Local Green, dall’incubatoio al mercato: sarà una svolta?

Si chiama Local Green ed è una start-up altamente innovativa con base a Milano che sta per lanciare un nuovo concetto di produzioni di IV Gamma a km zero, prodotte in celle asettiche dove si effettua coltivazione aeroponica a parete verde. Local Green punta su referenze per ora introvabili sul mercato italiano come, ad esempio, Kale, Mizuna, Leafy green senape e mini acetosa.
Ne parliamo con Marco Maggioni (nella foto), responsabile ricerca e sviluppo dell’azienda, che sta per brevettare questo innovativo metodo di coltivazione.
 
– Può dirci di cosa si tratta?
“Prima una premessa. Noi non facciamo esattamente IV Gamma così com’è comunemente intesa, ossia prodotto lavato e pronto per l’uso, dal momento che per legge siamo obbligati a scrivere sulle confezioni che si tratta di prodotto da lavare. In realtà coltiviamo in celle completamente asettiche, in aeroponica cosiddetta ‘di alta pressione’. Si tratta, inoltre di un vertical farming ‘a parete verde’ dal momento che le colture si sviluppano letteralmente in verticale e non su piani sovrapposti. In questo senso i nostri prodotti sono già pronti al consumo una volta tagliati e imbustati. Per questo la IV gamma è il settore a cui vogliamo rivolgerci”.
– Come funziona la vostra tecnica di produzione?
“Consiste nell’utilizzare una soluzione nutritiva composta di acqua e sali minerali che vengono tenuti ad una pressione molto alta, di modo che gli spruzzatori vaporizzino sulle radici nebbiolina molto fine, tra i 40 e i 60 micron. Questo giova molto alla crescita della pianta perché le radici assorbono meglio i nutrienti. È una tecnica di coltivazione aeroponica che stiamo brevettando insieme a un sistema di fertirrigazione molto innovativo. Abbiamo presentato la domanda più di cinque mesi fa”.
– Quando è nato questo progetto e quanto è costato?
“La start-up si è costituita nel 2018 e negli ultimi due anni abbiamo sviluppato il sistema di coltivazione per un costo complessivo di due milioni di euro grazie a finanziatori che credono nel nostro progetto. Local Green, in quanto start-up altamente innovativa è stata incubata prima dal milanese Impact Hub e poi da Neorurale Hub, un incubatore che ha sviluppato il concetto di coworking in agricoltura. Noi ci poniamo come produttori di IV Gamma ma in futuro probabilmente vorremmo anche provare a vendere la nostra tecnologia, in quanto stiamo brevettando il sistema, che non si limita solo all’utilizzo di fertirrigazione aeroponica ma proprio a tutto il sistema di vertical farming a parete verde, quindi fertirrigazione e automazione industriale. Insomma, proponiamo un concetto di coltura che si avvicina a quello di una catena di montaggio”.
– Avete già sviluppato delle referenze?
“Nell’hub dove siamo incubati, in 40 mq di spazio, stiamo testando oltre 60 varietà ultra-innovative e, una volta completato lo scale up dell’azienda, potremo partire con tre referenze: ‘Brera’, ‘Sarpi’ e ‘Moscova’, tutti mix di varietà di baby leaf altamente innovative per il mercato italiano come Kale, Mizuna, Leafy green senape e mini acetosa”.
– Quando finirà lo scale-up?
“Stiamo valutando tre edifici nella cinta del Comune di Milano. Tutti appartenenti al corredo urbano industriale ormai abbandonato. Ex fabbriche per capirci. Una volta selezionato quello giusto, il nostro business plan prevede di partire con la produzione già a fine anno. La metratura che cerchiamo è sui di 1.200 mq per arrivare a produrre 15 mila buste di insalata alla settimana per 21 cicli l’anno con l’obiettivo di arrivare a 24. Con una produttività, quindi, che è 350 volte superiore a quella di una coltura orizzontale”.
– Quali canali servirete?
“La GDO, ma con un concetto di forniture locali, nel senso che con l’impianto di Milano puntiamo a servire al massimo la Lombardia. Poi, se il progetto funziona, abbiamo in programma nuove installazioni”.
– Uno degli ostacoli principali allo sviluppo del vertical farming, è l’insostenibilità dei costi energetici. Voi come avete ovviato a questo problema?
“Lavoriamo con illuminazione LED e l’impianto, una volta effettuato l’investimento iniziale, quando andrà a regime produttivo sarà completamente autosufficiente anche perché il sistema di illuminazione fa parte della tecnologia che stiamo brevettando. Non lavorando con i classici scaffali del vertical farming ma a parete verde, riusciamo ad ottimizzare il costo energetico”.
– Che tempi sono previsti per il rientro degli investimenti?
“Preferisco non dare questa informazione”
Mariangela Latella