Federico Boscolo: lo sviluppo di Cultiva negli USA senza tradire l’Italia

È stato lo sviluppatore del modello produttivo dell’OP Cultiva negli Stati Uniti. A lui si devono gli accordi tra l’azienda veneta di IV Gamma e il colosso statunitense Taylor Farms e gli sviluppi realizzati sulla costa Est americana. Adesso, a seguito della riorganizzazione della governance, è il nuovo amministratore delegato di Cultiva.
Figlio di Giancarlo Boscolo e membro della terza generazione di una famiglia di imprenditori chiamata a guidare l’azienda in un’epoca rivoluzionaria per il settore primario, Federico Boscolo, 37 anni, ci racconta nelle sue linee programmatiche, il modello gestionale sviluppato negli USA.
Ne parliamo in un’intervista esclusiva a Fresh Cut News, realizzata all’indomani del nuovo incarico di amministratore delegato.

Federico Boscolo

– Inizio con una domanda provocatoria. Con la sua nomina ad amministratore delegato dell’azienda, l’asse dello sviluppo societario di Cultiva sembrerebbe spostarsi sempre di più verso gli USA, dove, peraltro, c’è il principale partner dell’azienda, Taylor Farms. Cultiva diventa americana?
“No. Cultiva è un’azienda italiana e anche ben radicata. Ha basi produttive in diverse parti del mondo ma rimaniamo una realtà orgogliosamente italiana. Io peraltro mi trovo qui in America, oltre che per lo sviluppo delle attività negli Stati Uniti anche perché vi sono rimasto bloccato a causa del Covid. Per anni sono stato responsabile vendite Italia ed Europa. Poi si è creata questa opportunità negli USA, che tutt’ora sto portando avanti”.
– Quali sono le principali tendenze di IV Gamma che stanno emergendo sul mercato statunitense?
“Sul fronte produttivo, negli ultimi due anni c’è stato un vero e proprio boom delle coltivazioni in ambiente protetto (Controlled Environment Agriculture). Gli investimenti delle aziende agricole statunitensi globali in questo tipo di impianti, sono passati dai 940 milioni di dollari nel 2019 a 1,2 miliardi di dollari nel 2020, quasi il 30% in più. E una buona parte di questi deal avvengono in America. Io stesso ormai acquisto solo pomodorini idroponici coltivati in Canada: ci sono sempre e sono sempre buoni.”
– State pensando anche voi di introdurre questo tipo di coltivazione?
“A me l’idea piace ma ogni cosa va fatta a suo tempo. Non posso non considerare il fatto che, anche in questo settore, gli USA sono sempre più avanti e che se si stanno investendo molte risorse nella protected agriculture, vuol dire che è considerata una delle soluzioni, ma non è l’unica, per il futuro. Non potrà certo andar bene per tutti i tipi di colture. Provi a coltivare delle patate in vertical farming e se ne renderà conto”.
– È comunque una delle prospettive agricole del futuro?
“Non solo agricole, ma anche finanziarie”.
– In che senso?
“Il vertical farming attira molto l’interesse del mondo della finanza, anche perché elimina un fattore che non piace agli investitori, ossia l’incertezza. Non esiste più l’alea del clima”.
 – Cultiva ha già esperienze nel settore delle coltivazioni fuori suolo?
“Abbiamo testato un impianto di vertical farming in Olanda acquisendo un certo know how. Ma, per il momento, questa strada è stata temporaneamente accantonata in quanto ci siamo dedicati ad altre priorità. Tuttavia la considero un’opportunità da tenere presente per essere pronti a partire qualora maturino le condizioni ideali per farlo”.
– Ossia?
“Oggi si parla tanto di sostenibilità ma deve essere una sostenibilità vera. A fronte di altissime rese a metro quadro e dell’utilizzo ridotto di acqua, ci sono molte altre variabili da considerare per valutare la vera sostenibilità di questi impianti: l’energia, ma solo per menzionarne una. Noi rimaniamo molto attenti ed adeguatamente  coinvolti negli sviluppi. Qui in USA, uno dei dibattiti più accesi è quello relativo al prodotto che esce da una serra di vertical farming, ossia se sia pronto all’uso o meno. E le assicuro non ci sono poche resistenze al via libera”.
– In Italia la norma su cosa sia un prodotto di IV Gamma è molto rigida ma in fase di cambiamento. 
