La rucola della Piana del Sele vale 680 milioni. L’IGP può fare di più

L’obiettivo di Vito Busillo, presidente del Consorzio di Tutela della Rucola della Piana del Sele IGP, è quello di affiliare la totalità dei produttori dell’areale protetto dalla denominazione di origine nel giro di poco tempo ed arrivare a scalare il ranking europeo basato sul fatturato dei prodotti IGP, fino a rientrare tra i primi cinque insieme agli attuali ‘top four’, tutti made in Italy: Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e Aceto Balsamico di Modena.
Una sfida ambiziosa, considerando che attualmente la rucola della Piana del Sele, che è indiscutibilmente un’eccellenza made in Italy e unica nel suo genere tra le baby leaf sul mercato, è collocata al 311º posto di quel ranking. E considerato che al momento il Consorzio associa circa un quarto delle aziende del comparto.
“Una sfida ambiziosa ma che considero fattibile – ha detto Busillo nel viaggio stampa organizzato da Bonduelle agli impianti di rucola della Piana del Sele IGP, tutti compresi nei territori dei Comuni di Battipaglia, Bellizzi, Eboli, Pontecagnano-Faiano, Giffoni Valle Piana, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella e Capaccio-Paestum, tutti nella provincia di Salerno -. In questa direzione, gioca un ruolo determinante l’export e lo sviluppo di valore aggiunto. La certificazione IGP è solo l’inizio di un processo che potrebbe portare, stanti le proprietà indiscusse di salubrità, sapore e versatilità in cucina, di questa eccellenza made in Italy, ad una svolta di mercato importante”.
Le aziende iscritte al Consorzio sono un centinaio su 430 esistenti nel perimetro degli otto comuni. “Ma abbiamo da poco chiuso un’ultima acquisizione che porterà gli associati a 125 – precisa Busillo -. Sono risultati importanti se si considera che l’IGP è stata concessa da pochi mesi e che tutto il progetto è partito nel 2018, per giunta con il Covid in mezzo. L’ente ha un ruolo determinante nello sviluppo di un prodotto che vale 680 milioni di euro all’anno, con una produzione media pari a 400 mila tonnellate, il 73% circa del totale nazionale e che dà da lavorare a 4 mila persone”.
Allo stato attuale del mercato, la rucola – come in genere i prodotti di IV Gamma – ha toccato valori bassi a causa delle forche caudine che si creano in fase di distribuzione. La GDO ha una voce unica e indiscussa sulle quotazioni di mercato. Negli ultimi anni, per lo meno fino ad oggi, ossia alla vigilia del rinnovo annuale dei listini per il 2022, i prezzi sono sempre andati a peggiorare, senza tenere conto del decollo del prezzo delle materie prime alla produzione.  Oggi i bilanci delle aziende produttrici di IV Gamma puntano al pareggio, per dire, con magra consolazione, che è andata bene. Molte hanno i conti in rosso senza dimenticare quelle che, in questi due anni, si sono perse per strada (in tutta la Penisola), hanno chiuso o stanno per chiudere.
Per l’IGP della rucola della Piana del Sele si punta a trovare la quadra su un tavolo dedicato, quello del Consorzio di Tutela (in orbita Coldiretti) che ha l’obiettivo di promuovere e valorizzare il prodotto. “Abbiamo già proposto un progetto di promozione – spiega Busillo – partecipando ai programmi di finanziamento esistenti. Intendiamo partecipare a tutte le fiere più importanti e a Fruit Logistica di Berlino faremo un convegno dove si parlerà di filiera della rucola a 360º”.
Mariangela Latella

 

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