Rucola fuori dal catalogo UE delle specie commercializzabili. DG Agri risponde a FreshCutNews

Dopo avere scoperto, grazie ad una rassegna dell’Unviersità di Bari che la rucola non è presente nel catalogo tenuto dalla Commissione Europea sulle specie ammesse alla commercializzazione, abbiamo chiesto lumi a Bruxelles, direttamente alla DG Agri che, non senza qualche difficoltà, come il nostro interlocutore ha ammesso, ha appena inviato la seguente risposta che, lo sottolineiamo, è posta sempre con la formula del verbo declinato al condizionale.
“La rucola (eruca vesicaria) – spiega la DG Agri in risposta al quesito sollevato da FreshCutNews – rientrerebbe nel codice della nomenclatura combinata dell’UE 0709 99 10, Verdure da insalata, diverse dalla lattuga (Lactuca sativa) e dalla cicoria (Cichorium spp.), che hanno i loro codici NC separati. La rucola, inoltre, non è esclusa dal sostegno ai sensi del Regolamento 1308/2013 sull’Organizzazione Comune dei Mercati”
In sostanza sull’OCM non ci sono problemi e a tal fine la DG Agri suggerisce di consultare l’Allegato I, parte IX della suddetta norma: “Il settore degli ortofrutticoli comprende i prodotti elencati nella tabella seguente: codice NC” ex 0709 “- altri ortaggi, fresco e refrigerato dove sono elencate una serie di esclusioni che – precisa la nota che abbiamo ricevuto – però  non coprono il codice 0709 99 10 attribuibile alla rucola. Di conseguenza, le organizzazioni di produttori di rucola possono beneficiare del sostegno ai sensi del regolamento OCM 1308/2013”.
Diverso il discorso relativo alla registrazione nei cataloghi comuni delle varietà di specie vegetali che possono essere commercializzate nell’UE. In tal caso la DG Agri così si esprime: “Il seme di rucola (Diplotaxis tenuifolia) non è disciplinato dalla direttiva 2002/55/CE sulla commercializzazione delle sementi di ortaggi. Le varietà di rucola non sono quindi incluse nel Catalogo comune delle varietà di specie vegetali commercalizzabili in UE. Le specie non regolamentate a livello dell’UE possono comunque ancora essere commercializzate in tutta l’UE anche perché gli Stati membri sono liberi di decidere se applicare o meno norme specifiche legate alle sementi di tali specie”. Che però in Italia non ci sono. (m.l.)