Da Israele serre di nuova generazione in US e microgreen in Giappone

La rivoluzione produttiva sulla Costa Ovest degli Stati Uniti, è iniziata anche grazie all’azienda israeliana TAP e all’innovativo sistema di produzione idroponica TAP KIT.
Dopo gli scandali legati allo scoppio di focolai di E.Coli scatenato da lotti di lattuga romana provenienti da campi californiani non bene identificati, e dopo l’esperienza delle serre di baby leaf sulla Costa Est, introdotta dall’azienda pioniera italiana, Cultiva, ora anche in Texas e in California si stanno iniziando ad installare le prime serre per produrre lattughe, erbe aromatiche e baby leaf.
“In questo, TAP KIT – spiega Avner Shohet (nella foto), il fondatore dell’azienda di Olesh, una moshav, comunità cooperativa del distretto centrale di Israele, a nord di Tel Aviv – rappresenta una soluzione ottimale perché è meno costosa delle altre soluzioni di coltivazione in serra e fuori suolo e permette veloci rientri dell’investimento dato che il costo per ogni modulo da 500 mq finito e già in produzione, è di 90 mila euro. Abbiamo già fatto due installazioni in Texas e ci aspettiamo riscontri anche dai produttori californiani”.
Nonostante i bombardamenti quotidiani, per la guerra appena scoppiata tra Israele e Palestina, e nonostante il cosiddetto ‘Iron dom’, lo scudo a cupola che protegge gli insediamenti israeliani, sia stato danneggiato, si continua a lavorare e produrre anche alla luce del fatto che, con l’80% della popolazione vaccinata, il Covid è diventato un problema praticamente alle spalle.
Tornando a TAP KIT, i tempi di installazione sono piuttosto veloci. I primi contatti con i produttori texani sono avvenuti quattro settimane fa e i siti sono già in fase di produzione. Ogni modulo da 500 mq è in grado di produrre dalle 8 alle 12 tonnellate di lattuga o erbe aromatiche. Il che significa che gli attuali 40 moduli TAP KIT già installati in tutti i continenti (due in Europa, in Svizzera e in Francia, quest’ultimo sarà inaugurato a giugno) stanno già producendo circa 400 tonnellate di lattuga a residuo zero anche se questi processi produttivi  non sono ancora considerati di IV Gamma e sulle buste c’è l’obbligo di riportate l’avvertimento: ‘Lavare prima dell’uso’.
“Siamo alla ricerca di investitori che vogliano entrare nella nostra società – sottolinea Shohet – perché il nostro obiettivo è espandere il network di installazioni TAP KIT in tutto il mondo. Non solo quelle modulari da 500mq ma anche quelle su larga scala che partono da 5mila mq di superficie”.
In questo tipo di produzione in serra, l’impatto energetico è piuttosto basso se si lavora in Paesi dal clima favorevole come le aree del mediterraneo, Texas, Filippine, Mauritius o Antille dove già ci sono istallazioni TAP KIT. I tunnel consentono una buona ventilazione per cui l’ambiente protetto non necessita di energia per l’aerazione. In questo caso il costo dell’energia incide per il 10%, ma può arrivare al 25% se la serra viene costruita in Paesi freddi. “TAP KIT – chiosa Shohet – funziona perfettamente con tutti i climi e in ogni location produce verdure di qualità che hanno una shelflife di due settimane, quindi pressoché doppia rispetto ai prodotti di IV Gamma. Il problema dei climi freddi è la necessità di riscaldare l’ambiente di coltura ma anche in questo caso bisogna tenere presente che si tratta di un maggior costo che va sostenuto solo per tre o quattro mesi l’anno”.
Intanto l’altra azienda di Shohet, 2bfresh, che produce microgreen innovative, ha appena iniziato ad esportare in Giappone. “Spediamo la merce via aerea – spiega Shohet – e al momento siamo gli unici esportatori di IV Gamma in Giappone insieme ad una compagnia olandese. Ci sono molti nodi burocratici e logistici da superare che rendono il processo molto complesso, ma abbiamo iniziato ufficialmente l’export anche grazie alla nostra esperienza ultradecennale. Da 11 anni, ad esempio,  mandiamo le nostre microgreen ad Hong Kong e in genere esportiamo in tutto il mondo. Uno dei mercati più difficili da penetrare è l’Unione Europea ma ci stiamo lavorando”.
Mariangela Latella