“Qui, nella maggior parte dei prodotti confezionati di IV Gamma (triple washed) e anche in quelli coltivati in ambiente protetto è sempre riportata la dicitura: Si consiglia di lavare il prodotto prima dell’uso. L’ho personalmente verificato in occasione della fiera USA ‘South East Produce’, a cui ho partecipato e che si rivolge alle produzioni della East Coast statunitense. Tutti gli operatori interessati mi hanno confermato che il prodotto idroponico, venduto confezionato, non veniva lavato ma precisavano in etichetta di lavarlo prima dell’uso”.
– Siamo a Far West della IV Gamma!
“Non proprio così estremi, ma penso anch’io che queste modalità creino confusione sul prodotto”.
– Quali sono le sue idee e i progetti allo studio per il prossimo futuro di Cultiva?
“Negli USA l’obiettivo di business è arrivare ad avere una posizione rilevanza nella produzione di baby leaf nella East Coast, che cerchiamo di raggiungere anche attraverso nuovi prodotti adatti alla supply chain della IV Gamma.  Noi siamo produttori e non lavoriamo solo con Taylor Farms ma anche con altri player di IV Gamma. Abbiamo in mente di estendere ulteriormente le produzioni sulla Costa Est degli Stati Uniti. Riuscire a realizzare questi progetti è già incredibile di per sé, se pensa che quando siamo arrivati noi a proporre coltivazioni in serra, i coltivatori della della East Coast – parliamo di cotone, tabacco, un mondo tradizionalista insomma – quasi ci ridevano in faccia”.
– Quali sono i plus per crescere produttivamente sulla Costa Est con le baby leaf?
“Si elimina il costo di trasporto di circa 15 mila dollari a camion per le insalate confezionate che, tuttora, ogni giorno vengono spedite dalla Costa Ovest, e in particolare dalla California, dove la produzione è forte, verso Est. Per farlo, stiamo coinvolgendo agricoltori della East Coast per condividere con loro le tecniche colturali di Cultiva per le nostre baby leaf. In questo senso siamo andati oltre il concetto di OP, che è tutto italiano. Mi piace parlare, per gli USA, di un Cultiva Club. È questo il nome del mio progetto, dove Cultiva, per essere stata la prima a portare negli Stati Uniti la coltivazione in serra di baby leaf su larga scala, punta a coinvolgere sempre più agricoltori disposti a lasciare le coltivazioni tradizionali per fare qualcosa di innovativo. Noi forniamo assistenza, vendite garantite e condividiamo il nostro know how. Oltre a far crescere l’efficienza e le rese a livello agricolo della nostra azienda in Florida. Con questo modello, cresciamo ogni anno del 20% in fatturato”.
– Qual è stato l’impatto del Covid su questa crescita?
“Nel 2020 le trattative con gli agricoltori sono state messe in stand by e nel 2021 saranno riprese. La maggior difficoltà è coinvolgere nuovi produttori. Il principale ostacolo è la mentalità. Loro sono bravissimi a fare quello che fanno ma si stanno scontrando con il cambio climatico che porta, con sempre maggiore frequenza, temporali forti ed improvvisi che scaricano cm e cm di acqua in poche ore. Noi, senza le serre, in Florida, avremmo perso molta produzione e invece non è accaduto nulla di tutto ciò. E stiamo parlando di serre tradizionali, nulla di altamente tecnologico ma che comunque ci garantisce una continuità di raccolto 10 mesi l’anno. Per il prossimo anno proverò ad arrivare ad una stagionalità di 12 mesi”.
Il vostro progetto sta facendo molto rumore nel settore primario USA. 
“Vero. Anche alcune grandi aziende di piccoli frutti hanno iniziato a produrre in coltura protetta, in tunnel per l’esattezza, e qualcuno si spinge anche verso l’idroponica”.
– Cosa farà appena potrà tornare in Italia?
“Poter essere più presente e di supporto alla nuova struttura e governance che abbiamo costruito di recente. Provare a fondere il modello gestionale di Cultiva USA nel nostro Paese. Gestione, organizzazione, gestione finanziaria e del personale. Tutto insomma”.
– La vostra azienda sta affrontando la fase delicata del passaggio generazionale.
“Sì. Lavoriamo su un processo di allineamento parentale che coinvolge tutti e garantisce trasparenza. Vogliamo evitare di trovarci, come a volte accade nelle aziende a stampo familiare, davanti ad un’azienda in difficoltà per disaccordi interni. L’obiettivo è garantire continuità, qualità e crescita del business. Per noi tutti è davvero importante e ci stiamo lavorando da quasi due anni”.
Mariangela Latella