Insalate a residuo zero in idroponica: l’interesse sale. Il caso della Fratelli Spazzini

Può succedere che sei un produttore di insalate di prima gamma, le cenerentole degli ortaggi, ma siccome produci a ‘residuo zero’ perché hai iniziato a coltivare in idroponica, ti accorgi improvvisamente che la ruota del mondo della fornitura di insalate inizia a girare perché le grandi aziende di IV Gamma che hanno linee a residuo zero ti corteggiano e l’OP di cui fai parte ci tiene ancora di più che tu rimanga associato.
Così i margini di un produttore di insalate di prima gamma cominciano piano piano a salire anche perché oggi sono pochi quelli che lavorano a residuo zero e sul mercato, si sa, chi prima arriva è avvantaggiato.
Sono gli scenari a cui sta portando la sfida dell’innovazione e alcune aziende agricole hanno iniziato a coglierla. È il caso dell’azienda agricola dei fratelli Spazzini, Diego e Fabio (associata all’OP Verde Intesa) che lavora su 60 ettari di insalate nel Mantovano, a Guidizzolo per l’esattezza, di cui l’80% a campo aperto.

Diego Spazzini (foto, Luigi Avantaggiato)

“Un anno e mezzo fa – spiega Diego Spazzini, uno dei due fratelli titolari – abbiamo avviato il primo test pilota, adattando una serra di circa 400 mq alla coltivazione idroponica in floating, ossia su zattere galleggianti che hanno la capacità di contenere 120mila litri di acqua in soluzione nutritiva con macro e microelementi. Con questo sistema riusciamo a produrre le nostre lattughe a residuo zero anche perché non usiamo né erbicidi né pesticidi e riusciamo a fare dieci cicli produttivi. Un metodo innovativo che sta attirando l’attenzione dei big IV Gamma che già hanno linee a residuo zero con cui ci sono già stati alcuni scambi. Per il momento comunque restiamo nella nostra OP, non sono previsti cambiamenti. Noi riforniamo i mercati ortofrutticoli con la prima gamma e, tramite alcuni confezionatori, anche la GDO”.

Certo per lavorare con la IV Gamma non basta una serra di 400 mq. Non a caso la ditta Spazzini ha in programma un piano di espansione che porterà a riconvertire in idroponica una parte delle altre serre di proprietà, che occupano complessivamente circa 12 ettari. L’idea è di introdurre l’idroponica in altri 3.200 mq di serre entro la fine di quest’anno per poi procedere ad un ulteriore espansione ed arrivare ad un ettaro con la nuova tecnica colturale che garantisce una resa produttiva che è circa tre volte e mezzo superiore rispetto ad una normale coltura a terra.
I test, che sono stati condotti sulle varietà di insalata gentile, lattuga trocadero e foglia di quercia romana, hanno anche dimostrato la possibilità di raggiungere un risparmio idrico impressionante dal momento che dei 120 mila litri inseriti nelle vasche, ne viene ricambiata, durante i vari cicli, solo una piccola parte e l’utilizzo dell’acqua per tutti e gli undici cicli colturali della serra, è di complessivi 150 mila litri.
“Nei cicli che abbiamo fatto fino ad ora – afferma Diego Spazzini -, abbiamo usato solo qualche macro o micro-elemento, se la pianta ne aveva bisogno. Ogni giorno, poi, misuriamo i parametri vitali come l’ossigenazione, il Ph e la conducibilità elettrica che costituiscono il sistema calcolo che ci permette di arrivare al residuo zero. Alla fine di ogni ciclo, facciamo l’analisi della soluzione in vasca e vediamo, confrontandola con i parametri giornalieri, se c’è di bisogno di intervenire integrandola con macro o micro elementi come azoto, fosforo e potassio nel primo caso, oppure boro o manganese nel secondo. Ma si tratta di percentuali di trattamento bassissime rispetto al totale della soluzione nutritiva. Nel caso dei micro-elementi si parla addirittura di pochi grammi su 120 mila litri”.
Mariangela Latella
Nella foto di apertura, Diego a destra e Fabio Spazzini (foto, Luigi Avantaggiato)