Vertical farming e riforma della IV Gamma. La parola a Giansanti

“La natura giuridica dell’attività di vertical farming potrà essere individuata solo nel quadro della riforma di IV Gamma. Dovrebbe essere definita agricola quella in cui il soggetto attuatore, l’imprenditore che gestisce la produzione, sia già un’azienda agricola, ad esempio una di quelle già esistenti di IV Gamma che decida di differenziare le proprie tecniche produttive introducendo tecnologie di vertical farming”.
Così Massimiliano Giansanti (nella foto), presidente di Confagricoltura, commenta il work in progress legislativo in atto, relativo alle produzioni verticali, alla vigilia della partenza per Bruxelles della bozza di decreto attuativo dell’art. 39 del Decreto Sostegni, dopo la supervisione interministeriale avvenuta nei giorni scorsi, e che di fatto modifica la legge sulla IV Gamma. Mancando quindi, solo l’ok da Bruxelles, la novella legislativa dedicata al vertical farming, condivisa da tutte le parti sociali, potrebbe entrare in vigore già nei primi mesi del 2022.
Il prossimo passo sarà la riforma della legge sulla IV Gamma – afferma Giansanti -, un atto necessario anche perché è una norma un po’ troppo datata, visti i grandi passi avanti della tecnologia”.
– Come commenta questo doppio binario legislativo che si sta realizzando tra regolamentazione del vertical farming e quella sulla IV Gamma?
“Stiamo parlando di due processi completamente diversi, che devono essere fortemente integrati per dare delle prospettive più ampie non solo al settore ortofrutticolo ma anche al consumatore. Dobbiamo tenere in conto le innovazioni tecnologiche portate da alcuni modelli di produzione alimentare e tenendo a mente che, per quanto ci riguarda, Confagricoltura dà casa sia ai produttori di vertical farming che a quelli di IV Gamma”.
– Come commenta la legge della Regione Lombardia che definisce per la prima volta la natura giuridica del vertical farming, inserendola tra le attività agricole?
“Credo che sia corretto dare un inquadramento giuridico al vertical farming e che questo vada fatto nel quadro della riforma della legge di IV Gamma. Questa tecnica innovativa deve avere un suo proprio regolamento”.
– Ma è d’accordo sulla definizione di attività agricola?
“È evidente che il vertical farming debba rientrare tra le attività agricole quando è espressione di un imprenditore agricolo. Diverso è il caso in cui l’attività sia gestita, ad esempio, da un fondo di investimento che, per definizione, non rappresenta un’attività agricola. Già oggi c’è una chiara dicotomia tra i trasformatori e confezionatori di IV Gamma, che appartengono al mondo industriale, e la parte agricola che rimangono uniti da un patto di filiera”.
– Quindi, in buona sostanza, dipenderebbe dalla natura dell’imprenditore  che avvia l’attività di vertical farming, la collocazione giuridica di questo modello produttivo che ben potrebbe rispondere a norme di diritto agrario, industriale oppure finanziario?
“Si”.
– Ma così non si rischia di creare delle discriminazioni di mercato sullo stesso tipo di prodotto con conseguenti disparità di trattamento?
“Se un imprenditore agricolo presenta un buon progetto di vertical farming, sono certo che non avrà difficoltà a trovare finanziatori”.
– Crede che il passo in avanti legislativo della Regione Lombardia possa andare ad ingrossare le fila del già enorme carico delle diatribe giudiziarie sulle competenze Stato-Regioni?
“Quella delle deleghe alle Regioni derivate dalla riforma del titolo V della Costituzione, è una questione annosa. Sarebbe opportuno rimettere mano ad una nuova riforma del titolo V anche, per quel che ci compete, in ambito agricolo ed agroindustriale”.
– Lei ha parlato di processi di integrazione produttiva e di mercato. Stante il progressivo deprezzamento dei prodotti di IV Gamma, non teme che l’aumento esponenziale della produzione possa amplificare ulteriormente questo effetto ‘collo di bottiglia’ del mercato?
“Penso che sia giusto che tutti, nessuno escluso, possano scegliere quale prodotto produrre e, dall’altro lato della medaglia, quale acquistare”.
– In termini di carbon footprint, esistono degli studi che mettono a confronto i due modelli produttivi (IV gamma e vertical farming) anche in funzione di possibili compensazioni dei crediti di carbonio lungo la catena di fornitura, dal campo alla tavola?
“Quello della carbon footprint è un tema molto attuale e riguarda tutti i tipi di produzione. Dal pieno campo alla serra, tutti i produttori stanno andando verso la direzione di una maggiore sostenibilità. Dalla Lombardia alla Campania c’è una grande attenzione all’ambiente e a quali siano le strade migliori da intraprendere. Del resto, è innegabile che l’Italia orticola abbia di fronte a sé un percorso importante per l’affermazione della propria leadership di mercato che la Spagna ci sta progressivamente togliendo”.
Mariangela Latella