quasi un anno dall’ultimo outbreak, in sostanza, non si conosce l’azienda (o le aziende) dalla quale sono partiti i lotti di romana contaminati che hanno causato le due epidemie che, peraltro, si sono spinte anche oltreconfine coinvolgendo anche consumatori del Canada.
I tre progetti pilota sono stati condotti tra luglio ed ottobre 2020 ed hanno portato all’individuazione di un modello standard di tracciabilità, denominato ‘Produce Traceback Template’ che, se da un lato, di fatto, ridimensiona il ruolo della Food and Drug Administration (FDA) statunitense nelle operazioni di tracciabilità in funzione della food safety, d’altro canto rafforza quello dei player della catena di fornitura. Anche per questo, l’eventuale introduzione del nuovo modello comporterà, fra le altre cose, anche la necessità di istruire il personale addetto relativamente alle operazioni specifiche di tracciabilità.
Anche se il modello deve essere perfezionato, tutte le aziende partecipanti hanno dichiarato l’intenzione di applicarlo per il futuro anche perché tutte le operazioni di traceback durante i test, sono andate a buon fine, ossia hanno permesso di risalire a tutti i lotti originari oggetto della ricerca. Questo è stato possibile perché il modello di tracciabilità preso in considerazione, mette in condivisione i dati riguardanti le vendite, la rotazione delle scorte, i controlli dell’inventario e i piani di consegna. Sono state passate al setaccio, insomma, tutte le operazioni di business intelligence.
“Come delineato nella nuova éra di Smarter Food Safety – ha dichiarato Bryan Hitchcock, direttore esecutivo del Global Food Traceability Center di IFT, per conto delle sei organizzazioni – progetti pilota come questi sono necessari per determinare la strada per la tracciabilità ed implemetarla attraverso l’incrocio delle verifiche e la condivisione dei dati, sia pubblici che privati. Questi test, oltre a fornire preziose informazioni, getteranno le basi per i futuri protocolli statunitensi di risposta alle epidemie e alle azioni di richiamo, compattando il settore a supporto dell’attività di monitoraggio dell’FDA”.
Mariangela Latella