Dalle fiere di settembre una ventata di ottimismo sulla ripartenza

Si respira aria di ripresa o, come si usa dire, di ripartenza. Si muove il mercato. Il segnale arriva dalle fiere. A Cibus, che ha chiuso a Parma venerdì 3 settembre, c’è stata la metà dei visitatori abituali, ma, dati i tempi, è stato un successo: espositori, visitatori, organizzatori lo hanno vissuto così, hanno espresso un po’ tutti un parere positivo: “Finalmente ci siamo rivisti, ci siamo parlati di persona, abbiamo valutato nuove iniziative”. Questo il clima, confermato anche dagli organizzatori che proprio in questa edizione hanno lanciato il progetto Cibus International, fiera itinerante, da portare in giro per il mondo in collaborazione con l’ICE.
Oggi, martedì 7 settembre, mentre scriviamo, a Rimini si inaugura Macfrut, la piattaforma dell’ortofrutta italiana, anch’essa in presenza. E con un programma ricco di contenuti e di iniziative, lanciati da Cesena Fiera, l’organizzatore, ma spesso anche e soprattutto dagli espositori, che si sono espressi nei confronti della fiera con un interesse e una vivacità senza precedenti. Anche qui è possibile che il Covid ponga un certo freno ai visitatori, ma la fiera dà l’impressione di essere un contenitore ribollente di idee, il che, all’ortofrutta italiana, fa certamente bene.
Non fa in tempo a chiudere Macfrut, la sera di giovedì 9, che fin dal mattino parte a Bologna l’appuntamento principe del biologico italiano: il SANA, che durerà fino a domenica. E’ presto per dire che SANA sarà, ma dobbiamo tener presente che il lockdown duro del  2020 e le successive chiusure più morbide hanno fatto bene al cibo biologico, che ha segnato incrementi di consumo in tutte le sue articolazioni. Dunque quale occasione migliore di incontrarsi a Bologna per studiare la ripartenza, per sostenere un trend positivo anche nel cosiddetto “new normal”?
Non ci sono solo le fiere a soffiare sulla ripartenza. Ci sono le previsioni di una crescita del PIL nazionale, già quest’anno, che non si vedeva da moltissimo tempo, grazie alla sistemazione dei conti da parte di uno che li sa fare come il premier Draghi e all’ottimismo circa la capacità del suo governo di fare sintesi e ripartire i fondi europei nella maniera più appropriata per il benessere del Paese. La demagogia della politica non è stata messa da parte ma non è più la sola protagonista: stanno vincendo il pragmatismo e la concretezza, per il bene dell’economia e, di conseguenza, della società italiana. Così, nelle imprese, è tornato un clima di fiducia, anche se la bestia Covid non è ancora sconfitta.
Antonio Felice
direttore editoriale